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20.08.2020 - 11:070

Cinque domande sull’alimentazione sostenibile

Per quanto riguarda l’alimentazione, non c’è un vero consenso su cosa è meglio fare per proteggere il pianeta. In questo articolo vi presentiamo le informazioni più importanti.

Sul tema dell’alimentazione sostenibile, le opinioni divergono in maniera importante. Anche molti esperti di sostenibilità non sono concordi riguardo ai fattori che influenzano in misura maggiore la valutazione ecologica. Dovremmo mettere in primo piano le emissioni di CO2 e gas serra generate durante la produzione? Che ruolo ha il consumo di acqua? Quanto è importante il benessere degli animali e la biodiversità? E per quanto riguarda sostanze chimiche, pesticidi e antibiotici? Per queste domande non esiste un’unica risposta valida e ogni consumatore dovrà prendere una decisione da sé ogni giorno.

È molto difficile quantificare in maniera precisa il bilancio ecologico di un alimento. L’ecobilancio calcola quanto pesano sull’ambiente la coltivazione, il trasporto, la preparazione e l’immagazzinamento di un alimento. Per calcolare gli aspetti ambientali legati all’intero ciclo di vita servono spesso cifre e informazioni che non si trovano sull’imballaggio e possono essere rintracciate solo con grande fatica. Inoltre, i metodi di produzione possono essere molto differenti a seconda del produttore. Gli esperti concordano però su alcuni punti ed esistono linee generali per un’alimentazione sostenibile. Qui di seguito risponderemo a cinque domande in merito.

A cosa dovrebbero prestare attenzione i consumatori attenti all’ambiente per l’acquisto di generi alimentari?

Circa un terzo dell’impatto ambientale legato ai consumi in Europa è causato dall’alimentazione. La produzione costituisce la parte più importante. Imballaggio, trasporto, immagazzinamento, preparazione e smaltimento incidono generalmente in misura minore. L’allevamento di animali da reddito pesa in maniera particolarmente significativa sull’ambiente: consuma moltissime risorse e causa una quantità decisamente maggiore di emissioni di gas serra rispetto alla coltivazione di alimenti vegetali. Secondo il WWF, le proteine animali sono responsabili di quasi la metà dell’impatto ambientale causato dall’alimentazione. Un menu vegetariano pesa tre volte meno sull’ambiente rispetto a un pasto a base di carne. L’alimentazione vegana è ancora migliore. L’impronta ecologica di un cittadino svizzero medio nel settore dell’alimentazione verrebbe ad esempio ridotta del 24 per cento passando all’alimentazione vegetariana. Rinunciando completamente ai prodotti di origine animale, diventando quindi vegani, l’impronta dell’alimentazione si ridurrebbe del 40 per cento. Gli alimenti vegetali sono quasi sempre migliori per l’ambiente rispetto alle proteine animali. Chi consuma regolarmente carne, latte e uova può quindi dare un contributo importante alla protezione dell’ambiente e del clima. Anche comprare prodotti regionali fa la differenza: il bilancio ecologico ed energetico dei prodotti regionali e di stagione è generalmente molto migliore rispetto a quello degli alimenti importati.

Infine, è importante ricordarsi di dare il giusto valore agli alimenti. Circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti in Svizzera viene gettato nella spazzatura prima di finire nel piatto. Ciò corrisponde ogni anno a circa due milioni di tonnellate di alimenti. Gettando alimenti perfettamente integri nella spazzatura, vengono utilizzate inutilmente o gettate via risorse limitate come acqua, suolo e vettori energetici fossili. Al contempo, la domanda sul mercato, che aumenta a causa dello spreco, restringe l’offerta di alimenti. Tutto ciò mentre la sicurezza alimentare di molte persone non è garantita. I consumatori dovrebbero quindi acquistare solo ciò che sono sicuri di consumare. Gli avanzi possono essere facilmente riutilizzati in modo da non gettare alimenti preziosi.

Cosa influenza maggiormente l’ecobilancio degli alimenti?

Uno degli aspetti più importanti della valutazione ecologica di un prodotto è l’energia grigia. L’energia grigia di un alimento è la quantità di energia utilizzata durante tutto il ciclo di vita del prodotto. Si nasconde ad esempio nel fabbisogno di calore o elettricità per la produzione e la lavorazione di un alimento, nel carburante utilizzato per il trasporto, nell’imballaggio e nel fabbisogno di calore ed elettricità per lo stoccaggio, la vendita e la preparazione. Oltre ai produttori, anche i consumatori contribuiscono a definire il bilancio energetico degli alimenti scegliendo il mezzo di trasporto per recarsi al negozio o al mercato, il luogo dell’acquisto, la modalità di conservazione e le possibilità di utilizzo del prodotto.

