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Innovazione & energiaI rifugiati aiutano a portare avanti la svolta energetica

15.07.22 - 15:18
In Svizzera manca personale qualificato per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Foto: Helion
I rifugiati aiutano a portare avanti la svolta energetica
In Svizzera manca personale qualificato per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Le lacune esistenti possono essere colmate anche grazie ai rifugiati: il programma di integrazione «Refugees go Solar+» mostra come funziona.

In Svizzera mancano attualmente specialisti in ogni campo e settore. In particolare, mancano lavoratori specializzati nel settore dell’energia per quanto riguarda le energie rinnovabili. Secondo l’associazione settoriale Swissolar, solo per l’installazione degli impianti fotovoltaici mancano più di 20 000 specialisti.

«Nel settore lavorano attualmente circa 7600 persone ma entro il 2050 diventeranno oltre 28 000», spiega Noah Heynen, CEO dell’impresa energetica Helion. Nei prossimi anni, ogni anno dovranno essere assunte circa 1600 persone: per il settore è una sfida enorme. La sola Helion assume attualmente fino a venti nuovi collaboratori ogni mese.

In parte è un problema ci siamo creati da soli. Solo dal 2024 il settore offrirà finalmente un’apposita formazione di esperto di energia solare con attestato federale di capacità. Ci siamo accorti troppo tardi della velocità a cui avanzava lo sviluppo delle energie sostenibili. «Prendiamo persone da altre professioni e le formiamo», spiega Heynen. Come esempio cita professioni in qualche modo correlate come costruttori di tetti o installatori elettricisti ma anche persone che arrivano da settori completamente diversi come meccanici di auto.

Rifugiati come installatori

Tuttavia, non tutti coloro che lavorano per montare un impianto solare su un tetto devono al contempo essere specialisti. Per molti lavori sono sufficienti persone con una buona manualità e una semplice formazione di base. Ecco dove entra in gioco il programma di integrazione «Refugees go Solar+»: i rifugiati aiutano ad installare impianti solari.

«Refugees go Solar+» è stato creato dalle organizzazioni non-profit Root & Branch e Solafrica in collaborazione con Swissolar. Molte imprese energetiche hanno partecipato, tra cui 3S Solar Plus, Clevergie, ISP Electro Solutions e Helion.

«Da noi i rifugiati svolgono dapprima una fase introduttiva che dura da uno a tre mesi», spiega Heynen di Helion. Una conoscenza tecnica di base è un vantaggio ma serve soprattutto tanta buona volontà. Dopo la fase introduttiva segue un apprendistato di sei mesi durante i quali imparano a lavorare all’installazione.

L’obiettivo? Un impiego fisso. Heynen: «entro la fine del 2022 conto di assumere cinque nuovi impiegati con posto fisso.»

Un doppio vantaggio

I risultati sono finora «estremamente soddisfacenti», spiega Heynen. Helion lavora da molti anni con i rifugiati. E non si tratta solo di affari: mentre delle persone in difficoltà ottengono nuove prospettive professionali, anche il modo di pensare degli impiegati fissi di Helion cambia. «Molti vogliono aiutare», spiega. Da questa collaborazione sono nate anche tante amicizie private.

In generale, Heynen non vede un futuro così nero per il mercato del lavoro come profetizzato finora. Le giovani generazioni in particolare vogliono soprattutto contribuire a fare qualcosa di significativo. Ma: «noi lavoratori dobbiamo coprirci le spalle a vicenda per smontare le vecchie strutture militariste», spiega.

Tutti questi sforzi uniti (la nuova offerta di formazione, i programmi come «Refugees go Solar+» e offerte moderne di lavoro) faranno sì che la mancanza di forza lavoro venga superata. Heynen: «Sono sicuro che supereremo anche questa crisi.»

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