ATTUALITÀ SETTIMANALE
14.11.2016 - 12:220

In transizione dal dire al fare

Equity & Fund Analysis BSI

 

Alla vigilia delle elezioni negli Stati Uniti, il consensus degli analisti anticipava un crollo del 10% nell’eventualità di una vittoria di Trump. A causa di questa anticipazione, la borsa ha corretto in entrata prima di iniziare a scontare, in positivo, i vari fattori che potrebbero avere il maggiore impatto sul mercato azionario.

Si apre ora un periodo di mercato ibrido dove gli investitori tendono a scaricare la frustrazione delle riforme non portate a termine o che non hanno sortito gli effetti sperati, alimentando aspettative e richieste per la nuova amministrazione, che già durante la campagna elettorale ha abbozzato alcuni elementi che caratterizzeranno la nuova visione economica.

Vari di questi fattori, qualora implementati al varo di un programma economico da una compagine governativa ancora da definire, avranno un’onda lunga anche sui mercati internazionali, ed alcuni di essi hanno già lasciato il segno sulla borsa svizzera.

L’eventualità di una elezione di Trump, che tanto era temuta dagli investitori internazionali, era in realtà una doppia opportunità per la borsa svizzera, in quanto proponeva due scenari vincenti: se il consensus si fosse rivelato esatto, quindi ci fosse stata una correzione generalizzata delle borse, l’SMI sarebbe stato una valvola di sfogo privilegiata dato il suo carattere difensivo, mentre se (come poi verificatosi) l’elezione di Trump avesse generato una reazione positiva dei mercati, ci sarebbe stato un forte catalizzatore al rialzo per i titoli farmaceutici, molto esposti al programma elettorale della Clinton e dunque molto sottovalutati e sotto pressione nel corso del mese di ottobre.

Il verificarsi del secondo scenario ha finalmente dato corpo a una rotazione settoriale, la stessa che per altri motivi avevamo auspicato come elemento decisivo per mantenere l’SMI in prossimità degli 8'000 punti. L’indice ha puntualmente beneficiato del rimbalzo ed è stato tra i mercati più in evidenza della scorsa settimana, ed anche uno dei più richiesti. Abbiamo infatti notato un vistoso incremento dei volumi generato soprattutto dai flussi degli Hedge Funds, che erano sottopesati in titoli farmaceutici e che hanno dovuto dapprima coprire le allocazioni “short” ed in seguito riposizionarsi su un settore che improvvisamente è diventato attrattivo e sulla bocca di tutti, riportando Roche e Novartis tra le preferenze degli investitori internazionali.

Smaltito l’entusiasmo dei primi giorni, e rimodellate le allocazioni degli istituzionali, attendiamo un consolidamento dei nuovi equilibri e una normalizzazione dei volumi, indispensabile per determinare le tendenze che caratterizzeranno il nuovo anno borsistico. In questo senso, la parabola disegnata dalla volatilità non è rassicurante, in quanto replica la configurazione di pre-allarme delle precedenti e recenti situazioni. Riteniamo che sarà decisivo conoscere l’assetto della futura amministrazione US per determinare se i proclami del “dire” saranno materializzati dalle implementazioni del “fare”, che con in mezzo l’Atlantico hanno per ora ridato linfa e ossigeno alla borsa elvetica.

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