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CANTONE
14.09.2017 - 06:000

«Davanti alla multa ridono, tanto la paga lo Stato»

Allevatori che violano ripetutamente i principi della protezione degli animali: «Ci mettono tutti in cattiva luce, sono dei parassiti»

LUGANO - Una decina di vacche si ammucchiano in un angolo del recinto, perché il resto non è che una piscina di fango ed escrementi. È ciò che ci siamo trovati di fronte in un’azienda del Mendrisiotto segnalataci da alcuni lettori. Uno spettacolo certo non bello, ma il peggio è altro: l’allevatore sembra essere un recidivo. Già in passato vi sono stati interventi delle autorità preposte.

Dall’Ufficio del veterinario cantonale non rilasciano commenti sui casi puntuali, non nascondono però l’esistenza di casi di recidiva in Ticino: dopo i controlli la situazione migliora per qualche tempo per poi riaggravarsi e bisogna ricominciare da capo. «In mezzo a molti bravi allevatori», ci dicono invece dalla Spab di Bellinzona, «vi sono una decina di casi di questo tipo» e ci snocciola anche i nomi, tanto son sempre loro. Il presidente Emanuele Besomi ha anche una tesi sul perché sia così difficile correggere queste situazioni: «Quando ricevono una multa se la ridono, tanto gliele paga lo Stato, con i sussidi». Le multe, infatti, possono raggiungere i 20mila franchi, ma nella pratica sono sempre molto più basse. Dall’altro lato, invece, contadini e allevatori ticinesi ricevono ogni anno 40 milioni di franchi in pagamenti diretti. Va però sottolineato che l'azienda in questione di questi sussidi non ne percepisce.

Per chi però li riceve, una soluzione vi sarebbe: l’Ordinanza sui pagamenti diretti, infatti, prevede tagli fino al 50% (illimitate per i recidivi) del contributo per chi infrange la legge sulla protezione animali. Ma è una soluzione che sembra poco sfruttata nel 2015 le decurtazioni sono state di soli 100mila franchi (e contemplano anche altre infrazioni, in particolare quelle burocratiche, e non solo nel settore dell'allevamento). Insomma, la legge dice: o ti comporti bene o soldi dallo Stato non ne prendi, la pratica sembra mostrare altro. Altri cantoni, invece, come Obvaldo, Argovia, Appenzello e Zurigo, sono più severi: a chi non rispetta le regole portano via cifre attorno all’1% del totale dei pagamenti diretti, cinque volte quanto fa il Ticino.

«Generalizzare è brutto e anche difficile», ci dice Ezio Pedrini, presidente della Federazione ticinese consorzi allevamento bovini bruni. «Ma oggi la passione conta sempre meno, i contributi sempre più. Così in alcuni, pochi, casi c’è un degrado della situazione: sono dei parassiti», continua Pedrini. «È un peccato, perché mettono in cattiva luce tutta la categoria: di fronte a questi scempi, ci vanno di mezzo anche quelli che lavorano bene».

Ma come risolvere? La soluzione di Pedrini non sembra complicata: «Se le autorità tenessero gli occhi bene aperti non per un anno, ma per due o tre di fila, queste situazioni si potrebbero correggere. Il problema è che alla prima infrazione, la penalità è semplicemente ridicola».

Il capo della Sezione dell’agricoltura Loris Ferrari assicura che «in stretta collaborazione con il veterinario cantonale è regolarmente messo in campo un notevole impegno per rilevare le irregolarità, anche nell’ambito della protezione degli animali». Dal 2016 è inoltre attivo il Servizio cantonale di ispezione e controllo. «D’altro canto la nostra produzione animale è caratterizzata da poche aziende e generalmente a carattere poco intensivo. Basti pensare che l’80% degli animali viene alpeggiato», continua Ferrari che conclude indicando che «il rischio di incorrere in infrazioni si riduce quindi sensibilmente. Casi recidivi ce ne sono stati e per questi vengono messi in campo tutti gli strumenti, che possono portare anche alla chiusura dell’azienda nei casi più gravi».

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