ARBEDO
19.04.2012 - 12:450

"È stata una notte d'inferno"

Lo sconforto degli abitanti della palazzina colpita dal rogo. Polemiche sulla tempistica dell'intervento dei pompieri. E spuntano pure dei sospetti: "In questo posto da tempo succedevano cose strane..." Guarda il video con le testimonianze

ARBEDO – “Sono a terra, è stata una notte d’inferno. Mia mamma, che abita all’ultimo piano, è all’ospedale, in cure intense. E il mio cane è morto”. Piange la portinaia della palazzina colpita dal rogo in Viale Moesa, ad Arbedo. Nell’aria bagnata da una fine pioggerellina si respira ancora l’odore di fumo. L’incendio è divampato poco dopo le tre di questa notte e sembra essere partito dalle cantine. Una trentina gli sfollati, cinque le persone ricoverate, due i cani morti asfissiati. “Svegliarsi nel cuore della notte e vedere tanta confusione è tremendo – racconta una donna –, specialmente se hai un bambino piccolo. Nelle scale c’era il caos, era pieno di fumo, praticamente non si respirava”.

Il tarlo del dubbio - Sulle cause del rogo da parte dei pompieri e della polizia c’è la massima discrezione. Tra i residenti c’è chi parla di un possibile corto circuito, chi fa riferimento a un congelatore rotto. Spunta anche qualche sospetto. “Perché diverse volte nelle cantine sono stati trovati dei mozziconi di sigaretta – sostiene un signore –. Può darsi che quella di stanotte sia una tragica fatalità e non abbia nulla a che fare con questo. Ma è chiaro che uno il collegamento lo fa. In questo posto da diverso tempo succedevano fatti strani. Ci sono stati anche screzi tra vicini”. E poi prende di nuovo la parola la portinaia: “Due settimane fa ho trovato la mia macchina tutta rovinata in garage. Non si vive serenamente qui”. Infine interviene un altro signore: “Dopo questo incendio l’amministrazione sarà obbligata a fare chiarezza su certe cose che non vanno. Certo, dire che c’è un legame tra gli ultimi episodi e il rogo è sbagliato. Però una riflessione va fatta…”  
 
Tempi di intervento – Discutendo con i residenti della palazzina, come emerge dal video girato sul posto, spunta pure un’altra polemica. Legata alla tempistica dell’intervento da parte dei pompieri. “Perché 45 minuti per intervenire sono probabilmente un po’ troppi – fa notare un uomo –. E pensare che i pompieri hanno la sede non troppo lontano da qui. Capisco che si tratti di volontari, ma mi sembra che davvero ci abbiano messo tanto a entrare in azione. Anche i nostri vicini sono dello stesso avviso. Il primo pompiere è arrivato dopo un quarto d’oretta, gli altri però ci hanno messo un bel po’”.

La reazione dei pompieri – Michele Casari è il pompiere che ha coordinato le operazioni di intervento. Di fronte alle perplessità di alcuni residenti della palazzina si dichiara stupito: “Io sono stato il primo ad arrivare, dopo circa 10 minuti dall’allarme. I miei colleghi sono arrivati dopo altri 5-6 minuti. Perché da casa loro sono dovuti passare prima in caserma. È normale, i pompieri sono volontari. E non dormono in caserma. I rinforzi sono arrivati dopo, quello sì. Però si parla appunto di rinforzi”. Casari coglie l’opportunità per sensibilizzare la popolazione ticinese. “La percezione del tempo di chi si trova tra il fumo e le fiamme è diversa dalla nostra, lo capiamo. In certe situazioni un minuto può sembrare un’ora. Vi garantisco però che abbiamo fatto del nostro meglio. Non possiamo volare purtroppo…”

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