TEST DRIVE
08.06.2017 - 10:360

VW Golf GTI Clubsport – La prova su strada

Nata per celebrare il quarantesimo, è stata subito eclissata dalla più specialistica ‘Clubsport S’. Provata brevemente in pista, non l’avevamo ancora guidata su strada. Che sia la sua rivincita?

È passato esattamente un anno e mezzo da quel giorno in cui provai tra i cordoli di Potrimão la Golf GTI Clubsport. Non parlo della ancora più estrema Clubsport S che qualche tempo più tardi avrebbe centrato un nuovo record quale vettura di serie a trazione anteriore più veloce lungo la Nordschleife (poi a sua volta battuto come un circolo vizioso), bensì della più normale Clubsport. In quell’occasione scrissi che la Clubsport era, a dire il vero, la GTI come avrebbe sempre dovuto essere sin dalla sua versione d’accesso: veloce, con un bel carattere, emozionante senza mettere in pericolo chi la guida, messa a punto con cura. Mi promisi tuttavia che, per darle un giudizio finale, avrei aspettato di poterla provare su strada, nella vita reale, cioè per quel mondo per cui la GTI è stata concepita.

 Per farlo ho purtroppo dovuto aspettare più del dovuto, e dato che l’inverno non è mai un buon momento per spremere a fondo un’automobile prestazionale ho deciso di aspettare nuovamente l’arrivo della bella stagione. L’approccio con la Clubsport è positivo già soltanto mettendosi al posto di guida, che è incentrato nella vettura e fa sentire il conducente ben avvolto nei sedili a guscio impugnando un volante rivestito in Alcantara. Sono piccoli dettagli che però ti fanno sentire più connesso e integrato nella vettura che non semplicemente un’entità alla guida della stessa.

Questo primo impatto, assolutamente positivo, relativo alla differenziazione dalla GTI dei  comuni mortali (Performance compresa) ti fa partire con il piede giusto. Anche perché contrariamente a quanto si potrebbe pensare (o meglio: a come l’industria automobilistica ci ha negativamente abituato) le componenti tecniche della Clubsport sono state riviste in profondità. Forse la meno interessante di tutte è proprio il motore, che è sempre il ‘solito’ EA888 con potenza incrementata a 265 cavalli, i quali con l’acceleratore a tavoletta possono raggiungere per 10 secondi la quota temporanea di 290. Così facendo ci si impiega da un lato 5,9 secondi per toccare i 100 km/h partendo da fermo, dall’altro si raggiungono 249 km/h di velocità massima. Ma come dicevo gli aspetti interessanti stanno altrove, più precisamente al reparto sospensioni. Per ottenere i valori di emissioni migliori possibili, nessuna Golf GTI ‘normale’ può permettersi di generare deportanza in quanto questo incrementa il consumo di carburante. La Clubsport fa eccezione e difatti le caratterizzazioni estetica, in particolare l’alettone posteriore e lo splitter anteriore, generano una percettibile deportanza una volta superati i 120 km/h, con il primo ad avere un’influenza più sensibile del secondo. Cosa centra questo con il reparto sospensioni? Ora ve lo dico. Solitamente l’avantreno, dovendo subire maggiori sollecitazioni a causa delle torsioni causate da motore e trasmissione, è più rigido rispetto al retrotreno. Dato però che la Clubsport è in grado aggrapparsi maggiormente al suolo con l’aiuto dell’aerodinamica, i tecnici hanno potuto rivedere radicalmente l’assetto (nel concetto, non nella rigidità) rendendo più rigido il retrotreno rispetto all’avantreno.

