I due autori: Valentina Giuliani e Marco Jeitziner.
CANTONE
29.12.2017 - 06:010

“Noi”, storie in equilibrio sul confine italo-svizzero

È nelle librerie da qualche settimana “Noi - Racconti a due voci tra Italia e Canton Ticino” (Armando Dadò Editore), scritto a quattro mani da Valentina Giuliani e Marco Jeitziner

LUGANO - Valentina - attraverso Giulia, il suo alter ego - e Marco raccontano le loro esperienze “in equilibrio” sul confine italo-svizzero. Valentina è una docente italiana che oltrepassa la frontiera ogni giorno per insegnare tedesco in una scuola media del cantone, mentre Marco, un giornalista ticinese, narra il suo «peregrinare nella vicina penisola».

Venti i capitoli (dieci a testa), in cui i due autori affrontano gli stessi temi - il lavoro, la cultura, la mobilità, il cibo, i rapporti umani - con un approccio e sensibilità differenti, con l’intento di sfatare vecchi stereotipi e luoghi comuni.

Un libro leggero, molto veloce e, soprattutto, di piacevole lettura, che porta nero su bianco esperienze vissute, in un modo o nell’altro, alla fine, anche da tutti… noi.

Negli scorsi giorni abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i due autori...

Valentina, l’idea alla base del libro è tua. Da cosa è scaturita?

«Fonte di ispirazione è stata la mia esperienza di vita e di lavoro in Ticino e il mio desiderio di raccontare un Paese che amo e che troppo spesso è conosciuto superficialmente».

E del coinvolgimento di Marco, cosa vuoi dirmi?

«La visione di Giulia, italiana che varca la frontiera ogni giorno e si confronta con mentalità, abitudini, costumi diversi, non sarebbe stata completa senza la parte di Marco, giornalista ticinese che racconta avventure e peripezie nel suo peregrinare per l'Italia. All'amico giornalista è toccato il compito di scrivere sugli italiani da un'ottica e una prospettiva opposta e speculare rispetto a quella di Giulia. Ne è nato un duetto a distanza che nel libro si traduce in capitoli alternati sugli stessi temi. Lavorare con Marco è stato oltre che piacevole molto stimolante e costruttivo».

E tu, Marco, come hai accolto la richiesta di Valentina?

«Con molto entusiasmo! Coltivavo da tempo il sogno di pubblicare un libro e l'idea intelligente di Valentina, che ringrazio tuttora, mi è subito piaciuta».

Valentina, nel libro Giulia è il tuo alter ego: perché questa scelta?

«Inizialmente, il testo era stato scritto in prima persona e doveva terminare con la sola mia parte. Nella rilettura di quella che sarebbe stata una mera autobiografia ho sentito tuttavia tutti i limiti di una osservazione parziale e soggettiva della realtà. Da qui la necessità non solo di allargare la prospettiva coinvolgendo Marco, ma anche di guadagnare quella giusta distanza, utile a commentare la realtà in modo lucido e fecondo».

C’è un capitolo in particolare a cui siete più legati?

Valentina: «Sono legata al capitolo sugli incontri. Mi piace tratteggiare in modo ironico e divertente le piccole grandi manie di ciascuno di noi: indagare l'animo, cercare oltre le apparenze, arrivare al cuore di chi ci parla e ci ascolta, rimanendo curiosa del mondo».

Marco: «Direi l'ultimo, “L'Italia che non vediamo”, perché racconta fatti di cui si parla troppo poco o per niente, e perché cito alcune storie vere di emigrazione moderna in Ticino che reputo esemplari, toccanti e fonte di riflessione».

Quali le maggiori difficoltà durante la stesura del testo?

Valentina: «Il libro vuole essere una testimonianza dell’osservazione attiva e partecipe come feconda premessa per sfatare tanti luoghi comuni e pregiudizi. Proprio dove le differenze profonde e radicate si celano dietro le bonarie apparenze di una parentela sempre esibita, serve l’occhio acuto del testimone per spezzare il cerchio delle interpretazioni stereotipate. Non è stato facile avere quello sguardo. Ciascuno di noi si porta dietro e dentro un background culturale ed un vissuto che non possono non condizionare il nostro approccio alla realtà e la nostra visione del mondo. Speriamo, nel nostro piccolo, di aver contribuito a far sì che ticinesi ed italiani si conoscano meglio e si capiscano di più».

Marco: «La sintesi. Anche se posseggo questo dono come giornalista, parlare di un Paese grande, importante e variegato come l'Italia in poche pagine non è semplice! Ho dovuto ovviamente fare delle scelte e accettare dei compromessi. Non mi pento di nulla, anzi, come svizzero continuerò a viaggiare in Italia per conoscerla ancora meglio e spiegare agli italiani chi siamo noi svizzeri italiani».

E della scelta del titolo che volete dirmi?

Valentina: «Il titolo “Noi” ha una doppia valenza: da una parte è un riferimento chiaro, esplicito, forte all'Italia e al Ticino, dall'altra riflette le due diverse scritture: quella “morbida”, femminile, poetica di Giulia e quella provocatoria, irriverente e tranchant di Marco».

Marco: «È azzeccatissimo! È stata un'idea dell'ultimo minuto di Valentina che ho approvato subito. È un “Noi” antropologico, culturale e di genere, a tutto tondo insomma, in cui possiamo specchiarci per capire meglio noi stessi. Ed è un “noi” che, in quanto svizzeri (italiani), non può farci che bene in termini di apertura e di confronto. Per questo al pubblico ticinese ne consiglio caldamente la lettura!».

Il libro - immagino - avrebbe potuto raccogliere molti più capitoli… Ne sono stati scritti altri e per il momento tenuti da parte?

Valentina: «In questo momento mi piacerebbe innanzitutto poter tradurre in francese e in tedesco questo piccolo libro in modo che anche un'altra
parte della Svizzera possa avvicinarsi a temi e argomenti molto sentiti in Ticino e nelle zone di confine con l'Italia. Poi la mente corre e le idee sono tante perché Valentina, come Giulia … “non si ferma mai”».

Marco: «Beh, visto il tema e il taglio del libro si potrebbero scrivere tomi interi! Ma volevamo qualcosa di agile e leggero, per non annoiare, e senza troppe pretese intellettuali. Personalmente preferisco i libri brevi: non servono 400 pagine per dire quello che si pensa! Non ci sono avanzi nel cassetto su questo tema, ma non escludo che Valentina, energica e propositiva com'è, possa avere un giorno nuove idee... Chissà...».

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