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PAESI BASSI
01.01.2018 - 13:460

Il suicidio di Praljak in aula non si poteva prevenire

Lo ha stabilito il tribunale penale internazionale in un'inchiesta interna che «non ha individuato nessuna falla»

L'AJA - Il tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Icty) non può essere ritenuto responsabile per il suicidio del croato bosniaco Slobodan Praljak, che ha ingerito veleno in aula quando la sua pena a 20 anni di carcere è stata confermata in appello.

È quanto ha stabilito una inchiesta interna, secondo la quale era impossibile prevenire il suicidio, avvenuto in diretta televisiva lo scorso 29 novembre.

Secondo il giudice Hassan Jallow che ha condotto l'inchiesta interna, a meno di una specifica soffiata, nessuna misura avrebbe potuto garantire il ritrovamento del veleno prima del suicidio. Al momento non è chiaro come Praljak si sia procurato il cianuro di potassio, ha rimarcato Jallow, sottolineando che la piccola quantità di veleno «poteva facilmente non essere rilevata anche nel corso di perquisizioni intrusive di persone, celle e altre aree».

Tanto più, nota il giudice che il regolamento pone limiti alle perquisizioni intrusive. Il cianuro di potassio «può essere trasportato sotto forma di polvere o sciolto in acqua» e per una dose letale bastano «2-300 mg», nota il giudice.

L'inchiesta «non ha individuato nessuna falla nelll'ambito del quadro giuridico dell'Icty rispetto al trattamento dei detenuti», ha stabilito il giudice, che ha presentato alcune raccomandazioni sul sistema della perquisizioni, proponendo anche che le riprese televisive di quanto accade in aula siano diffuse con una differita di 30 minuti. Sarà ora l'inchiesta avviata dalla polizia olandese a chiarire come Praljak si sia procurato il veleno.

Condannato per la pulizia etnica dei musulmano bosniaci durante la guerra del 1992-95, il 72enne Parljak ha platealmente bevuto il veleno per protesta dopo la conferma della sentenza. La drammatica scena è avvenuta durante l'ultimo pronunciamento del tribunale dopo 24 anni di lavoro. I casi ancora aperti, ivi compresi gli appelli nei processi per genocidio di Radovan Karadzic e Ratko Mladic, verranno gestiti dal Meccanismo Onu per i Tribunali Penali Internazionali (MICT).

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Ultimo aggiornamento: 2018-01-20 07:34:46 | 91.208.130.86