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L'OSPITE
20.02.2017 - 12:000

Prima le persone: imprenditori e manager nella gestione del personale ed il cambiamento culturale

Morena Ferrari Gamba, Consigliera comunale di Lugano

53 anni, venti anni di attività in azienda, con provata ed importante ricaduta finanziaria per la stessa, due figli agli studi…. licenziato senza alcun indennizzo particolare, per riorganizzazione (non praticata), accompagnamento alla porta come un ladro!

30 anni di attività, cresciuto in azienda, carriera e ottimi risultati, rientra da un viaggio di lavoro, colloquio e accompagnamento alla porta, licenziamento immediato per riorganizzazione e razionalizzazione dei costi.

Questi sono due esempi, un po’ estremi, ma danno un’idea di come sia mutato nel tempo il mondo del lavoro. Soprattutto di come è cambiato il quadro dei rapporti tra azienda e collaboratori, con metodi e atteggiamenti che abbiamo acquisto dalla lontana America, e stridono in una Svizzera che ha costruito la sua società su basi salde di equità e valore individuale, sia per chi fa impresa sia per chi vi partecipa.

Forse siamo giunti ad un punto in cui si dovrebbe tornare ai fondamentali, come in verità in tutta la vita sociale! Alla parola “efficacia” ed “efficienza”, sarebbe bene aggiungere “etica”, perché si è persa per strada la parte umana in tutte le nostre attività, compresa quella lavorativa.

Si enfatizzano molto i termini come “capitale umano”, gestione delle risorse umane, responsabilità sociale, ma bisognerebbe chinarsi di più sul loro vero significato e sui concetti che dovrebbero rappresentare.

L'utilizzo stesso dell'espressione "capitale umano", come fonte di ricchezza economica e finanziaria è fare una semplificazione e un’astrazione di ciò che c’è dietro: la persona! Le persone non sono oggetti da patrimonializzare, privi della loro essenza, della loro fragilità, dei loro sentimenti e della loro capacità di dare e di creare. Le persone non sono prodotti che si deprezzano con il tempo e con l'uso. Il termine “capitale umano” non può in nessun modo esprimere la stessa forza. Non solo, ma con “persona”, pensieri e atteggiamenti cambiano del tutto.

Su questo tema si innesca facilmente il discorso della vera Responsabilità Sociale, di cui tanto si parla, e che dovrebbe premiare le aziende che si preoccupano dell’impatto che la propria attività ha su ambiente e società. Ebbene, le scelte di licenziamenti facili, abusi sui salari, mobbing, assunzioni poco chiare, e così via, sono scelte che hanno un grande impatto economico e sociale. E’ quindi necessario cambiare atteggiamento, o meglio, è ora di ritornare a quelle pratiche e principi di base, comuni ai grandi imprenditori, che spesso mancano ai così detti manager. Oggi le aziende sono sempre più spesso in mano a manager. Essi sono pragmatici, preparati e lavorano per l’efficienza dell’azienda, ma non rischiamo molto del loro.

Gli imprenditori sono appassionati, credono fortemente in quello che fanno e la loro passione si tramuta in una forza trainante per tutto l’ambiente circostante.

Rischiano il loro capitale, la loro stessa esistenza, perché convinti di ciò che fanno, a confronto dei manager che il più delle volte sono appassionati dell'importanza del loro lavoro e dei propri benefici. L’imprenditore è quello che nei momenti difficili non guarda solo il profitto, ma fa delle scelte per il bene più importante che è la sua impresa e suoi collaboratori. Tutto questo si tramuta quasi sempre in un atteggiamento diverso nella gestione delle persone, a cui l’imprenditore dà spesso un peso più grande. E’ più facile trovare collaboratori di lunga durata o un maggiore attaccamento nelle aziende dove c’è un imprenditore. Vorrà pur dire qualcosa.

Non è sempre così? Certo che no. Ma quanto visto negli ultimi anni ad opera di manager freddi, che hanno addirittura trascinato al fallimento intere aziende, porta facilmente a queste conclusioni. Per questo, in tempo di crisi, forse è giusto fare una seria riflessione sul senso di quello che intraprendiamo, sull’impatto che possono avere le nostre azioni e sulle responsabilità che ci dobbiamo assumere. Perché le aziende sono fatte di presone e quindi di noi tutti.

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Ultimo aggiornamento: 2017-12-14 10:50:29 | 91.208.130.87