Nonostante ci assicurino che la rigidità in termini assoluti non sia variata, nell’uso quotidiano le sospensioni sono tangibilmente più rigide già nella modalità ‘Comfort’. Un’impostazione di questo tipo (cioè con l’avantreno più morbido rispetto al retrotreno) permette altresì di ottenere un maggiore grip meccanico, fatto che appare evidente sin dalla prima sezione di curve affrontate con il passo giusto: qualsiasi imput si tramuta in reazione ben precisa attuata cercando di aggrapparsi più che può all’asfalto. Parte del merito va anche a pneumatici che armonizzano bene con l’insieme della vettura, ma non appena la strada diventa più aperta, le curve più ampie e il ritmo più incalzante si sente ben presto il desiderio di vestire i cerchi in lega forgiati con gli opzionali Michelin Pilot Cup 2, tanto è orientata alle prestazioni.

Preso dall’enfasi della rapidità con cui la Clubsport raggiunge velocità censurabili, inizialmente faccio un po’ fatica ad abituarmi a quello sterzo che mi sembra sempre un po’ troppo leggero ma apprezzabilmente comunicativo rispetto alla GTI Performance. Finirà poi con il dimostrarsi equilibrato, seppure non rapidissimo. Apprezzo invece sin da subito la percezione che ho dei suoi movimenti e di come mi comunichi la sua predisposizione (o meno) ad affrontare una data tipologia di percorso, evidenziando un grande impegno nello stretto ma finendo poi per stupirti nel veloce. Ad essere responsabile di ciò è anche il differenziale autobloccante, che pur non essendo “cattivo” (e quindi incisivo) come altri si impegna per mantenere la traiettoria impostata pur non riuscendo ad evitare del tutto il pattinamento. La soluzione? Selezionare un rapporto successivo, tanto il propulsore è talmente corposo da poterselo permettere. Ed è così, per l’appunto, che trovi spesso innestata la terza o ancora meglio la quarta, e più cresce la velocità maggiore diventa l’autorevolezza che dimostra nel suo comportamento, mettendo in evidenza quanto le piaccia essere guidata al limite, anche tirando ogni singolo rapporto fino al limitatore come si farebbe con molte sportive vere. In tutto ciò il due litri mette sempre in evidenza una bella spinta e l’impianto frenante non conosce fatica.

Più volte mi sono chiesto, tra una sezione di curve e un’altra, quale sia lo stile di guida che prediliga. Domanda a cui non è facile dare risposta… Sembra infatti accettare di essere spremuta fino in fondo, sia apprezzare una guida decisa, ma fluida. In ogni caso riesce sempre a ripagarti. A più riprese, analizzando le sue reazioni e i suoi comportamenti, ho come l’impressione che la Clubsport sia la sintesi di una GTI Performance in cui un pilota ha cercato di migliorare tutto ciò che già c’era a disposizione, senza stravolgerla. C’è un’aerodinamica degna di questo nome, c’è il grip meccanico, c’è una potenza incisiva, ma d’altro canto c’è anche il controllo e la facilità di guida con cui puoi entrare ben presto nelle sue corde. Con un solo rammarico legato al fatto che la Clubsport è allo stesso tempo due vetture: da un lato una GTI apprezzabile anche da chi è particolarmente esigente mentre spreme un’automobile tra le curve e per questo può sacrificare un po’ di comfort e accettare consumi più alti (cioè il purista), dall’altro è una GTI ‘base’ come  avrebbe dovuto sempre essere, senza sconfinare nel territorio della Clubsport S. E infatti, fosse stato per me, il retrotreno avrebbe potuto essere anche un po’ meno saldo rispetto a quanto lo sia ora. Ma forse è giusto così. In fondo l’esperienza di guida di una GTI Performance non ti lascia granché, mentre una Clubsport – pur non facendoti ridere – ti fa quantomeno dire: wow!

 

SCHEDA TECNICA

Modello, versione VW Golf GTI Clubsport
Motore 4 cilindri in linea, 2 litri, 265 cv, 380 Nm
Trasmissione Cambio doppia frizione a 7 rapporti, trazione anteriore
Massa a vuoto 1'395 kg
Accelerazione 0-100 km/h 5,9 secondi
Velocità massima 249 km/h
Consumo medio 6,7 l/100 km
Prezzo 41'250 CHF

 

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