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CANTONE
27.01.2016 - 15:000

«Ti sta bene, vacca!». Ecco i post imbarazzanti di un altro agente. Le FFS confermano

È un sergente della polizia ferroviaria. «Già avviate verifiche»

BELLINZONA - Quello del sergente della polizia cantonale finito nei guai per un post nazista è un caso isolato? «Assolutamente sì» secondo Lorenzo Jelmini, segretario di Ocst polizia: «Si tratta di comportamenti gravi, ma non bisogna generalizzare». Eppure, mentre la polizia cantonale fa sapere di avere aperto un'inchiesta amministrativa sul caso, spunta un altro episodio recente, che riguarda, però, un agente della polizia ferroviaria di Bellinzona.    

Il commento - Il post «incriminato» è di alcuni giorni fa. L'agente in questione, che tio.ch/20minuti ha cercato inutilmente di contattare, commentava su Facebook un articolo di cronaca apparso su un portale italiano. Il post ha toni fortemente sessisti, e una connotazione xenofoba. «Ta sta begn, vacca!» scrive il funzionario a margine della notizia della morte di Ashley Olsen, ragazza americana uccisa a Firenze da un clandestino senegalese con cui aveva avuto un rapporto consenziente. Per chiarire il concetto, poi, specifica (sempre in dialetto): «Con tutti i bei giovani nostrani... sarà stata una filo-islamica». 

Le Ffs: "Avviate verifiche interne" - Non è dato sapere, per ora, se la Polizia ferroviaria abbia ricevuto segnalazioni in merito. Fatto sta che, nei giorni successivi, non solo il post in questione, ma lo stesso profilo Facebook dell'agente è scomparso dal web. Le Ffs confermano di essere a conoscenza del caso e di stare prendendo provvedimenti. «Quanto espresso dal collaboratore Ffs sul suo profilo privato di un social network non rispecchia la posizione dell'azienda. Al momento è in corso una verifica interna per chiarire i fatti. Per il diritto alla protezione della sfera privata non diamo ulteriori informazioni in merito» spiega la portavoce Ffs per il Ticino, Roberta Trevisan. 

"Casi gravi, ma rari" - Il Comando della Polizia cantonale, intanto, sottolinea come gli agenti siano stati recentemente sensibilizzati «sul corretto uso dei social media». Evidentemente, non è bastato. Anche se, come osserva Jelmini, «questi comportamenti pur gravi non devono indurre a generalizzazioni. Si tratta di casi rari che vanno perseguiti» aggiunge, ricordando però che "la stragrande maggioranza degli agenti si comporta in modo corretto, le mele marce ci sono in ogni ambito" conclude il sindacalista. 

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