Keystone
STATI UNITI
13.10.2017 - 19:560

«Non permetterò al regime iraniano di avere armi nucleari»

Donald Trump non intende certificare l'accordo sul programma nucleare. Diverse le reazioni. Rohani e Mogherini: «Non è un accordo bilaterale». Merkel, May e Macron: «Per noi rimane valido»

WASHINGTON - «Non possiamo effettuare questa certificazione» per l'accordo con l'Iran sul nucleare «e non lo faremo». Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump nel discorso alla nazione, sottolineando che dà istruzione alla sua amministrazione «a lavorare con il Congresso e con gli alleati, in modo che il regime iraniano non minacci il mondo con armi nucleari».

L'Iran è sotto il controllo di un regime fanatico, ha continuato Trump, sostenendo che l'aggressione della dittatura iraniana continua anche oggi. L'accordo raggiunto con l'Iran è «una delle peggiori e più sbilanciate transazioni che gli Stati Uniti abbiano mai intrapreso», a suo avviso.

L'Iran non rispetta «lo spirito» dell'accordo sul programma nucleare e questo ha lanciato un'ancora di salvezza politica ed economica alla dittatura iraniana, secondo il tycoon.

Gli Usa lavoreranno con gli alleati per contrastare le attività destabilizzanti dell'Iran e per mettere nuove sanzioni a Teheran, ha assicurato il presidente Usa, illustrando la sua nuova strategia. Trump ha annunciato «sanzioni dure» contro i guardiani della rivoluzione iraniani.

Se l'amministrazione americana non riesce a raggiungere un accordo con il Congresso e con gli alleati su una nuova intesa con l'Iran «allora l'accordo verrà cancellato» ha ribadito Trump, sottolineando che può «revocare l'accordo in qualsiasi momento».

Rohani: «Rispettiamo l'accordo» - «Noi siamo impegnati nel rispetto dell'accordo internazionale». Così il presidente iraniano Rohani in tv, commentando il discorso del presidente Usa Trump sull'accordo nucleare. «Trump non può fare quello che vuole», ha aggiunto: l'accordo è «stato ratificato dall'Onu», non è un accordo bilaterale», ha aggiunto. «Continueremo a rafforzare le nostre capacità di difesa. Le nostre armi ed i nostri missili sono per la nostra difesa. Siamo sempre stati determinati nella nostra difesa e lo saremo ancora di più da ora in poi. Abbiamo provato a costruire le armi che ci servivano e da ora in poi faremo più sforzi per continuare a farlo», ha detto Rohani.
 

Mogherini: «Non è un accordo bilaterale» - L'accordo sul nucleare con l'Iran «non è un accordo bilaterale e non appartiene a nessun singolo Paese, e non è facoltà di nessun singolo Paese mettergli fine», perché questo è stato «unanimemente approvato dall'Onu». Così l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini dopo gli annunci del presidente Usa Donald Trump. «Non possiamo permetterci di mettere fine a un accordo che sta dando risultati» e di cui l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) «ha verificato 8 volte il rispetto», ha continuato.

Germania, Francia e Regno Unito: «Per noi l'accordo è valido» - Germania, Francia e Regno Unito «prendono atto» della decisione del presidente americano Donald Trump di non certificare l'accordo con l'Iran sul nucleare, ma restano per parte loro «impegnate» a rispettarlo e a favorire una sua «piena attuazione da tutte le parti».

Lo si legge in una dichiarazione congiunta di Angela Merkel, Emmanuel Macron e Theresa May diffusa da Downing Street, nella quale si definisce il mantenimento dell'intesa nel "comune interesse nazionale" di Berlino, Parigi e Londra.

«L'accordo sul nucleare è stato il culmine di 13 anni di diplomazia e un passo importante per assicurare che il programma nucleare iraniano non deviasse verso scopi militari», si legge nella nota diffusa dai leader dei tre Paesi europei (garanti con Russia, Cina e Usa dell'intesa).

Merkel, May e Macron ricordano inoltre come lo stesso accordo sia stato «approvato all'unanimità dall'Onu nella risoluzione 2231» e come l'agenzia atomica internazionale (Aiea) abbia «ripetutamente confermato la conformità dell'Iran» al rispetto degli impegni previsti «attraverso verifiche di lungo termine e programmi di monitoraggio». Di conseguenza - pur affermando di condividere con Washington alcune «preoccupazioni sul programma missilistico» di Teheran e su certe iniziative "regionali" dell'Iran - i leader di Germania, Francia e Gran Bretagna «incoraggiano l'amministrazione Usa e il Congresso a valutare le implicazioni per la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati prima di compiere passi che possano minare questo accordo, come la reimposizione delle sanzioni abolite».


 
 

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