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MobilitàLe auto elettriche possono stabilizzare la rete

08.04.22 - 11:00
Ricarica bidirezionale: la soluzione del futuro.
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Le auto elettriche possono stabilizzare la rete
Ricarica bidirezionale: la soluzione del futuro.
Se le batterie delle auto elettriche non si limitassero a ricevere energia ma potessero anche cederla, potrebbero contribuire alla stabilità della rete elettrica. Per ora la carica bidirezionale è solo un sogno ad occhi aperti ma qualcosa inizia a muoversi.

Le auto elettriche sono il trend del momento: sempre più svizzeri rinunciano alle auto con motore a combustione. Un numero maggiore di auto elettriche significa tuttavia un aumento del fabbisogno di elettricità e si teme che se troppe auto venissero caricate allo stesso momento potrebbe verificarsi un collasso della rete elettrica.

«La stabilità dipende non tanto dall’utilizzo totale quanto dal carico di punta», spiega Luca Castiglioni, responsabile del programma di ricerca per la mobilità dell’Ufficio federale dell’energia (UFE). Ma cosa succederebbe se le auto elettriche potessero invece aiutare a mantenere la stabilità della rete?

Sarebbe possibile: le parole magiche sono ricarica bidirezionale, Smart Charging e V2X, ossia «Vehicle to grid, home, ecc.». Invece di limitarsi a ricevere energia dalla rete, l’auto elettrica immette a sua volta elettricità nella rete nel caso in cui ci sia necessità e l’auto non venga utilizzata. «Il 95 per cento del tempo, le auto private restano parcheggiate», spiega Castiglioni.

Capacità enorme

Le batterie, in questo modo, fungono da cuscinetto: quando gli impianti solari ed eolici producono elettricità che non viene tuttavia utilizzata immediatamente, questa deve essere immagazzinata da qualche parte. Ad esempio nelle batterie delle auto elettriche che sono perfette come accumulatori intermedi: «un SUV con una capacità di 100 chilowattora può rifornire di elettricità un’economia domestica di quattro persone per una settimana», spiega Castiglioni. Nel 2030 sulle strade circoleranno più di un milione di auto elettriche (secondo le previsioni) che potranno immagazzinare e immettere nella rete fino a 10 gigawatt di elettricità: tre volte di più rispetto a tutte le centrali nucleari svizzere sommate.

La ricarica bidirezionale non è attualmente tenuta in considerazione ma tecnicamente tutte le auto elettriche potrebbero contribuire. «Molti produttori hanno però bloccato la possibilità», spiega Castiglioni. La paura? Le batterie potrebbero invecchiare precocemente. Nel frattempo, è stato però riconosciuto che il carico supplementare sarebbe minimo.

Come viene rimborsata l’immissione di elettricità?

Per far funzionare il concetto V2X ci vorrebbe molto di più: «anche le stazioni di ricarica e i gestori della rete dovrebbero partecipare», spiega l’esperto dell’UFE.
Non da ultimo, il V2X è anche una questione di economicità. I proprietari delle auto elettriche che pagano per l’elettricità e poi la immettono nella rete devono essere indennizzati. Ma a quale tariffa?

L’UFE partecipa attualmente a due progetti dimostrativi per il V2X. Con «V2X Suisse», il fornitore di carsharing Mobility gestisce 50 auto elettriche e 40 punti di ricarica bidirezionali. Il progetto permette di analizzare in che modo le auto elettriche contribuiscono alla stabilità della rete. «SunnYparc» a Yverdon-les-Bains riunisce un impianto fotovoltaico e 250 stazioni di ricarica (di cui 50 bidirezionali) in una microgrid che comprende diversi edifici. Oltre alle possibilità di stabilizzazione della rete, questo progetto ricerca anche lo Smart Charging e le tariffe di ricarica dinamiche.

«Il potenziale maggiore del V2X consiste nella stabilizzazione della rete elettrica», spiega Castiglioni. Il successo del V2X dipende dalla domanda degli utilizzatori. Castiglioni è convinto che tra cinque anni la ricarica bidirezionale sarà la normalità.
Invece di pesare eccessivamente sulla rete elettrica, le auto elettriche potranno contribuire ad alleggerire il carico.

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