Ad esempio per quanto riguarda la carne, l’energia grigia è costituita dall’energia totale utilizzata per la produzione del mangime per gli animali, dal consumo di carburante per il trasporto con i camion, dal consumo di elettricità per il mattatoio e per la conservazione della carne nelle celle frigorifere, per l’immagazzinamento e per la produzione di plastica per gli imballaggi, dal fabbisogno di elettricità per l’illuminazione e per i frigoriferi per la vendita al dettaglio, per la produzione di carbonella per il grill e per lo smaltimento dell’imballaggio. La maggior parte dell’energia viene generalmente consumata per la coltivazione del mangime per gli animali. Per allevare un vitello di circa 200 chili di peso vivo, sono necessarie quasi due tonnellate di latte e fieno.

L’alimentazione vegana è migliore per l’ambiente in tutti i casi?

Come spiegato in precedenza, la carne nasconde molta più energia grigia rispetto agli alimenti vegetali. Questa differenza è da ricondurre principalmente al grande consumo di risorse legato all’allevamento degli animali. La Svizzera importa ogni anno oltre un milione di tonnellate di mangime di cui 300 000 tonnellate di soia proveniente, per la maggior parte, dal Brasile. Secondo uno studio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, l’allevamento intensivo di animali da reddito è responsabile di circa il 15 per cento di tutte le emissioni di gas serra a livello mondiale. Anche se la maggior parte dei prodotti sostitutivi della carne è prodotta con la soia, la stragrande maggioranza della soia prodotta a livello mondiale viene utilizzata come mangime per gli animali da reddito. I piatti di carne sono quindi chiaramente peggiori per l’ambiente rispetto agli hamburger di soia e simili. I legumi come fagioli e lenticchie contengono molte più proteine per cento grammi rispetto alla carne e la coltivazione dei legumi fissa l’azoto atmosferico nel terreno. In questo modo è possibile ridurre l’impiego di concimi sintetici cha danneggiano l’ambiente e il clima.

Per contribuire alla protezione dell’ambiente e del clima non è necessario seguire una dieta completamente vegana ma sicuramente non è una brutta idea ridurre il consumo di proteine animali. Carne, latte e uova dovrebbero essere consumate in maniera consapevole e gli alimenti dovrebbero provenire preferibilmente da fattorie bio della regione. Le alternative vegane non sono tuttavia sempre più sostenibili dei prodotti animali: molti vegani utilizzano il latte di mandorla invece del latte vaccino ma la coltivazione delle mandorle consuma moltissima acqua e il lungo trasporto verso la Svizzera è altrettanto problematico. Anche i superfood offerti in molti ristoranti e negozi vegani come la quinoa o le bacche di acai o di goji sono spesso tutt’altro che super per l’ambiente a causa del dissodamento di enormi superfici e dei lunghi trasporti.

Quali vantaggi hanno frutta e verdura regionali oltre alla protezione dell’ambiente e del clima?

Gli alimenti regionali e di stagione contengono molte più vitamine e sostanze nutritive rispetto ai prodotti importati. Gli alimenti freschi che provengono da Paesi lontani perdono molte sostanze nutritive importanti durante il trasporto a causa dell’azione della luce, dell’ossigeno e del calore.
Accorciando i tempi di trasporto degli alimenti vegetali è possibile mantenere intatta una quantità maggiore di vitamine. Inoltre, se frutta e verdura vengono coltivate in serre nei Paesi caldi, a causa del clima caldo e umido dovranno essere trattate con una quantità maggiore di prodotti fitosanitari e quindi presenteranno più residui di sostanze nocive rispetto ai prodotti locali.

I prodotti regionali sono sempre più sostenibili rispetto agli alimenti importati?

La regola generale secondo la quale i prodotti regionali sono più sostenibili non dovrebbe essere accettata senza condizioni: se frutta e verdura vengono prodotte in serre riscaldate, l’energia per il riscaldamento costituisce la maggior parte dell’energia consumata lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. La valutazione ecologica di pomodori, cetrioli e altre verdure coltivate in Svizzera al di fuori della stagione naturale in serre riscaldate a nafta è quindi peggiore rispetto agli stessi prodotti coltivati in campo aperto nel sud dell’Europa. Il trasporto con i camion pesa meno sul bilancio rispetto al riscaldamento delle serre.

 

#NOISIAMOILFUTURO
Il movimento nazionale #NOISIAMOILFUTURO è sostenuto da rinomate imprese svizzere e da SvizzeraEnergia. L’obiettivo è invogliare la popolazione svizzera ad organizzare le proprie giornate in maniera più efficiente dal punto di vista energetico e ad impegnarsi attivamente per i temi dell’energia e della protezione del clima. In qualità di partner media, 20 Minuti sostiene #NOISIAMOILFUTURO con approfondimenti, reportage e quiz.


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