CANTONE
09.03.2016 - 06:040

Quanti pregiudizi nel mondo del lavoro. «Ma io me ne frego»

Storie di donne che osano sfidare le convenzioni e scelgono professioni "maschili"

LUGANO - Giulia Cavadini, 24 anni di Roveredo Capriasca, sa cosa vuol dire essere unica. Unica iscritta al primo anno della sua formazione. Unica donna della propria classe. Unica aspirante scalpellina del canton Ticino. E, ad apprendistato concluso, «fra ormai quattro anni», unica – o prima – “restauratrice di materiali lapidei”.

Che cosa sogno? Lavorare la pietra con le mani - Professione che attualmente non esiste: lei ha deciso di inventarla e una volta a settimana entra in classe con altri cinque maschi del secondo anno, che hanno scelto future occupazioni analoghe ma non identiche alla sua, accorpati per comodità in una sola aula. «Sono già restauratrice, ma di una cosa sono sempre stata certa: farò un lavoro manuale. Si crede a torto che non sia un'occupazione adatta alle donne: ma oggigiorno non è così dura come si pensa. Le macchine aiutano ad alleviare il lavoro più faticoso».

Avevo un po' di paura. Ma poi... - All'inizio, certo, «avevo un po' di paura. Non conoscevo ragazze che si fossero approcciate a professioni maschili. Ma oggi posso dire che sono tutti disponibili con me: anzi, mi fanno i complimenti». Mentre aspetta con pazienza di prendere il diploma, si dedica a paracarri, panchine, fontane, cordoli o marciapiedi della città di Lugano, in un team dove – manco a dirlo – è l'unico volto femminile. 

Qualcuno mi prende in giro: ma non mi scoraggio - Martina Conti di Menzonio, ultimo anno delle medie, potrebbe diventare una selvicoltrice: formazione che quest'anno nessuna donna ha scelto. Destinata a esser sola, minuta al punto che ti chiedi come possa arrampicarsi sopra un albero e potarlo reggendo il peso degli attrezzi, non si lascia intimorire.  «A scuola c'è gente che mi prende in giro: pensano che non ce la farò. Ma io non ho paura dei pregiudizi».

Pazienza se perderò le amiche - S'è innamorata del suo sogno durante un'estate in montagna, sopra Menzonio.  «Ho visto un selvicoltore esono rimasta affascinata. Che agilità, che attenzione nel lavoro: e che imbragatura». In realtà, confessa, «ho sempre amato la natura. Fin da piccola salivo sulle piante. Col tempo, poi, vorrei diventare una forestale come la mia nonna». Pazienza se le sue amiche sognano di fare il liceo o la scuola d'infermiera, pazienza se le perderà di vista. «Loro mi appoggiano».

Il coraggio di essere eccezioni - Poi c'è Jennifer, che vuole fare la meccanica. «Mi piacciono le auto e tutto ciò che ruota intorno a questo mondo». Eccezioni in una realtà scolastica che si proietta sul mondo del lavoro con i suoi numeri da sempre carichi di pregiudizi. Così, fra le 161 professioni dell'industria e dell'artigianato, restano un gruppo sparuto quelle prescelte dalle donne. Due falegnami appena su 98, 2 elettriciste su 324, 4 carrozziere-verniciatrici, 12 giardiniere su 180, quattro pittrici. Quanto a carpentiere, gessatore, meccanico di macchine agricole, muratore, piastrellista, installatore di impianti sanitari, donne non se ne sono viste mai.

Un solo consiglio: "Siate curiose" - «C'è tanta ricchezza che ci perdiamo per colpa di ciò che gli altri si aspettano da noi - riflette Silvia Gada, capoufficio della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica - Ci limitiamo anche solo nella voglia di scoprire quello che potremmo essere. Il mio consiglio è solo uno: coraggio, siate curiose, sfidate i preconcetti». 

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