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TICINO
23.11.2016 - 11:020

Addio lavori "mediocri". E se diventassi food blogger?

O ingegnere o parrucchiere: il mondo del lavoro si estremizza. Colpa, o merito, della tecnologia: che porta alla scomparsa della routine e alla comparsa di professioni impensabili

BELLINZONA - Come l'industria 4.0, definizione accattivante che racconta della quarta rivoluzione industriale e della digitalizzazione in azienda, cambierà il mercato del lavoro in Ticino? Per comprenderlo, serve un dato: e magari basta. Più 13% di occupati con formazione alta, in dieci anni appena.

Dimenticate dunque per un attimo i 5 milioni di posti di lavoro che a causa sua si perderanno, secondo le stime del World Economic Forum: la faccenda è più complessa. La percentuale, in linea con il dato nazionale, dice piuttosto che è solo una sfida da raccogliere. Perché scompariranno, è vero, «i lavori di routine, che può fare una macchina», conferma Moreno Baruffini, ricercatore Usi e responsabile dell'Osservatorio del mercato del lavoro, domani a Bellinzona per un intervento dedicato in Banca Stato. Ma si guadagneranno «quelli che un computer non riesce a fare». Non ancora: e forse mai.

Scenari molto di là da venire? Non esattamente: «La rivoluzione digitale è già in corso - spiega Baruffini - Anche mandare un messaggio o una mail per comunicare con il capo lo è». E il Ticino non fa eccezione: al contrario. Prova ne siano «la crescita delle formazioni più elevate e la crescita degli attivi occupati con grado di formazione elevato». Aspetti che si intrecciano di un unico fenomeno: il quale narra di come il mercato del lavoro, anche qui, sia «più esigente: e questo perché la tecnologia ha fatto il suo ingresso».  

E le conseguenze sono più d'una: in un certo modo fin più interessanti. Perché, assieme agli incrementi succitati, c'è da segnalare un calo: «Nella formazione intermedia. Mentre la formazione di base è rimasta a livelli analoghi al passato». È il paradosso della macchina che pretende di sostituire l'uomo, ma non è capace nel caso di professioni considerate modeste: ma in fondo a torto. I servizi alla persona, insomma, sono al sicuro. «Acconciare i capelli, ad esempio, richiede iniziativa personale: nessun cliente è uguale all'altro». Non lo direste mai: ma se si assiste, come si assiste, a un ritorno all'artigianato, la colpa o il merito è proprio della famigerata digitalizzazione.

Che modifica gli immaginari, giocoforza. Se un tempo il sogno era un buon posto in banca o in un ufficio pubblico, ora è bene rassegnarsi e adeguarsi a quello che si invoca come "cambio culturale". Pena rimanere esclusi, a rischio disoccupazione: «In Ticino, come altrove, l'analista finanziario è sempre più spesso sostituito da un software: un cambio pesante per le nostre banche. Per le medesimi ragioni, trova spiegazione la contestata riduzione degli impieghi alla Posta. O il declino cui è destinato l'operaio specializzato, di cui non ci sarà più bisogno: sostituito dall'ingegnere incaricato di controllare la macchina che fa il lavoro al posto suo o, di contro, dal meccanico che interviene perché sia sempre efficiente». 

Creatività versus lavoro manuale, ma stavolta senza inimicizia: complici anzi di una tendenza che, sia pur a lungo termine, appare oggi inevitabile. Con risvolti magari anche imprevisti: e nascita di nuovi, incredibili mestieri. Un altro dato, per essere più chiari: l'80% delle professioni nate grazie alla tecnologia non erano state preventivate. «Nessuno poteva immaginare che sarebbe arrivato il food blogger, per esempio: che si sarebbe potuto trasformare in carriere, invece che restare hobby». Due settori, in particolare: il modello Italia fa da apripista. «Oltreconfine, cucina e moda stanno esplodendo grazie alle nuove tecnologie. Teoricamente uno stilista, per emergere, non ha più bisogno di mettersi in mostra alle sfilate. Può essere sufficiente una collezione pubblicata su internet». 

Addio dunque via di mezzo: e benvenuto imprevisto, sorpresa, inventiva. Nessun pessimismo in tutto questo, né eccesso di ottimismo: semplicemente presa d'atto. Per capire come farvi fronte. Quello che secondo Baruffini occorre fare, adesso e subito, è «ri-oreintare il sistema formativo». Per non ritrovarsi davvero con tanti posti di lavoro e nessuno adatto. Gli allarmismi sono già stati lanciati: entro il 2024 mancheranno 25mila professionisti necessari. «Perché la Svizzera è il Paese con l'invecchiamento demografico più avanzato. Perché il ciclo economico è più veloce dei tempi di formazione. E perché, per ri-oreintare la professione, serve tempo». Magari il 2024 è soltanto troppo vicino. Il consiglio dunque è a non piangersi addosso e stare con le mani in mano. «Meglio essere pronti a cavalcare il cambiamento. Tre sono le strategie, quando si è spiazzati. Stare a guardare. Difendere ciò che c'è. Oppure capire, reagire, investire». 

Commenti
 
Alessandro Kom 11 mesi fa su fb
Quando sarà ora di riparare le scarpe " buone", avrò due scelte, buttarle o affidarmi ad un food blogger . . .
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Ultimo aggiornamento: 2017-11-17 22:10:02 | 91.208.130.86