Immobili
Veicoli

Innovazione & energia«Dobbiamo imparare ad avere torto»

05.10.22 - 11:00
È stato definito «Digital Jesus» e «Platone Rock’n’Roll».
Foto: Jeff Mangione
«Dobbiamo imparare ad avere torto»
È stato definito «Digital Jesus» e «Platone Rock’n’Roll».
Venerdì, Anders Indset sarà oratore ospite a Salon Public. Un’intervista su auto elettriche, digitalizzazione e futuro dell’umanità.

Noi siamo il futuro: la mobilità elettrica comincia a prendere davvero piede. Sarà dominante anche in futuro?

Anders Indset: quando si parla di automobili come soluzioni per la mobilità, i produttori puntano anche sulle celle di combustibile o parlano di un’era delle auto a idrogeno. Oltre alle forze di mercato e all’accesso alle risorse, un ruolo importante è svolto anche dalla velocità di sviluppo delle nuove tecnologie come, ad esempio, la prestazione delle batterie, la costruzione di strade con ricarica ad induzione o l’efficienza energetica dell’idrogeno. Tanto più aumenta la disponibilità ad investire in tecnologie e ricerca, tanto più saranno disponibili alternative nella fase attuale della svolta energetica.

Dove identifica i problemi per l’elettrificazione e la digitalizzazione?

I problemi maggiori sono la mancata comprensione della svolta e la scarsità di investimenti per le infrastrutture e la tecnologia negli ultimi decenni. A un certo meta-livello, si tratta dell’ultima malattia narcisistica dell’umanità causata dall’enorme ferita al nostro orgoglio.

Cosa intende per «malattia narcisistica»?

Si tratta della falsa credenza che possiamo sviluppare una ipertecnologica post-umana che potrà fare tutto meglio di quanto non lo faremmo noi. La sfida per la società sta nel fatto che la tecnologia sta diventando troppo avanzata ma noi non lo riconosciamo e, nel nostro inconsapevole aspirare a una «trasformazione digitale», non lo capiamo. Lo spostamento dell’autorità verso gli algoritmi è una nuova sfida per l’umanità. Questa interessa anche la guida autonoma.

La guida autonoma significa anche una perdita della libertà.

La mia personale forma di libertà significa non perdere tempo in colonna e in generale non possedere un’auto. Al giorno d’oggi, guidare è per molti un automatismo e il centro dell’attenzione è sempre più l’apparecchio che abbiamo tra le mani più che la strada. Non sono sicuro che «auto» oggi sia ancora sinonimo di libertà.

Quali sono le sfide maggiori per la guida autonoma?

Con la tecnologia disponibile, la guida autonoma sta diventando sempre più sicura. Poiché però sono in gioco vite umane, per gli algoritmi vige un regime di tolleranza zero verso gli errori. Occorre creare un quadro legale internazionale che deve essere adattato costantemente. In fin dei conti si tratta di una sfida filosofica con un’ottimizzazione verso il problema «migliore».

Digitalizzazione, la connessione tra i veicoli, la guida autonoma: come possiamo immaginare il traffico del futuro?

In uno scenario ideale, i veicoli del futuro saranno tutti identici. Esistono già concetti di forme perfettamente adatti. Porterebbe il grande vantaggio di poter scambiare dati in tempo reale attraverso un sistema centrale. La mobilità sarebbe quindi confinata all’interno di queste «scatole per gli spostamenti». Con gli attori di mercato attuali, questo scenario è davvero inverosimile. La svolta da motore e volante diventerà quindi un’ottimizzazione graduale che impiegherà decenni a realizzarsi.

I fulminei progressi della tecnologia potrebbero spaccare la società?

La tecnologia in sé non è un problema. Lo slancio per una sempre maggiore ottimizzazione porta però a una centralizzazione dell’economia e della tecnologia di cui solo alcune parti della popolazione approfittano in maniera sproporzionata. Il problema è per prima cosa una mancanza di comprensione di base economica, ecologica e soprattutto tecnologica per creare al momento giusto le necessarie condizioni quadro. Dobbiamo comprendere la svolta e sviluppare uno sguardo olistico sullo sviluppo della società di domani.

Come si modificherà l’autocomprensione degli esseri umani mediante questo sviluppo?

Si tratta di ottimizzazione e conoscenza assoluta. Nella nostra vita abbiamo adattato un sistema di pensiero binario in cui tutto viene concepito solo come 0 o 1, la mia opinione contro la tua opinione. Abbiamo perfezionato l’«arte di avere ragione». Siamo quindi sempre più intrappolati nella nostra personale autocomprensione. Dobbiamo quindi imparare l’«arte di avere torto».

Come possiamo riuscirci?

L’autocomprensione deve essere affrontata con una missione educativa o, per dirla in modo diverso, con una nuova comprensione. Questo crea un’apertura per nuove e migliori idee. Solo quando riusciremo a liberarci della nostra autocomprensione potremo creare una società della mente. È una condizione essenziale per progressi della tecnica di cui tutti possano approfittare.

La tecnologia può salvarci da questo pasticcio?

La tecnologia può salvarci. Ma solo quando riusciremo a concepire meglio il problema e a comprenderlo nella sua interezza. Il nostro obiettivo non è risolvere i problemi nella loro assolutezza ma mirare sempre a problemi migliori.

Dove vede le maggiori opportunità e i maggiori guadagni?

Le strade e la nostra mobilità diventano sempre piè efficienti e sicure. I maggiori beneficiari sono i produttori di automobili che dispongono di ottime basi per la ricerca e lo sviluppo. I migliori prodotti verranno verosimilmente realizzati da coloro che oggi hanno la necessaria fiducia per effettuare investimenti e per stabilire una nuova cultura delle prestazioni. È triste però vedere come oggigiorno sono le regioni più sviluppate del mondo ad approfittare maggiormente di questi sviluppi tecnologici. Il divario tra ricchi e poveri aumenta costantemente.

Quali sforzi sociali sono necessari oltre alle soluzioni tecnologiche?

La velocità aumenta, abbiamo bisogno di gente d’azione: non è importante solo il raggiungimento di obiettivi assoluti ma l’agire in sé. La disponibilità all’apertura e la voglia di scoprire la verità sono le basi per la continuazione della vita organizzata in società, con o senza tecnologia.

Anders Indset
Il norvegese Anders Indset è considerato la rockstar della filosofia economica. Ha pubblicato tre bestseller sul tema dell’economia («The quantum economy»), della digitalizzazione («Wild knowledge») e delle più brucianti questioni della società («Das infizierte Denken») ed è attualmente lo speaker più richiesto in Europa. Indset parlerà durante Salon Public il 7.10 all’hotel Schweizerhof di Lucerna sul tema delle auto del futuro e sabato 8.10 al Kaufleuten di Zurigo sul tema della digitalizzazione, delle blockchain e di come i computer quantistici cambieranno il mondo.

Salon Public
Il festival delle scienze Salon Public si è tenuto per la prima volta nel 2017. Seguendo il motto «menti intelligenti spiegano il mondo», prominenti scienziati e altre menti brillanti spiegano i concetti come «digitalizzazione», «guida autonoma» o «intelligenza artificiale». Al festival di quest’anno, che si terrà il 6 e 7 ottobre all’hotel Schweizerhof di Lucerna e l’8 ottobre al Kaufleuten di Zurigo, sono invitati ad esempio Peter Sloterdjik e Anders Indset.

NOTIZIE PIÙ LETTE