ATTUALITÀ SETTIMANALE
13.02.2017 - 12:220

La stabilità dell'SMI confermata dal rendimento

Equity & Fund Analysis BSI

 

I risultati trimestrali e annuali pubblicati durante la scorsa settimana non sono stati tutti positivi, tuttavia, l’SMI è riuscito a proseguire sullo slancio del rimbalzo in corso da inizio mese riportandosi per la terza volta a ridosso degli 8500 punti, una ulteriore conferma dei precedenti picchi di periodo nel contesto più allargato di un percorso di crescita che porta alla memoria il biennio borsistico positivo 2013-2015.

Tra i titoli che hanno disatteso le aspettative, Givaudan è quello che ha maggiormente sofferto al momento della pubblicazione per poi riprendersi rapidamente non appena identificati con maggiore chiarezza i punti deboli. La cifra che maggiormente ha deluso era infatti il free cash flow, vittima predestinata dell’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime. Dato che una delle peculiarità di Givaudan è che il dividendo è ancorato all’evoluzione del FCF, ecco che gli investitori che cercano un surrogato del reddito obbligazionario hanno issato le vele noncuranti degli altri aspetti positivi del titolo. Il FCF è però da analizzare nel dettaglio essendo stato impattato da una erosione generata dall’attività di M&A e nell’altro senso migliorato dall’adozione di criteri contabili più accomodanti.

Anche ABB non ha soddisfatto le attese e malgrado un miglioramento dei margini nei mercati di riferimento, un aumento del USD e un generale clima favorevole a nuovi investimenti infrastrutturali ha deluso sulla progressione degli ordinativi e dunque della guidance. Le cifre a consuntivo erano peraltro soddisfacenti, ma ritenute eccessivamente beneficiarie di eventi puntuali non ripetibili.

Swisscom ha invece compiuto un insolito balzo in avanti con un EBITDA in crescita che prolunga ulteriormente una fase di lateralizzazione iniziata nel 3T16. Dopo 3 anni di compressione degli EPS, vi è dunque una rinnovata positività sulle aspettative per il 2017 e quindi anche sul rendimento, uno degli elementi cardine della tesi d’investimento, che è ormai a ridosso del 5%.

Il più recente dei “titoli da dividendo” ad aver pubblicato i risultati è stato Zurich, per la prima volta sotto la guida del nuovo CEO e quindi sotto la lente degli analisti. La qualità dei risultati è stata influenzata positivamente soprattutto da una razionalizzazione dei costi portata dalla nuova strategia del gruppo, quindi la risposta della borsa è stata molto positiva, anticipando come il nuovo corso possa permettere di avvicinare in tempi non molto remoti i massimi del 2015. Anche in questo caso, il rendimento superiore al 6% è un ottimo incentivo per gli investitori esteri, tuttavia, un’attenta analisi dei volumi suggerisce come questo potenziale non sia stato ancora sfruttato.

Spesso la borsa svizzera viene citata proprio in merito al suo rendimento da dividendo particolarmente attrattivo nel confronto internazionale e nel differenziale con il rendimento del decennale della confederazione: la buona traiettoria di questa importante metrica conferma la solidità dell’attuale livello dell’SMI, stabilmente e confortevolmente sopra gli 8'000 punti, un riscontro rassicurante nel contesto geopolitico attuale.

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