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24.02.2015 - 18:100

Legge sul Gran Consiglio, passa la revisione

Al termine di una lunga, articolata e a tratti polemica discussione, il Parlamento ha dato l'ok

BELLINZONA - È iniziata la seconda giornata della sessione di febbraio del Parlamento ticinese. Ha aperto i lavori il dibattito sulla nuova Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato.

La Commissione speciale che ha studiato la revisione "reputa senz’altro utile offrire già ora ai deputati che andranno a costituire il Gran Consiglio nella prossima legislatura, nonché a tutti gli altri potenziali utenti, un testo di legge più fruibile dal profilo della sistematica, della chiarezza espositiva e dell’attualità delle disposizioni in esso contenute". La revisione apporta delle modifiche e dei chiarimenti su articoli che davano adito a diverse interpretazioni. Alcune lacune sono state colmate, e sono previste novità per migliorare il lavoro del Legislativo cantonale, rendendo più snello il lavoro e tagliando i tempi di evasione degli atti.

Il PLR è favorevole alla revisione della legge, "uno strumento indispensabile per un corretto funzionamento delle nostre istituzioni", ha osservato il deputato Andrea Giudici. La composizione delle commissioni parlamentari non verrà affrontata in questa revisione, dati i tempi troppo stretti prima del rinnovo del Gran Consiglio. Tra i temi trattati, quello del conflitto d'interesse e l'abbandono delle elezioni tacite, che saranno abolite.

Anche per la Lega dei Ticinesi la revisione ha portato una maggior chiarezza. Angelo Paparelli ha ringraziato coloro che hanno lavorato alla revisione: i membri della Commissione speciale, i segretari del Gran Consiglio (l'attuale e il suo predecessore) e i vari consulenti giuridici, tra i quali il compianto Michele Albertini.

Il gruppo socialista ha condiviso la revisione "e ritiene opportuno che la commissione speciale prosegua il suo lavoro di ulteriore approfondimento", spiega Pelin Kandemir Bordoli. "Nella prossima legislatura bisogna rivedere il funzionamento delle Commissioni permanenti e di quelle speciali". Piace al PS anche la riduzione del tempo di parola per le dichiarazioni di voto (da 2 minuti a 1 minuto), "misura che consente di ottenere il risultato di voto in maniera più efficace".

Michela Delcò Petralli avrebbe preferito "una revisione più coraggiosa e moderna: lo vedo soprattutto nella limitazione del tempo di parola". Sembra quasi che "il Parlamento tema sé stesso", ha osservato la deputata dei Verdi, che ha portato comunque il sostegno del gruppo - con la condizione di riprendere i lavori in autunno. Il sistema delle commissioni va rivisto, ha aggiunto la granconsigliera: "Serve uno strumento che le obblighi a decidere in tempi rapidi (e non a decidere di non decidere)". Le commissioni dovrebbero avere più potere, e ne servirebbe una per l'economia e il lavoro, e una che si occupi di mobilità e territorio. Anche il numero dei commissari andrebbe ridotto: "le maggioranze si fanno in plenum, e non in Commissione". Il Parlamento, infine, deve ricevere informazioni chiare e precise da parte del Governo su casi specifici, come avviene a Berna durante l'Ora delle domande.

L'UDC ha apprezzato le modifiche uscite dalla Commissione, specialmente la cancellazione dell'elezione tacita per le nomine di competenza del Gran Consiglio.

Posizione contraria quella dell'MPS-PC. Varie ragioni hanno fatto pendere Matteo Pronzini dalla parte del no: "Si tenta sempre di più di avere dei deputati di serie A e di serie B", e non si rispettano le persone elette dal popolo. Pronzini concorda con Delcò Petralli, che aveva detto che pochi deputati, in commissione, sanno di cosa si sta parlando. "Un'affermazione grave, ma mi sarei aspettato che, se non fosse vero, qualcuno avrebbe avuto di che protestare". Secondo Pronzini la revisione non cambierà granché la situazione attuale.

L'indipendente Sergio Morisoli è del parere che la commissione abbia fatto un buon lavoro "che va a regolare le regole del gioco", e ha spiegato che avrebbe dato il suo voto favorevole - tranne a uno - agli emendamenti proposti dai granconsiglieri. Unica nota stonata: non si è osato rivedere le commissioni, e apprezza la proposta di crearne una dedicata all'economia e al lavoro. "Dobbiamo imparare dalla realtà, e capire quali sono quelle più adatte da fare".

Il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli ha rilevato che il confronto tra il Governo e la commissione speciale è stato utile, e ha approvato le migliorie.

Il relatore, l'esponente PPD Fabio Bacchetta-Cattori, ha affermato: "Completiamo quella che era la prima tappa, dopo che nella precedente legislatura abbiamo voluto rivedere lo svolgimento dei lavori del Gran Consiglio. A livello di tempistica e di razionalizzazione dei lavori, c'è stato un chiaro miglioramento". "Ci siamo limitati a rivedere le norme che regolano il Gran Consiglio come tale", ha aggiunto il deputato, mentre quelle riguardanti le commissioni saranno oggetto dei lavori della terza tappa. Il gruppo popolare-democratico ha aderito.

