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Markus Ritter, presidente dell'Unione svizzera dei contadini
BERNA
28.11.2017 - 17:250

Politica agricola, l'Alleanza contadina chiede un cambio di direzione

Johann Schneider-Ammann dovrebbe cambiare il progetto annunciato a inizio mese e presentare una nuova base di discussione

BERNA - Il mondo contadino svizzero, e non solo, chiede un cambiamento di rotta nella futura politica agricola del Consiglio federale, che prevede in particolare di aumentare il libero scambio e ridurre la protezione doganale. Il ministro Johann Schneider-Ammann dovrebbe cambiare il progetto annunciato a inizio mese e presentare una nuova base di discussione.

È quanto rivendica l'Alleanza per un'agricoltura sostenibile che, presentatasi in una conferenza stampa oggi a Berna, riunisce l'Unione svizzera dei contadini (USC), l'Unione svizzera delle donne contadine e rurali (USDCR), l'Unione svizzera dei produttori di verdura (USPV), la Protezione Svizzera degli Animali (PSA), Hochstamm Schweiz ed esponenti dei trasformatori di prodotti agricoli.

L'alleanza reclama un'agricoltura sostenibile sia per il benessere degli animali che per la protezione dell'ambiente in Svizzera e all'estero; sia per quanto concerne la situazione economica e sociale delle famiglie contadine che per le prospettive dei giovani. Inoltre la politica agricola governativa deve garantire anche la diversità delle strutture e dei rami di produzione in Svizzera.

Secondo vari esponenti dell'alleanza la strategia di Politica agricola a partire dal 2022 (PA22+), esposta il primo di novembre dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann, ignora anche il 79% di sì della votazione popolare del 24 settembre in favore del decreto federale per la sicurezza alimentare.

Con l'apertura ulteriore del mercato il grado di autoapprovvigionamento alimentare della Svizzera diminuirà ancora: con i progetti governativi si scenderà dall'attuale 58% al 52-55%, secondo Francis Egger, responsabile dell'USC per l'economia, la formazione e le relazioni internazionali. «Non possiamo competere con i prezzi di produzione dell'UE e sopportare al contempo il livello dei costi svizzero», ha anche detto. E oltre a ciò bisogna far fronte ad «esigenze ancora più severe in materia di tutela ambientale e della salute animale».

Senza protezione doganale - ha aggiunto Anne Challendes del comitato dell'USDCR - le famiglie contadine, che già hanno un reddito basso, dovranno affrontare un arrivo massiccio di prodotti esteri meno cari e di qualità inferiore. Se il Consiglio federale persiste nella sua strategia, tre quarti delle aziende agricole che intendono cedere l'attività non troveranno subentranti. E anche le prospettive per i contadini giovani sono poco allettanti.

D'altro canto, secondo il presidente dell'USC Markus Ritter la tutela doganale dei prodotti indigeni non arreca gran danno ai consumatori: gli svizzeri dedicano infatti agli alimentari solo il 6,3% del loro reddito disponibile.

Il direttore dell'USC Jacques Bourgeois ha quindi chiesto che i prezzi alla produzione diano più valore aggiunto, che ci siano condizioni quadro affidabili e compensi adeguati per le prestazioni a favore della comunità, quali la tutela del paesaggio.

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