Keystone
BERNA
14.11.2017 - 19:210

SSR e media privati pronti a cooperare per la transizione digitale

Schweizer Medien non ha ancora indicato una parola d'ordine in vista della votazione del prossimo 4 marzo, ma il suo vicepresidente Peter Wanner ha affermato che «un sì non sarebbe una catastrofe»

BERNA - I media privati e la SSR devono sedersi allo stesso tavolo per evitare l'indebolimento generale del settore e cooperare nella transizione digitale: il direttore generale della SSR Gilles Marchand e Mario Supino, presidente dell'associazione degli editori della Svizzera tedesca Schweizer Medien, sperano di trovare delle soluzioni nel corso dei prossimi mesi.

In una conferenza odierna sull'avvenire dei media a Berna, SSR e Schweizer Medien non hanno voluto insistere sulle loro divergenze di vedute in merito alla portata del servizio pubblico e alla diminuzione del canone radio-tv, o addirittura alla sua abolizione come vorrebbe l'iniziativa "No Billag". Schweizer Medien non ha ancora indicato una parola d'ordine in vista della votazione del prossimo 4 marzo, ma il suo vicepresidente Peter Wanner ha affermato che «un sì non sarebbe una catastrofe».

Marchand e Supino hanno riconosciuto il bisogno di agire per preservare i media in un momento cruciale della loro storia, quello della transizione digitale. Il direttore generale della SSR ha assicurato che questa intende «ridurre il budget di circa 150 milioni di franchi in cinque anni» a causa della diminuzione continua delle entrate commerciali e della fissazione del tetto massimo per i canoni di ricezione, rivisto per il 2019. Il direttore generale ha invitato tutti gli attori in gioco a «un dialogo professionale serio e aperto nonostante un decennio di tensioni», poiché le «collaborazioni sono possibili».

Da ottobre la SSR propone dei video di attualità gratuiti ai media privati, a condizione che non li modifichino e che rispettino il marchio. «Ci sono, attualmente, 23 media svizzeri che hanno deciso di beneficiarne», ha rilevato Marchand.

Supino ha invece proposto un aiuto federale diretto di 100 milioni di franchi all'anno destinato ai media privati, il quale «finanzierebbe il giornalismo e la ricerca nel campo, per sviluppare l'offerta e la sua qualità». Questo sostegno - ha detto - è da preferire rispetto a una nuova legge sui media troppo ambiziosa, che rischia di condurre alla sovraregolamentazione, di minacciare l'indipendenza giornalistica e di impedire l'innovazione.

Uno studio di Schweizer Medien presentato per l'occasione e realizzato dall'istituto Polynomics di Olten (SO) ha sostenuto le osservazioni di Supino, sottolineando che i dubbi in merito al futuro rappresentano un terreno fertile per la creatività e l'innovazione. Queste opportunità non dovrebbero dunque essere frenate o impedite da troppe regolamentazioni, come potrebbe accadere in caso di una controversa legge sui media.

Lo studio si basa su uno scenario con un orizzonte tra i 10 e i 20 anni in cui tutti - ipotizza - consulteranno i media unicamente sullo schermo. Gli autori hanno dibattuto in merito alla questione con una decina di esperti di media, economisti e scienziati del mondo intero. Le ipotesi emerse sono state considerate plausibili.

In questo scenario, le tipografie e i canali di distribuzione spariranno, facendo diminuire della metà i costi di produzione e distribuzione. Le costose infrastrutture di diffusione dei programmi radio e tv lasceranno spazio a internet.

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