Voto ed emendamenti - L'entrata in materia è stata approvata con 65 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti. È seguito il voto dei singoli articoli e dei vari emendamenti presentati. Il primo, presentato da Matteo Pronzini (MPS-PC), chiedeva che un deputato possa avere accesso alla documentazione commissionale. Il relatore Bacchetta-Cattori ha spiegato che i documenti sono accessibili a partire dalla fine dei lavori della commissione, e aveva invitato a respingere l'emendamento. "Non prendiamoci in giro" ha replicato Pronzini: "Ho richiesto più volte la documentazione, e non mi è mai stata data". L'emendamento Pronzini è stato bocciato con 54 voti contrari, 18 favorevoli e 3 astensioni.

Alex Pedrazzini (PPD) aveva presentato un emendamento in merito alla diffusione del contenuto dei suoi rapporti. L'esponente popolare-democratico aveva chiesto che ciò sia possibile solo dopo un voto all'unanimità della commissione. Bacchetta-Cattori aveva invitato a respingere la proposta, per non dare "una sorta di un diritto di veto" a un singolo membro. Al termine di un intenso e a tratti acceso dibattito, l'emendamento è stato bocciato con 37 voti contrari, 36 favorevoli e 3 astenuti. È nato un caso sul 'mancato voto' di Alex Pedrazzini, che aveva (ovviamente) votato a favore dell'emendamento e aveva portato la situazione alla parità. Il voto è giunto dopo il termine della votazione elettronica, e non è stato ritenuto valido dal Presidente del Gran Consiglio Gianrico Corti. "È una vergogna", ha dichiarato la deputata PLR Giovanna Viscardi. "Non mi esprimo", ha replicato seccamente Corti.

Manuele Bertoli aveva presentato poi un emendamento a nome del Consiglio di Stato, nel quale si chiedeva di mantenere la prassi di trasmettere i documenti al Governo. Anche in questo caso il relatore aveva invitato a bocciare la proposta. Il Gran Consiglio ha bocciato l'emendamento con 41 voti contrari, 21 favorevoli e 5 astenuti. Un secondo emendamento del Consiglio di Stato chiedeva d'introdurre la possibilità per il Cancelliere in caso di dossier legati alla Cancelleria. La Commissione speciale aveva chiesto di approvare l'emendamento, e il Parlamento lo ha fatto con 64 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.

Un secondo emendamento di Pedrazzini (PPD) chiedeva di lasciare la possibilità di stabilire l'ordine del giorno sulla base delle priorità. La Commissione speciale ha invitato ad approvare, così il Gran Consiglio ha dato il via libera con 63 voti favorevoli, 2 contrari e nessun astenuto.

Un emendamento di Sergio Morisoli (Indipendente) sulla discussione del piano finanziario e le linee direttive è stato bocciato con 40 voti favorevoli, 22 contrari e 3 astensioni.

Luca Pagani (PPD) aveva illustrato un emendamento che prevede una modifica sull'ordine d'intervento durante i dibattiti. "Spesso accade che i portavoce dei gruppi si sentano in dovere d'illustrare i contenuti dei messaggi". Pagani chiede che il relatore possa intervenire per primo, "spiegando una volta per tutte l'oggetto in discussione", e lasciando solo le considerazioni politiche ai vari esponenti dei gruppi. Il Parlamento ha approvato l'emendamento con 49 sì, 18 no e 4 astenuti.

La discussione delle trattande e le possibilità di dibattito sono state al centro del doppio emendamento di Franco Celio (PLR), che ha chiesto di stralciare l'opzione del dibattito ridotto, e di rendere obbligatorio il dibattito libero nelle modifiche costituzionali. La soppressione del dibattito ridotto è stata bocciata con 37 voti contrari, 20 favorevoli e 5 astenuti. La proposta sul dibattito libero è stata invece approvata, dopo il preavviso favorevole della Commissione speciale, con 61 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto.

Sempre Celio ha proposto di aggiungere, dopo la votazione sul complesso, se intende chiedere una seconda lettura. "Una proposta formale, ma importante sul lato simbolico". Il Parlamento ha approvato con 61 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astenuto. Una continuazione logica del precedente emendamento è quello presentato sempre da Celio, riguardante l'articolo 142. Il Gran Consiglio ha detto sì con 63 voti favorevoli e 1 astenuto.

Si è anche votato su un articolo che prevede il voto manifesto, salvo i casi di scrutinio segreto: 58 i favorevoli, 0 i contrari e 2 gli astenuti.

La legge è stata approvata, dopo una discussione durata tutto il pomeriggio, con 49 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astenuti.

 

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Ultimo aggiornamento: 2018-01-18 16:34:30 | 91.208.130.86