Keystone
ITALIA
03.11.2017 - 19:000

Accordo di Parigi, un anno dopo: «Avanti nonostante gli USA»

L'intesa - che sarà operativa dal 2020 - ha dovuto superare momenti difficili nel corso dell'ultimo anno. A Milano arriva il 'G7 Salute', a Bonn la 23/a Conferenza internazionale sul clima

ROMA/MILANO - L'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi compie un anno: l'intesa sui cambiamenti climatici era stata raggiunta a dicembre 2015 al vertice mondiale delle Nazioni Unite, la ventunesima Conferenza delle parti (la Cop21) ma la sua entrata in vigore era legata a una soglia minima di ratifiche da parte dei Paesi firmatari, almeno 55; cosa che è stata raggiunta proprio un anno fa, il 4 novembre del 2016, e che adesso è stata abbondantemente superata con 169 Nazioni che lo hanno "bollinato".

L'accordo - che sarà operativo dal 2020 - ha però dovuto superare momenti difficili nel corso dell'ultimo anno, ha spiegato il Kyoto club - che ha celebrato il primo anniversario con un convegno alla Camera dei deputati italiana - quando il presidente Usa Donald Trump ha deciso di abbandonarlo. Eppure «nonostante la 'perdita' degli states con la retromarcia federale di Trump - ha ricordato Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto club - gli Usa vedono un proliferare di azioni dal basso da parte di città, Stati e imprese che contrastano quella decisione. Adesso tocca all'Europa dare un segnale chiaro se vorrà mantenere la leadership della battaglia climatica».

«Quella della lotta al cambiamento climatico è la questione politica più importante del nostro tempo, non c'è nulla che possa avere la precedenza su questo - ha osservato la presidente della Camera Laura Boldrini, ricordando il record raggiunto dai livelli di CO2 - dobbiamo concepire la politica come l'arte del futuro e pensare ai nostri figli. Io ho paura e temo che si stia arrivando a un punto di non ritorno». Non è un caso che i cambiamenti climatici, insieme con smog ed emissioni di CO2, saranno al centro del 'G7 Salute' che si aprirà lunedì a Milano: «Porteremo un programma ambizioso su basi scientifiche» per avere risposte sugli impatti 'climatici' sulla salute.

«Anche UE deve fare di più» - «Anche l'Unione Europea deve impegnarsi di più, perché sulla riduzione delle emissioni, necessaria per mantenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi, la meta è ancora lontana». È di questo avviso Patricia Espinosa, presidente del segretariato sul Clima dell'ONU (UNFCCC).

In un'intervista alla Faz, in vista della prossima Conferenza dell'ONU sul clima Cop23 a Bonn, afferma: «Non siamo ancora dove vogliamo essere. Ciascuno deve aumentare le sue ambizioni, anche l'UE. Speriamo certamente che l'Unione Europea si dia degli obiettivi ambiziosi. Il progresso tecnologico può permettere agli Stati europei di porsi obiettivi più importanti. Questo porterebbe un grande passo avanti».

Sull'uscita di Washington dall'accordo di Parigi, decisa da Donald Trump, per Espinosa non è detta l'ultima parola: «Sappiamo tutti che l'America non può uscire prima del novembre 2020. Per questo - afferma - io conto sul fatto che gli USA continueranno a partecipare. E spero che lavoreranno in linea con l'intesa di Parigi. Sono fiduciosa del fatto che abbiamo tempo per consultarci e andare incontro alle loro esigenze».

Da lunedì prossimo si terrà in Germania, a Bonn, la 23/a Conferenza internazionale sul clima. La presidenza sarà affidata alle Isole Fiji, arcipelago del Pacifico che rischia di sparire per l'innalzamento degli oceani dovuto al riscaldamento globale. Dal 6 al 17 novembre circa 25'000 persone, provenienti da 195 nazioni del mondo, sono attese nell'ex capitale tedesca. Dopo l'accordo sul clima di Parigi del 2015, si devono stabilire le regole per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti, in un regolamento che dovrà essere chiuso entro il 2018.

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Ultimo aggiornamento: 2017-11-18 00:15:11 | 91.208.130.87