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LUGANO
13.09.2017 - 07:080

Sfruttamento ai fornelli, carcere ed espulsione

I due impiegavano manodopera in nero in diversi locali. Scontata la pena dovranno lasciare la Svizzera per 7 anni

LUGANO - Usura aggravata commessa per mestiere, incitamento all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale per indebito profitto e impiego di stranieri sprovvisti di permesso. Sono questi i principali capi d’accusa - tutti ammessi - imputati alla coppia di ristoratori condannata martedì presso la Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Marco Villa. Lo rendono noto diversi media ticinesi.

I due - lui cittadino bengalese di 53 anni, lei cittadina rumena 34enne - erano soliti assumere gerenti fittizi, camerieri e collaboratori in nero, sfruttando il loro stato di bisogno e corrispondendo retribuzioni ben al di sotto di quanto imposto dal contratto collettivo del settore. Una situazione «odiosa» - come descritta dalle parole del giudice Villa - che ha spinto alcune delle vittime a rivolgersi ai sindacati, rivelando «l’ignobile» dietro le quinte nella gestione dei diversi esercizi pubblici coinvolti a Bellinzona, Lugano e Chiasso.

La coppia - lui condannato a 36 mesi e lei a 30, dei quali solo 10 da scontare per entrambi, con il resto sospeso condizionalmente per tre anni - concluderà il periodo di carcerazione tra circa un mese. Dopodiché, oltre al pagamento di una pena pecuniaria, entrambi saranno espulsi dal territorio elvetico per un periodo di 7 anni.

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Ultimo aggiornamento: 2017-11-20 02:47:20 | 91.208.130.87