TICINO
29.03.2011 - 16:060

Buio pesto per i 20enni sulle elezioni

Politici che parlano il 'burocratese'. Dibattiti 'falsati'. Poche idee davvero concrete. E così i giovani vanno in tilt in vista delle cantonali

LUGANO – Le elezioni cantonali? “Non mi sento all’altezza di votare”. “Non sono informato”. “Non mi interessa, tanto i politici fanno quello che vogliono lo stesso.” In pochi riescono a dire la ‘loro’. Per il resto confusione e disorientamento. È quanto emerge dalle video interviste fatte a una ventina di giovani a Lugano negli scorsi giorni. Nel filmato ve ne proponiamo un estratto significativo. Tema: le elezioni cantonali del 10 aprile. Fermiamo i ragazzi, ci parliamo. E, pur non trattandosi di un campione rappresentativo, ci rendiamo conto che lo scollamento tra i giovani e il mondo della politica non è una leggenda metropolitana. Ne abbiamo parlato con Oscar Mazzoleni, politologo, e con Rosario Talarico, docente di storia al liceo Lugano 1.

Dalle video interviste realizzate traspare molta confusione da parte dei giovani. Come si spiega questo fatto?
Mazzoleni
: Non sono sorpreso. È complicato farsi un’opinione per un neofita, soprattutto vista l’elevata sovraesposizione mediatica di oggi. Non è un caso che diversi giovani decidano all’ultimo minuto per chi votare. Il panorama politico è molto variegato ed è difficile orientarsi.

Talarico: In campagna elettorale spicca soprattutto il tentativo di convincere gli elettori ad aderire a una determinata corrente. In questo contesto non sempre il mondo politico dà un’immagine di trasparenza. È normale che la confusione aumenti. Senza contare che certi media spingono verso lo ‘show’ piuttosto che verso la vera informazione.

L’attuale campagna elettorale sembra piuttosto piatta. Poche idee originali. Poche proposte veramente concrete. Forse è anche per questo che, quando chiediamo come dovrebbe essere il politico ideale, i giovani rispondono restando sul vago?
Mazzoleni
: A me sembra che di temi concreti ce ne siano comunque. Si va dal raddoppio del tunnel del San Gottardo ai frontalieri, passando per la scuola… E poi chi l’ha detto che per forza in un politico si debba trovare concretezza? Uno magari cerca ideali e cerca anzitutto passione. Dobbiamo capire che oggi, come ieri, i ventenni votano meno dei quarantenni. L’avvicinamento alla politica, che comunque segue percorsi diversificati, è un processo che può iniziare in famiglia e che ha poi molto a che fare con l’inserimento sociale e professionale dell’individuo.

Talarico: È difficile rispondere a una simile domanda perché diversi giovani vivono molti temi come troppo distanti dal loro vissuto. Per esperienza posso assicurare che a scuola si organizzano momenti di dibattito senza obbligo di frequenza. La partecipazione è buona e i ragazzi si confrontano su diverse questioni come quelle dei minareti o dell’espulsione dei criminali stranieri. Altre tematiche, invece, sembrano non coinvolgerli.

La lingua preferita dai politici continua a essere il ‘burocratese’. Basta leggere i loro commenti sui giornali per rendersene conto. Considerando ciò, è anche comprensibile che i giovani non si interessino alle elezioni. O no?
Mazzoleni
: I vincoli del sistema elettorale ticinese e la minore presa delle ideologie di partito tendono a spingere i candidati, se ambiscono al massimo dei voti, a non profilarsi troppo nella campagna. Restare sul generico quando si parla di aspetti concreti corrisponde all’esigenza di non alienarsi una parte del potenziale sostegno elettorale, proponendo magari soluzioni impopolari. I risultati non sono però sempre all’altezza delle aspettative, perché una parte dell’elettorato si aspetta posizioni profilate. 

Talarico: Nelle settimane che precedono le elezioni emerge soprattutto il gioco della persuasione. Nessun candidato sarebbe disposto ad ammettere di non avere soluzioni certe per un problema complesso. Sarebbe impopolare. Anche per questo i giovani dovrebbero imparare a conoscere la politica, magari ad appassionarsene, al di fuori del contesto elettorale.

Patrick Mancini
 

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