Foto Festival del Film Locarno / Sailas Vanetti
Harvey Keitel parla con il pubblico al Forum.
LOCARNO
07.08.2016 - 16:580

«Tarantino mi svuotò il frigo»

Harvey Keitel, premiato ieri sera in Piazza Grande, svela al pubblico alcuni dettagli della sua lunga e gloriosa carriera

LOCARNO - È considerato da molti il migliore attore di Hollywood e sabato sera, il festival gli ha fatto una bella sorpresa. A insaputa sua e dei seimila spettatori presenti, a un certo punto della presentazione, è salito sul palco il suo amico Abel Ferrara, che gli ha consegnato il Lifetime Achievement Award, riconoscimento alla sua strepitosa carriera.

«Ricordo che la sceneggiatura de "Il cattivo tenente" di Abel era scarna; poche pagine, scritte con caratteri grandi… Volevo buttarla nel cestino. Però la parte della monaca era scritta davvero bene. Era profonda, intensa. Il mio ruolo era soltanto accennato su quel copione. Così, ci mettemmo a definirlo insieme», ricorda l'attore. 

Molti legano il nome di Harvey Keitel al film "Pulp Fiction" nella scena in cui si presenta alla porta di casa di Jimmy (Tarantino): «Sono Mr.Wolf, risolvo problemi!». Keitel però era diventato attore tanti anni prima, nel 1967, con la pellicola di esordio di un suo caro amico, nato e cresciuto a Brooklyn come lui. E l’incontro con il pubblico, avvenuto oggi al Forum, comincia proprio da quel film e da quella grande amicizia. «Ho fatto anche il marine, come Martin, perché ci dovevamo guadagnare qualcosa… - racconta - Un giorno mi chiamò un amico e mi disse di presentarmi a un provino. Non sapevo che fosse un provino per lui. Poi qualcuno mi disse: “Alzati! La vedi quella luce là in fondo? Vai fino lì!”. Così, attraversai quella stanza buia dove c’era solo una lampada accesa. Sembrava di essere in una di quelle stanze da interrogatorio... C’era un tipo che mi chiese più volte di sedermi. Io non lo feci, anzi, gli risposi: “Siediti tu, chi cavolo credi di essere?”. Stavo per mettergli le mani addosso, ero arrabbiato. In quel momento sbucò dal buio Martin che mi disse: “Fermo Harvey, fermo! Stiamo solo improvvisando. È soltanto un provino!”. “Ok Martin, ma dimmelo prima però, non dopo…”, gli risposi». Quel regista era Martin Scorsese e il film “Chi sta bussando alla mia porta”.  «Giravamo le scene a casa sua, di nascosto – continua divertito - e suo padre, che non sapeva nulla, ogni volta ci faceva smontare tutto perché non voleva».

In questi giorni il festival ha riproposto al cinema Ex-Rex “Smoke” di Wang Wayne, un film al quale molta gente è particolarmente affezionata. «Quando lessi la sceneggiatura di “Smoke” scritta da Paul Auster - continua Harvey Keitel - ricordo di essermi annoiato… Era lunga, non finiva mai, eppure sentivo che prima o poi sarebbe arrivato il momento che mi avrebbe colpito: l’essenza di quel film è, forse, davvero nella parte finale».

Inevitabilmente, poi, parla di Tarantino. «Sapete già che è un regista formidabile. Però non so se sapete anche che gli piace mangiare tanto ; lui mangia tutto ciò che trova - rivela Keitel - Lavorava in una videoteca e ci siamo conosciuti personalmente a casa mia. Arrivò per parlarmi di “Reservoir dogs” ("Le iene", ndr) ma mi disse subito che aveva fame. Allora, io aprii il frigo e lui lo svuotò in un attimo. Le altre volte che tornò a casa mia, però, evitai di aprire il frigo davanti a lui...».

Keitel crede fortemente nel cinema indipendente: «Quello che deve muovere un autore è l’autenticità - continua Keitel - Le persone di cui vi ho parlato, sono dei grandi proprio per questo. Fate il vostro cinema e credeteci, senza sognare Hollywood. Pensate a voi e al posto in cui vivete. Possono nascere cose molto più forti. L’Italia, ad esempio, è un Paese che ha un patrimonio cinematografico straordinario. Io ho lavorato con molti registi bravi e “L’albero degli zoccoli” è uno di quei film in cui mi sarebbe piaciuto molto lavorare. Sento e vedo che ci sono registi italiani che finalmente stanno facendo cose importanti per portare avanti questa tradizione».

Scrosciano applausi, poi, quando descrive il momento più bello della sua vita artistica. «Stavo lavorando a teatro e una sera, invece di andare sul palco, andai dalla mia compagna per starle vicino, stava partorendo...».

«Ti senti vecchio?», gli chiede qualcuno dal pubblico. E lui gli risponde:  «Scusami, non ho capito...». «Ti senti vecchio?», ripete la persona. «Beh, amico, non saprei, anche tu non sembri così giovane…».

 

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