INTERVISTA
22.06.2012 - 07:050

"Dopo 20 anni ci chiamano ancora Game Boy"

Il gruppo demenziale spiega quanto oggi sia difficile vendere musica: "Sopravviviamo grazie ai live"

LUGANO – Solo folli, comici e demenziali. I Gem Boy, gruppo che più di altri ha saputo portare al successo la musica demenziale attraverso scanzonate parodie di brani di artisti famosi o di sigle di cartoni animati, torna in Ticino in occasione dell’Open Air Palagnedra. Per l’occasione abbiamo sentito Max Vicinelli, tastierista del gruppo che, oltre a parlarci degli ultimi impegni, si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa.

20 anni di carriera durante i quali alcuni componenti sono andati e altri sono arrivati. È difficile tenere insieme un gruppo per così tanto tempo?
“Le complicazioni non sono mancate. Durante questi anni ci sono stati momenti di sconforto e momenti in cui invece ci si credeva un po’ di più. Diciamo che la caduta delle case discografiche, a parte per i soliti famosi/e, ha un po’ destabilizzato il mondo della musica. In ogni caso cerchiamo di andare avanti e ci divertiamo. L’importante è crederci”.

Quindi il vostro compito, che è poi anche quello di far ridere, diventa ancora più difficile
“Infatti. A differenza di chi fa un genere “normale”, abbiamo questo onere aggiuntivo. Perché a volte far ridere pesa, soprattutto quando ti si presentano davanti momenti difficili, anche tragici. Capita insomma di dover suonare e fare la “bella faccia”, ridere e risultare simpatici, quando poi si hanno per la testa ben altri problemi. Però, per carità, ci sono lavori ben peggiori”.

Eppure continua a riuscirvi bene, tanto da approdare nella forma dei Gem Boy Bikini, tu e Carlo,  in una trasmissione televisiva come Colorado Café
“Voglio precisare che siamo in due non per una mossa commerciale, ma semplicemente perché ai tempi andammo in due a fare i provini, per ragioni esclusivamente logistiche. Alla comicità ci siamo avvicinati, inevitabilmente, attraverso Colorado, ma anche con altri progetti non prettamente musicali”.

Come si può vedere con “Iros”, il vostro primo lungometraggio
“Diciamo di sì. Grazie al comico bolognese Bob Ferrari, autore della sceneggiatura e regista, ci siamo impegnati in questo progetto completamente gratis per un anno. I risultati sono quelli che sono (ride), ma, insomma, l’abbiamo fatto divertendoci”.

In Ticino siete stati poco tempo fa con il tour, rodato e di successo, assieme a Cristina d'Avena. Com'è lavorare con lei?
“Ci troviamo abbastanza bene. L’unico neo è che, sia artisticamente che riguardo alle esperienze passate, siamo agli antipodi. Eppure il bello di questa unione è proprio questo.  Il rapporto con lei è divertente e i concerti vanno molto bene”.

E durante il concerto a Mendrisio avete suonato anche “Ki ti kissa”...
“Che non è una sigla di cartoni animati, ma un pezzo tratto da “Gagoni”, il nuovo disco, al quale lei ha collaborato e dove Mirko, dopo anni, chiama Licia dalla prigione promettendo di sposarla in cambio del pagamento della cauzione. Il brano, che prende in giro Cristina, le è piaciuto a tal punto da aver deciso di inserirlo nello spettacolo”.

Hai citato “Gagoni”, l'album che festeggia i 20 anni di carriera. Eppure c’è ancora chi vi chiama Game Boy…
“(Ride) Infatti la prima traccia del disco parla proprio di questo. Capita ancora adesso e alla fine è diventato il pretesto per scriverci una canzone: “Si scrive Gem Boy”, per l’appunto”.

Un album tra l’altro ricco di partecipazioni…
“Oltre a Cristina D’Avena hanno collaborato il pornoattore Franco Trentalance, Belen Rodriguez, Buzz… Un po’ per forza di cose visto che stavamo registrando il disco proprio durante l’ultima edizione di Colorado. Abbiamo chiesto chi volesse partecipare e il risultato è quello che si può vedere e ascoltare”.

Hai parlato di crisi delle case discografiche. Questo vuol dire che…?
“Che a livello discografico abbiamo smesso di avere aspettative già da tempo. Tutto quello che facciamo adesso è creare il disco e registrarcelo a casa. Per quello che riguarda produzione e distribuzione, abbiamo deciso di fornirci di un server sul quale gestire gli mp3 che mettiamo su iTunes. E basta. Tanto se non hai milioni di euro per passare i pezzi sui network non vai da nessuna parte. Se i pezzi si comprano bene, altrimenti poco male. Le spese sono limitate e noi campiamo di live. Se pubblicassi i rendiconti semestrali degli mp3 venduti…A malapena ci paghiamo una cena”.

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