CANTONE
03.02.2016 - 18:280

«Quale futuro per la fashion Valley ticinese?»

Con il caso Armani si riapre il dibattito sui potenziali di sviluppo del settore della moda in Ticino

BELLINZONA - Il mondo politico ticinese non resta indifferente alla notizia secondo cui la Giorgio Armani di Mendrisio starebbe trasferendo e licenziando 130 dei propri dipendenti. Anzi, in un'interrogazione dei deputati dei Verdi Michela Delcò Petralli e Francesco Maggi, si parla di una «notizia che lascia basiti».

Il franco forte e la Riforma III delle imprese - si legge nel testo che precede le domande poste nell'interrogazione - che prevede un aumento delle imposte per le società che hanno beneficiato finora di regimi fiscali speciali e nel contempo un alleggerimento fiscale per tutte le imprese sottoposte a tassazione ordinaria».

Come ricordano i due gran consiglieri, la Armani «è attiva in Ticino da ben 20 anni, 20 anni durante i quali ha beneficiato di un tasso di imposizione privilegiato ma che non sono basati per sviluppare quella responsabilità e quell'attaccamento al territorio sono il presupposto per uno sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile». «La Giorgio Armani - fanno notare Delcò Petralli e Maggi - non è neppure la prima ditta della moda internazionale che abbandona la regione appena terminati i privilegi fiscali, e ci si chiede quante ancora seguiranno il suo esempio».

Il Ticino ritiene il settore della moda uno dei settori strategici per lo sviluppo economico futuro del cantone. La Fashion Valley ticinese impiega 2.000 dipendenti nella produzione e altri 2.000 in altre componenti della filiera come la logistica e la progettazione.

Produzione:

- oltre il 70% dei salariati ha un livello primario (in aumento dal 2008)

- il 75% proviene da oltre frontiera.

- il salario mediano è calato in termini nominali del 16,4% fra il 2012 e il 2008.

«Difficile credere che questa componente del settore moda - osservano i due deputati ecologisti - sia in grado di offrire quei posti di lavoro di qualità che le autorità ci hanno promesso».

Per quanto riguarda gli altri settori del settore della moda le informazioni sono soltanto frammentarie. Il quadro, comunque, sarebbe «poco allettante». Secondo l'ATIS, l'Associazione ticinese imprese di spedizione e di logistica i frontalieri rappresentano oltre il 50 % anche in questo ramo e i contratti minimi del CCL partono da 3.000 franchi.

Dai dati dell’Ufficio cantonale di statistica emerge che «anche nel commercio all’ingrosso (quindi anche quello di calzature e abbigliamento) che il numero di lavoratori d’oltreconfine è quasi raddoppiato dal 2004 e che ora rappresentano circa un terzo degli addetti. In questo settore è stato necessario decretare un Contratto normale di lavoro, con salari minimi da 17,30 franchi l’ora, perché sono stati comprovati casi gravi e ripetuti di dumping».

«Nel Mendrisiotto ormai oltre la metà dei posti di lavoro è già attualmente occupata da lavoratori d’oltrefrontiera e i terreni liberi nelle zone di attività sono ormai solo il 14%. - osservano i due deputati - Per
evitare di commette gli stessi errori del passato e di attirare imprese che poi assumono solo personale lombardo a salari lombardi è di vitale importanze per il Mendrisiotto ma anche per l’intero cantone disporre di informazioni più precise».

Le domande poste al Consiglio di Stato:

  • Quante sono le imprese attive nel settore moda e a quale componente appartengono: produzione, logistica, progettazione e marketing?
  • Quanti i posti di lavoro per ogni componente?
  • Quali sono i livelli salariali?
  • Quale è la percentuale di dipendenti residenti?
  • Quante sono le imprese che beneficiano di regimi fiscali speciali o di sgravi fiscali?
  • Qual è il tasso di occupazione del territorio destinato alle attività della moda?
  • La decisione annunciata dall’impresa interessa ambedue le società Giorgio Armani con sede a Mendrisio, o soltanto una. Semmai quale? 
  • Nello specifico del caso Armani, quali saranno le conseguenze della decisione di delocalizzazione? In particolare quali le conseguenze per le assicurazioni sociali (quanti saranno i dipendenti che avranno diritto alla disoccupazione), quali quelle per il territorio (strutture dismesse) e quali quelle sull’introito fiscale comunale e cantonale (perdita di gettito fiscale)? 
  • Più in generale il CdS può già stimare le conseguenze per il gettito fiscale della riforma III delle imprese?

 

