SUPER LEAGUE
14.11.2017 - 15:120

Titolari spremuti, pochi ricambi (e risultati modesti): Lugano, così è dura

Quella bianconera è una rosa ampia e competitiva? I numeri dicono il contrario: a Cornaredo giocano infatti (quasi) sempre gli stessi. Impensabile ottenere risultati positivi continuando così

LUGANO - Ventuno partite disputate. Venticinque, nel peggiore dei casi, ancora da giocare. Un (ennesimo) tour de force da sostenere dal prossimo weekend a metà dicembre quando, in meno di un mese, si consumeranno otto match, alcuni dei quali importantissimi, fondamentali. Questa stagione sta rivelandosi incredibilmente dispendiosa, a livello fisico, per il Lugano e i suoi giocatori, costretti da ambizioni e paure a correre sempre al massimo della velocità. A non levare mai il piede dall'acceleratore.

Ma questo è possibile, senza poi rischiare di andare incontro a fisiologici cali? Si può tenere sempre il motore al massimo dei giri senza finire con l'avere poi dei problemi? È difficile da dire: sono infatti tanti i fattori che possono andare a influire sulla tenuta fisica del gruppo. Un lavoro attento e professionale dello staff tecnico - e questo si sta facendo a Lugano - di sicuro aiuta però... Però non è mai saggio, se si può scegliere, spingere a tutta per molto tempo: le probabilità di arrivare bolliti quando le partite poi contano davvero, così facendo, diventano infatti alte. 

Tenuto conto di ciò non possono dunque non far storcere il naso i numeri finora messi insieme da alcuni bianconeri. Utilizzati spessissimo, spremuti al massimo, indispensabili. E questo non per un capriccio di mister Tami, quanto piuttosto perché la rosa della squadra, seppur numericamente importante, pare davvero inadatta ad affrontare senza problemi tre competizioni. Ora che sono stati archiviati 21 dei 45 match stagionali previsti (ipotizzando l'eliminazione nel girone di Europa League e nei quarti di Coppa Svizzera), solo 15-16 elementi stanno giocando davvero con continuità. Da Costa; i difensori Golemic, Sulmoni e Rouiller; Piccinocchi, Sabbatini, Crnigoj, Mihajlovic e Mariani in mezzo e Gerndt, Junior e Marzouk hanno collezionato tutti almeno quindici presenze. Daprelà, Bottani e Vécsei, tra dieci e quindici. Ci sono poi Yao, Milosavljevic e Ledesma che, per motivi diversi, tra tutte e tre le competizioni sono scesi in campo solo otto-nove volte. Per il resto sono state distribuite solo briciole.

I dati (forniti da transfermarkt.ch) diventano poi ancora meno confortanti se si va a studiare il reale utilizzo dei singoli atleti e lo si confronta con quanto accaduto la passata stagione. Ovvero un anno "normale". Qualcuno, ora che non si è neppure a metà cammino, ha già giocato quanto in tutto il 2016/2017. Altri addirittura di più. I "senatori" hanno messo insieme percentuali da brividi. Esempi? Vladimir Golemic, che pure l'anno scorso aveva collezionato ben 3'060 minuti totali in 34 presenze, è fin qui stato in campo già 1'588 minuti. Ovvero già il 51.9% (quando siamo al 46% dei confronti stagionali previsti). Non è una crescita significativa? Da luglio in avanti Fulvio Sulmoni ha giocato 1'694' quando in tutto l'anno passato era arrivato a 2'865' (59.13%). Non va meglio per gli altri due difensori più utilizzati. Fabio Daprelà è a 926', e in tutto il 2016/17 (non a Lugano) ne aveva messi insieme 1'016 (91.14%). Steve Rouiller è a 1'241 e si era fermato a 1'093 (addirittura il 113.54%). A centrocampo va anche peggio. Dragan Mihajlovic è a 1'764' quando aveva raggiunto i 2'894' (60.95%). Jonathan Sabbatini è a 1'718' e nel 2016/17 aveva messo insieme 2'502' (68.67%). Mario Piccinocchi è a 1'179' ed era arrivato a 1'560 (75.58%). In "media" invece l'utilizzo di Davide Mariani (49.83%) e Domen Crnigoj (48.71%). In attacco, infine, la spia della riserva è già accesa. Alexander Gerndt e Junior - ovvero i due più utilizzati - hanno infatti già faticato più di quanto fatto in tutta la passata stagione quando, tra YB e Lugano, spesso si sedettero in tribuna. 

I risultati sono fin qui stati modesti e i giocatori sono spremuti. Le tante competizioni stanno creando più di un problema a Lugano dove, forse, in estate hanno fatto male qualche conto. Ha ragione Tami quando dice che fino a dicembre ci sarà da soffrire. Anche dopo però per i bianconeri, con la lingua di fuori e a rischio infortuni, non sarà semplice portare a termine con un successo la propria corsa. Si deve lavorare bene nella sosta. Si deve sperare nel mercato. Ci si deve chiedere se, con il campionato come obiettivo principale (unico?) davvero ha senso continuare a spingere a tutta in Europa...

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