MERCATO AZIONARIO SVIZZERA
18.10.2016 - 08:330

Il gigante, lo speciale, e infine la discesa

L'attualità settimanale, Equity & Fund Analysis BSI

 

L’analogia con la disciplina sportiva dello sci alpino bene illustra la dinamica dell’SMI dall’inizio dell’anno. I primi due trimestri hanno proposto un’oscillazione dell’indice con un’ampiezza di 800 punti, andando a toccare a tre riprese il limite inferiore dei 7'600 punti. In seguito all’ennesimo rally di recupero, dispiegatosi durante tutto il mese di luglio, l’oscillazione si è fatta sempre più stretta, in termini di ampiezza di variazione e di livello di supporto, saldamente sopra gli 8'000 punti.

Questo fino all’inizio di ottobre, dove il movimento dell’indice è stato sempre più orientato al ribasso e l’SMI ha inanellato una serie consecutiva di sessioni negative che hanno interrotto la parabola disegnata dall’indice durante l’estate.

In questo frangente di mercato, è purtroppo mancato il contributo dei titoli difensivi, la componente più pesante dell’indice. In loro assenza, è inevitabile che l’SMI si stia avviando verso una discesa che auspichiamo di breve durata, ma che è giustificata da alcune considerazioni che evidenziano dinamiche sfavorevoli.

In ordine sparso, iniziamo dall’impatto indiretto subìto da Nestlé dopo che la diretta concorrente Unilever ha dovuto fronteggiare la reazione di Tesco all’intenzione di aumentare i prezzi in UK per compensare il recente deprezzamento del GBP. Fortunatamente, il mercato elvetico non è troppo esposto all’UK, ma i risvolti di questa disputa lasciano intendere come la posizione della Svizzera, fuori dall’UE ma con una moneta forte, sia costantemente a rischio nella sua componente export.

Tra gli elementi che potrebbero destabilizzare il mercato segnaliamo il petrolio, che ha ripreso una traiettoria ascendente da ormai un mese, raggiungendo un livello critico oltre il quale la componente energetica potrebbe iniziare ad avere un impatto concreto sull’inflazione e dunque sui tassi, oltre che sui costi delle aziende e dell’economia in aggregato.

Legata ai tassi vi è anche la dinamica del USD, che in settimana si è apprezzato con l’aumento delle probabilità di un rialzo a novembre. A sostenere questa tesi vi sono buoni dati macro e la scadenza della riunione della Fed, convenientemente ad una data successiva all’esito elettorale. Ne beneficiano i titoli bancari, che lo scorso venerdì hanno potuto rimbalzare sospinti dai buoni risultati presentati dagli istituti americani, alimentando l’ultima sessione dell’SMI che ha parzialmente risolto una settimana difficile.

Le elezioni US rivestono importanza anche per l’azionario svizzero: dovesse prevalere Hillary Clinton, come i sondaggi lasciano intuire, vi sarebbe un presidente che promette di battersi per limitare i prezzi dei medicamenti, e quindi anche il potenziale di apprezzamento di Novartis e Roche, un catalizzatore negativo che a medio termine inibirebbe le ambizioni dell’SMI di rimanere stabilmente sopra gli 8'000 punti e che quindi lascia presagire un periodo d’incertezza per la borsa svizzera, che dopo vari slalom, potrebbe materializzarsi in una discesa.

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