LOCARNO
28.09.2017 - 06:020

«Non odio le donne, sono esseri superiori. Che rompono le balle»

Il comico Antonio Ornano, prossimamente a Locarno con il suo “Crostatina Stand-Up” si racconta: «Nella vita sono malinconico, il teatro mi ha salvato»

LOCARNO - Porterà sul palco l’aggressivo professor Tomaselli e il nevrotico marito di “Crostatina”, ma non solo. Antonio Ornano, comico forgiatosi sul palco di Zelig, ha in serbo il meglio di suoi personaggi per lo spettacolo “Crostatina Stand-Up”. Al Teatro di Locarno, il prossimo 13 ottobre metterà in scena un maschio, quello contemporaneo, che per sua stessa ammissione «non è più tanto alpha».

La tua è una comicità che pesca un po’ da quella rabbia repressa che molti hanno, penso all’etologo Tomaselli, che odia gli animali domestici
«Mi ha sempre fatto ridere un certo tipo di cattiveria, quel cinismo alla “Aldo Giovanni e Giacomo”, per intenderci. Il professor Tomaselli, nasce da un mio amico, Francesco Tomasinelli, che di professione fa realmente l’etologo. La sua caratteristica è proprio quella di utilizzare un linguaggio forbito, anche tecnico, per poi scadere nel becero. Sui delfini una volta mi disse: “sono degli stupratori di mer..”. Una sera stavo facendo la sua imitazione tra amici. In quell’occasione è nata l’idea di portare il personaggio sul palco».

Questa aggressività con il tempo è andata stemperandosi. Il tuo personaggio ha subito un’evoluzione nel corso degli anni, come anche il tuo stile
«Diciamo che lentamente sono passato a una comicità più personale, che pesca dal mio vissuto. Il passaggio difficile è stato quello di evitare il tono predicatorio. Che è una cosa che detesto. Se devo lanciare un messaggio, sbaglio. Il racconto non deve essere ideologico. Piuttosto deve suggerire qualcosa attraverso la risata. Per questo racconto le cose che conosco. Le vicende su Crostatina nascono dal rapporto con mia moglie. Quando parlo di tradimenti, inevitabilmente, mi riferisco a storie che mi sono state raccontate. Se parlo di figli ovviamente ci metto il mio vissuto di genitore».

Dai tuoi pezzi emerge un rapporto con la donna quasi conflittuale. Sicuro che al pubblico femminile faccia piacere che tu parli della donna come di una… rompiballe?
«In realtà sono proprio le donne le prime a ridere nei miei sketch. Evidentemente perché si identificano. A dire il vero io ho un’adorazione viscerale nei confronti delle donne. Trovo che la parte perdente, inferiore, sia quella maschile, che ha la fortuna di avere affianco una creatura splendida. La donna ti dona equilibrio, profondità. Poi a volte rompe i coglioni, ma quello è lo scotto da pagare».

Nella vita privata resiste il comico oppure c'è un altro Antonio?
«Non sono quel tipo di comico che fuori dal palcoscenico è ugualmente brillante. Nella vita privata sono più riflessivo, direi persino malinconico. Trovo, piuttosto, che il palcoscenico, assieme all’umorismo, siano stati per me una terapia fondamentale. Mi ritengo una persona un po’ storta, fragile. Probabilmente senza il teatro avrei avuto bisogno di andare in terapia. Ma forse ne ho bisogno lo stesso».

Se si pensa che nasci teatrante, laureato in giurisprudenza… forse sì
«Il teatro è stato il mio primo amore. Ma non sono mai stato uno che ha vissuto esclusivamente per quello. Ho sempre seguito un doppio binario, forse perché non sono una persona particolarmente coraggiosa. E così, dopo essere stato scartato dal Teatro Stabile di Genova, ho fatto l’università. Che non mi piaceva neanche tanto. Tant’è che fino a 2 anni fa ho lavorato in Camera di commercio. parallelamente è arrivato Zelig. Lì ho visto che quello del comico poteva essere un mestiere e ho deciso di buttarmi. Non so per quanto funzionerà, ma sto facendo ciò che amo. Per fortuna, male che vada, c’è mia moglie che ha un lavoro stabile e rispettabile».

Se i tuoi figli ti dicessero: «Papà voglio fare il comico»?
«Ne sarei molto contento. Indipendentemente dal successo o meno, il palcoscenico ti restituisce molto. In realtà spero semplicemente che abbiano la fortuna, come l’ho avuta io, di fare ciò che li fa stare bene. Qualsiasi passione è salvifica e aiuta convivere con le proprie fragilità».

Quindi speri inseguano i propri sogni?
«In un mio pezzo dico che la vita vera è quella che viviamo nei nostri sogni. È per quello che passiamo la vita intera a rincorrerli. Dopo mille tentativi, al netto delle sfortune, se di quei sogni non ne hai coronato nemmeno uno, o non erano i tuoi oppure devi smetterla di mangiare le peperonata prima di andare a dormire».

Potrebbe interessarti anche
Tags
comico
teatro
crostatina
donne
tomaselli
palcoscenico
sogni
fortuna
palco
vissuto
Copyright © 1997-2018 Ticinonline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - POLICY - COMPANY PAGES - ENERGIA SOLARE

Ultimo aggiornamento: 2018-01-18 20:57:44 | 91.208.130.86