Keystone
ATTUALITÀ SETTIMANALE
05.07.2017 - 15:510

Le prospettive di cambiamenti nella politica monetaria mettono pressione sul dollaro

EFG Asset Management

 

Settimana dominata dal proseguimento delle vendite sul comparto tecnologico e dai commenti di esponenti delle banche centrali che denotano come la Fed non sia l’unica pronta ad alzare i tassi.

Andamento negativo dei titoli tecnologici per buona parte dell’ottava. Certamente non ha aiutato la performance di Alphabet nella giornata di martedì, in calo del 2,5% a seguito dell’annuncio di una sanzione da 2,7 miliardi di dollari da parte della UE per violazione delle norme antitrust, né l’attacco informatico su scala mondiale che ha interessato, tra gli altri, la banca centrale ucraina: il ransomware utilizzato è analogo al virus WannaCry del mese scorso. Il comparto è poi riuscito a riprendersi il giorno seguente, ma ha comunque pesato sulla performance settimanale degli indici principali: ad esempio il Nasdaq, nonostante abbia realizzato il maggiore guadagno giornaliero dalle elezioni presidenziali sull’onda del rimbalzo dei tecnologici, ha comunque registrato una flessione del 2%. Cedimento anche del comparto sanitario, dopo che i senatori repubblicani hanno rimandato il voto sul disegno di legge per rimpiazzare Obamacare a causa dell’incertezza sull’esito, data la loro esigua maggioranza al Senato.

Tra i migliori della settimana figurano i finanziari, che hanno replicato l’andamento dei rendimenti sui Treasury a lunga scadenza: ciò si deve soprattutto alla promozione di tutte e 34 le banche che hanno sostenuto gli stress test della Federal Reserve, il che non era mai successo dall’istituzione di tale pratica a seguito della crisi finanziaria. In un convegno a Londra il presidente della Federal Reserve Janet Yellen ha rimarcato la stabilità del sistema bancario, sostenendo che gli istituti di credito sono ora “molto più robusti”.

Il dollaro è finito sotto pressione nei confronti della sterlina e dell’euro a causa delle dichiarazioni hawkish rilasciate da esponenti delle banche centrali. A metà settimana la moneta unica ha raggiunto i massimi da un anno a questa parte quando Mario Draghi ha lasciato intendere che la BCE si prepara a ridurre gli acquisti di obbligazioni. Tale tendenza è proseguita per tutta l’ottava, nonostante fonti dall’Eurotower abbiano detto che i mercati hanno frainteso e reagito in maniera eccessiva ai commenti del Governatore, il quale ha cercato di evidenziare da un lato la forza dell'eurozona e di sostenere dall’altro che il sostegno della politica monetaria è ancora necessario. Analogamente, la sterlina ha toccato quota 1,3 sul dollaro dopo che, a sorpresa, Mark Carney ha segnalato di essere pronto ad aumentare i tassi in caso di accelerazione dell’attività economica: il rafforzamento della valuta britannica ha pesato sul FTSE, che ha chiuso l'ottava in rosso del 1.5%. Tali annunci hanno provocato un’ondata di vendite sui titoli di stato europei: il differenziale tra le obbligazioni tedesche e americane si è ridotto fino a 1,83%, il livello più basso dallo scorso novembre.

Il petrolio ha inanellato cinque sedute positive consecutive grazie alla reazione degli investitori al calo della produzione americana rilevato la settimana precedente: il Brent ha guadagnato il 6.6%, raggiungendo i 48.8 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate il 7%, portandosi a 46 dollari al barile. Diversi analisti hanno tuttavia tagliato le proprie stime relative ai prezzi del greggio sia per quest'anno sia per il 2018. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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