Keystone
ATTUALITÀ SETTIMANALE
08.05.2017 - 08:390

L'eco degli attivisti risuona tra le vette dell'SMI

EFG Equity & Fund Analysis

 

La stagione dei risultati trimestrali e dei consuntivi annuali del 2016 per le società svizzere ha dato un nuovo slancio alla borsa, che per certi versi è anche sorprendente viste le incognite derivanti da una fase congiunturale che sta generando segnali ancora positivi ma in fase calante, dando adito a qualche reticenza sulla tenuta a medio termine dell’attuale ciclo.

Per il mercato svizzero, la primavera è anche sinonimo di assemblee generali degli azionisti, tradizionalmente guarnite dagli annunci di dividendo, anche quest’anno generosi, regolari e in tendenziale crescita. In un contesto internazionale di tassi negativi, dove la rendita nelle varie classi di attivi è pagata al costo di un coefficiente di rischio sempre più elevato, il mercato svizzero è così di nuovo al centro dell’attenzione.

Non tutto però è filato liscio alle assemblee generali. L’oggetto della discordia è risultato in molti casi la trattanda della remunerazione del management, un tema in cui anche gli azionisti hanno voce in capitolo, amplificata da una norma legislativa votata dal popolo alcuni anni fa che permette agli attivisti di far risuonare la loro eco con particolare enfasi, a volte ottenendo dei risultati impensabili in altre giurisdizioni.

L’antifona di questa tendenza, che quest’anno si è ulteriormente intensificata, è arrivata puntuale sin dalle prime assemblee di gruppi rilevanti nel contesto dell’SMI. Società come Novartis o ABB, osservate da vicino anche dall’estero, invece che la tradizionale approvazione quasi unanime, hanno visto passare il rapporto sulle remunerazioni con un margine risicato, lasciando intendere che il limite è ormai prossimo.

È andata decisamente peggio a Georg Fischer, il cui rapporto, seppure consultivo, è stato respinto al mittente, costringendo la società a ripresentare agli azionisti una nuova proposta.

Una turbolenza ancora più sonora ha caratterizzato le schermaglie all’approccio dell’assemblea di Credit Suisse: perfino il consigliere federale Schneider-Amman é dovuto intervenire nel dibattito per sedare gli animi e tentare di arginare le derive prima che si verificasse quello che ha definito una «mancanza di riguardo». Credit Suisse ha quindi preferito evitare il rischio di un confronto sulle remunerazioni, facendo un dietro front in extremis con la rinuncia al 40% della somma globale dei bonus prima del voto assembleare.

Ha invece capitolato il gestore di fondi GAM, alle prese con altri problemi gestionali, ma dove la proposta di remunerazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Va sottolineato che nessuno di questi voti controversi ha compromesso la performance borsistica dei rispettivi titoli, che si sono invece mossi al rialzo verso dei picchi di massimo periodico. Lo spirito critico degli azionisti in merito alla divergente parabola delle remunerazioni non ha quindi intaccato il positivo clima borsistico elvetico, e anzi ne ha salvaguardato l’immagine di integrità.

L’SMI, negli ultimi 5 mesi, ha intrapreso una nuova scalata verso i 9000 punti, con qualche passo falso alla pubblicazione di estemporanei deboli dati finanziari, ma indifferente alle diatribe sulle remunerazioni: il mercato svizzero, già precursore nella legiferazione del tema, è nuovamente in prima fila, dimostrando come la moderazione e la responsabilità sociale nella ripartizione della crescita generata possano essere benefici all’equilibrio e alla crescita armoniosa del tessuto economico e del mercato azionario.

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