Commenti
 
Veritas 1 anno fa su tio
È ridicolo come la Svizzera, uno dei paesi con il debito pubblico più basso d'Europa, si rifiuti di concedere sgravi fiscali sostanziali a tutte le imprese attraverso la Riforma III. Le multinazionali hanno reso ricca la Svizzera portando impieghi, gettito fiscale e diffondendo il loro know-how sul territorio. Drastici tagli fiscali aiuterebbero anche le PMI, attualmente sottoposte alla pressione del franco forte. È assurdo come il Consiglio Federale e il consiglio di Stato si rifiutino di concedere tali tagli anche a costo di peggiorare ( almeno nel breve termine) il bilancio. Ormai l'Irlanda è la nuova Svizzera, il debito pubblico è al 110% del PIL, ma le tasse sono al 12.5%, questo si chiama investire sul lungo termine visto che aziende come Yahoo e Google chiudono le loro sedi svizzere per aprire succursali nell'isola di Smeraldo. Quanto sta crescendo l' economia irlandese? Solo di un modesto 7% annuo per il 2015...
Lussy 1 anno fa su tio
@Veritas l'Irlanda ha tanto territorio vuoto e può permetterselo. In Svizzera tra poco andiamo ad abitare sulle rocce. E poi, le imprese si impiantano da noi per le basse tasse, usano i nostri servizi, le nostre infrastrutture, inquinano, lasciano qui i disoccupati e poi ciao pep. Meglio restare con il debito basso, magari anche un po' più "poveri" e con una crescita minore. NON VOGLIAMO PIÛ CRESCERE!!!
mgk 1 anno fa su tio
@Veritas Giusto ,tagliare ai profughi,agli aiuti al 3 mondi visti i risultati ecc
navy 1 anno fa su tio
@Veritas Bravissimo! Dobbiamo tagliare le imposte alle imprese! A livello europeo abbiamo una tassazione persone giuridiche bassissima ed un funzionamento statale altissimo. Tagliamo pure il poco che pagano le PG e, come per incanto, non sorprendiamoci che le PF si vedano tartassati ancor di piu'!
Veritas 1 anno fa su tio
@Lussy Credi che queste società non paghino per i servizi che sfruttano? Cosa vuol dire non vogliamo più crescere? Che tristezza, se la mentalità è questa la Svizzera non può che meritarsi questa imminente rovina
Lussy 1 anno fa su tio
@Veritas ci sarebbe chi é triste e chi lo sarebbe meno, anzi chi ci sarebbe anche chi, finalmente comincerebbe a respirare, non credi? ;-))))
Libero pensatore 1 anno fa su tio
Il punto è capire se la politica di marketing per attirare aziende, basato essenzialmente su privilegi fiscali abbia senso oppure no. È evidente che se oltre all'aspetto fiscale non siamo in grado di offrire nulla in più, una volta terminati i vantaggi le imprese se ne vanno. Non ha senso parlare di responsabilità sociale perché per le aziende questo non è più nè un obiettivo nè un valore. Se poi si tratta di aziende estere o multinazionali è evidente che non si possa sperare che abbiano responsabilità sociale. Forse occorre rivedere la strategia mettendo a disposizione delle aziende non solo vantaggi fiscali ma anche altro. Parliamoci chiaro: oggi il Ticino risulta essere interessante perché fiscalmente non è male e si può contare su manodopera frontaliera a basso costo. Le aziende vengono per questi motivi, il resto sono solo balle. Forse sarebbe ipotizzabile attirare un altro tipo di aziende mettendo a disposizione personale qualificato oppure non qualificato ma pagato in parte dallo stato (penso ai disoccupati). Per fare questo però ci vorranno anni perché bisogna coordinare la formazione al marketing. Credo però che per noi non sia interessante attirare aziende che offrono stipendi bassi perché alla fine gli svantaggi superano i vantaggi. Io comunque non me la prendo con le aziende, che gabbo semplicemente quello che sono chiamate a fare ai nostri tempi: fare soldi e quindi trovare le condizioni miglior per poterli fare
vulpus 1 anno fa su tio
@Libero pensatore Condivido, ma l'obiettivo del fare soldi ,è logico nelle aziende altrimenti non sopravvivono. Ma è del resto anche quello del cantone che attira queste aziende per incassare imposte sugli util e sopratutto quelle più redditizie, almeno finora, alla fonte. E indirettamente, di questa situazione ne beneficiano anche le aziende di servizio indigene, che mettono a dipsosizione le loro competenze affinchè queste aziende possano operare. Se poi gli artigiani nostrani, si tagliano le gambe facendo capo a subappalti all'estero ,peggio per loro.
vulpus 1 anno fa su tio
L'inizio della ne resta se questi fine? Oramai ci stiamo abituando a farci male da soli, spinti da una politica irresponsabile e ottusa.. L'importante da noi è che non si vedano frontalieri, che non ci siano posteggi per le auto e via di questo passo.pensiamo a quante cavolate che sono state fatte ricorrendo le tesi domenicali . C^è ancora tempo per fermarsi e riflettere? Poco ne resta , se questi radicalismi non vengono fermati e isolati. Vogliamo solo i valori aggiunti in tutto, ma non ci rendiamo conto che la nostra fortuna è determinata dalla presenza e iniziativa sopratutto degli altri..Siamo esperti nelle logistiche,nelle burocrazie,nelle flessibilità.Ma se chi dovrebbe usufruire di questo scappa , a cosa servono le nostre eccellenze? Oggi è l'Armani che se ne va. Forse non ha portato molto, ma in vent'anni di imposte ,anche solo alla fonte ne hanno pagate e il settore della moda ne avrà pure beneficiato della presenza di un marchio importante.
comp61 1 anno fa su tio
@vulpus cioè scusa, che eccellenze abbiamo? il merlot? "non ci rendiamo conto che la nostra fortuna è determinata dalla presenza e iniziativa sopratutto degli altri" frase da incidere nella pietra e metterla ben in evidenza.
Lussy 1 anno fa su tio
ma che bello! finalmente se ne vanno diranno alcuni che spesso si leggono in questo blog.
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Ultimo aggiornamento: 2018-01-22 01:02:54 | 91.208.130.86