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ATTUALITÀ
22.05.2017 - 09:290

SMI: l'opportunità delle crisi politiche

Equity & Fund Analysis EFG

 

L’intuitiva simbiosi tra politica e mercati borsistici è tornata prepotentemente alla ribalta, questa volta non per un appuntamento elettorale bensì per l’improvviso intensificarsi di una crisi istituzionale negli Stati Uniti che sta iniziando a contaminare alcune variabili determinanti per l’andamento dei mercati finanziari.

Questo nuovo episodio di una saga geopolitica preannunciata ha incontrato i mercati ai loro massimi, mentre stavano cavalcando un’onda lunga di crescita e di valutazioni galoppanti, una situazione quindi inopportuna che ha amplificato il rischio di correzione.

La vulnerabilità mostrata dalla borsa americana in conseguenza delle recenti vicende politiche è però solamente la componente più appariscente di un’onda lunga che ha ripercussioni tangibili anche sul listino elvetico.

Gli investitori nel mercato americano stanno infatti iniziando a realizzare che la riforma fiscale sarà nel migliore dei casi ritardata, e tutta l’agenda politica rischia di subire pesanti ritardi o di dover ritornare sui propri passi come nel caso della legge sanitaria. La crescente incertezza sull’effettiva portata del programma economico è ben documentata dall’evoluzione del USD, che già dopo 2 settimane dall’elezione di Trump ha iniziato a correggere rimettendo in discussione la percezione che la Fed avrebbe ripetutamente ritoccato i tassi d’interesse. Le recenti schermaglie politiche non hanno fatto altro che esacerbare la discesa della valuta americana.

È quindi comprensibile come recentemente si siano intensificati i movimenti di capitali a livello mondiale, in quanto le aspettative formulate sul finire dello scorso anno riguardanti gli US e il dollaro, alimentate dalle speranze riposte in un’amministrazione repubblicana con un programma chiaramente favorevole al mondo finanziario, siano progressivamente state destabilizzate o del tutto disattese.

Una parte non trascurabile di questi flussi che si sono recentemente messi in movimento riguardano la borsa Svizzera, e all’interno di essi, la quota che è collegata agli US è di ragguardevoli proporzioni. I tre maggiori gruppi con partecipazioni in titoli svizzeri (BlackRock, Capital Group e Vanguard) detengono circa 100 mia CHF, pari a circa il 10% della capitalizzazione dell’SMI, ma il totale complessivo di interessi americani nell’azionario svizzero è ben superiore.

Vi sono ovviamente anche vari altri paesi con interessi rilevanti in Svizzera: tra di essi svariati fondi sovrani, banche centrali, casse pensioni, fondi d’investimento, private equities. Per tutti questi investitori, la Svizzera offre un mercato azionario conservativo e nel suo consolidato a basso rischio, oltre che una valuta considerata come rifugio in momenti di accresciuta volatilità e di percepita instabilità politica.

Per alcuni di questi importanti investitori internazionali, la loro presenza è strategica e orientata ad una partecipazione di lungo termine. Tra questi, sono d’attualità il Fondo Sovrano di Singapore che è in procinto di disinvestire la sua importante quota in UBS, mentre la Qatar Investment Authority, detentrice del 5% di Credit Suisse avrà l’opportunità di modificare il suo interesse al momento dell’aumento di capitale.

Accanto alle partecipazioni strategiche vi sono poi anche i sempre più richiesti ETF che ricalcano la composizione degli indici: anche in questo caso, l’opportunità di replicare passivamente l’SMI da parte di investitori esteri alla ricerca di stabilità politica e di una moneta forte sta suscitando sempre più favori.

È quindi possibile che un eventuale inasprimento del clima politico negli US non porterebbe solo volatilità e incertezza alla borsa elvetica, ma anche un possibile flusso di capitali che ne sosterrebbero quindi l’andamento e la stabilità.

 

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