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Innovazione & energiaGli impianti solari sono i meno pericolosi per la biodiversità

19.07.22 - 11:35
Sembrano assolutamente inconciliabili: l’installazione di nuovi impianti a energie rinnovabili e la biodiversità.
Foto: Getty
Gli impianti solari sono i meno pericolosi per la biodiversità
Sembrano assolutamente inconciliabili: l’installazione di nuovi impianti a energie rinnovabili e la biodiversità.
«Non proprio», spiega l’Alleanza Ambiente. Ecco perché ha lanciato una campagna di chiarificazione.

La situazione è complessa: tutti vorremmo che gli impianti per la produzione di energie rinnovabili spuntino come funghi in tutto il territorio. Ma non appena viene installata una turbina eolica da qualche parte, ecco che c’è chi oppone resistenza: si alza un polverone a difesa del paesaggio, della natura e degli animali e si parla di deturpamento del paesaggio e di minaccia alla biodiversità.

Difficile dibattere sul primo punto: la bellezza sta negli occhi di chi guarda. La situazione è però diversa per quanto riguarda la biodiversità. Un tempo, soprattutto per la costruzione di centrali idriche, si prestava ben poca attenzione alla fauna ittica: i fiumi venivano deviati, bloccati o inondati a piacimento per produrre elettricità.

Secondo il WWF, è per questo motivo che 2700 chilometri di fiumi svizzeri sono in secca e il 60 per cento delle specie indigene di pesci e crostacei sono estinti o a rischio di estinzione.

Gli impianti solari non presentano alcun problema

La protezione della biodiversità e lo sviluppo delle energie rinnovabili sono quindi completamente agli opposti? Niente affatto, dichiara l’Alleanza Ambiente costituita dalle associazioni ambientali Greenpeace, BirdLife, SES, ATA, Pro Natura e WWF.
Ora serve visibilità, come dimostra la nuova campagna di chiarificazione «Approvvigionamento energetico sicuro in Svizzera 2035».

La priorità va accordata allo sviluppo del fotovoltaico poiché questa forma di energia offre il maggior potenziale per la produzione di elettricità e i minori rischi per la fauna e la flora. «Il fotovoltaico installato su strutture già esistenti non presenta alcun effetto negativo per la biodiversità», scrive il WWF in risposta alla domanda.

Anche installati su superfici libere gli impianti fotovoltaici sono più sicuri rispetto a centrali eoliche e idriche. Le superfici non impermeabilizzate andrebbero tuttavia edificate solo laddove i conflitti sono minimi. Si potrebbe ad esempio autorizzare la costruzione per discariche, ponti di pietra o distese d’acqua artificiali.

Rinnovare le centrali idriche invece di costruirne di nuove

Anche la produzione di elettricità grazie alle centrali eoliche è possibile ma il contributo alla svolta energetica è limitato e soprattutto gli impianti più grandi causano importanti conflitti. Le aree con un potenziale eolico maggiore sono anche quelle con un’elevata biodiversità: le località più indicate, «dopo accurata chiarificazione», sono il Giura e, in misura minore, le Prealpi. Entro il 2035, esiste il potenziale per edificare da 215 a 310 turbine per una potenza di 3,1 terawattora.

Per le associazioni ambientali, la costruzione di nuove centrali idriche è invece meno sensata. «Il potenziale è già sfruttato al 95 per cento», scrive il WWF. In questo caso, la biodiversità dovrebbe avere la priorità: meglio puntare sul risanamento ecologico e l’ottimizzazione delle centrali esistenti.

L’alleanza identifica un altro grande potenziale per la protezione della biodiversità nella prevenzione dello spreco di energia da parte dei consumatori: «il chilowattora più green è quello che non viene prodotto», scrive il WWF. In questo modo sarebbe possibile costruire meno centrali elettriche.

«La crisi climatica e della biodiversità sono due lati della stessa medaglia», spiega il WWF. Entrambe queste crisi possono essere superate solo lavorando insieme.

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