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STATI UNITI
08.11.2017 - 20:010

Non solo molestie, Weinstein compare anche nei Paradise Papers

Dalla politica allo spettacolo, dall'economia a due degli atenei più famosi al mondo, la lista delle personalità che hanno investito nei paradisi fiscali si espande a macchia d'olio

WASHINGTON - La lista delle personalità che hanno investito nei paradisi fiscali si allunga giorno dopo giorno. Dalla politica allo spettacolo all'economia, nei cosiddetti 'Paradise Papers' adesso spunta il nome di Harvey Weinstein, il produttore cinematografico già travolto dello scandalo molestie negli Stati Uniti.

E poi emergono i presunti affari di Carlo d'Inghilterra dietro il suo impegno per la causa ambientalista.

Il Guardian, in particolare, rivela nel dettaglio gli affari off-shore di diverse star. A partire proprio da Harvey Weinstein, potentissimo dominus di Hollywood di recente finito in disgrazia per le denunce di molestie sessuali da parte di numerose attrici americane e non solo.

Secondo i nuovi documenti che da giorni vengono diffusi da un consorzio internazionale di media, emerge che Weinstein nel novembre 2001 avrebbe comprato duemila azioni del venture capital attivo nel ramo medico Scientia Health Group Ltd, basato alle Bermuda, poi estinto. Non è chiaro, però, quando Weinstein abbia rivenduto le proprie partecipazioni.

Per restare nel mondo dello spettacolo, si parla anche dell'attore e musicista americano Justin Timberlake, che nel 2015 ha registrato alle Bahamas una società per acquistare immobili. Un'operazione simile è stata compiuta dall'attrice australiana Nicole Kidman e dal marito, il musicista Keith Urban.

La cantante colombiana Shakira risulta invece residente alla Bahamas anche se vive a Barcellona, ed appare come l'unica azionista di una società basata a Malta, il piccolo Stato all'interno dell'Ue che già ha dovuto fronteggiare accuse di essere una sorta di paradiso fiscale. Nelle carte si confermano anche gli investimenti alle Bermuda, datati 1998, di Madonna.

In molti casi gli interessati hanno difeso la correttezza delle loro operazioni e lo stesso Guardian ha sottolineato che non ci sono elementi per dimostrare che le star abbiano agito in modo illegale. Anche se, specifica il quotidiano, è legittimo domandarsi perché tutti questi personaggi facoltosi abbiano agito in questo modo.

Più pesante, invece, è stata la mano dei media britannici sul principe Carlo, accusato di conflitto di interessi. L'erede al trono avrebbe condotto una campagna ambientalista mirata a cambiare in suo favore le regole del protocollo di Kyoto e del mercato europeo delle emissioni, dopo aver acquistato quote in una società alle Bermuda specializzata in vendita di carbon credit (crediti di emissione). L'entourage di Carlo ha smentito le accuse ma dal Labour è stata invocata la trasparenza negli affari del principe di Galles.

I Paradise Papers imbarazzano anche la politica belga. Risulta infatti che il governo dal 1999 abbia investito in una società offshore con sede alle Isole Vergini britanniche, che figura nella lista nera dei paradisi fiscali proprio in Belgio.

Dalla Francia, dopo le rivelazioni di ieri sul gigante dell'aeronautica Dassault, tocca oggi all'uomo più ricco di Francia, Bernard Arnault (patron del gruppo LVMH) e al regista Jean-Jacques Annaud entrare nella poco lusinghiera lista degli investitori nei paradisi fiscali. Il re del lusso, in particolare, avrebbe dissimulato grosse somme grazie a un complesso "puzzle" costituito da società di comodo, assicurandosi tra l'altro una lussuosa proprietà alla periferia di Londra, intestandola a una società registrata sull'isola di Jersey, paradiso off-shore nella Manica.

«Oxford e Cambridge usano fondi offshore» - Le università di Oxford e Cambridge hanno segretamente investito milioni di sterline in fondi offshore, fra cui una joint-venture nel settore dell'estrazione petrolifera. Lo rivela il Guardian online dall'analisi dei Paradise Papers. Entrambi gli atenei, inoltre, hanno impegnato «cifre considerevoli» in una società di private equity miliardaria basata alle isole Cayman. Come sottolinea il Guardian online, i fondi dei due atenei sono finiti anche nella società Xtreme Coil, specializzata nelle estrazioni petrolifere e partner del colosso Shell.

Queste rivelazioni, spiega ancora il giornale, sono destinate ad aumentare la pressione sulle due università affinché non investano più i loro soldi nell'ambito dei combustibili fossili. Il mese scorso, un gruppo di accademici di Cambridge aveva lanciato un appello contro questi investimenti e iniziative simili sono state portate avanti anche ad Oxford.


 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento: 2017-11-22 23:03:05 | 91.208.130.87