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SPAGNA
08.11.2017 - 19:010

Catalogna: in migliaia sfilano in protesta

Per chiedere la liberazione dei dieci detenuti politici incarcerati a Madrid

BARCELLONA - Al grido di "Llibertat! Llibertat!" la Catalogna si è fermata di nuovo oggi nel giorno dello sciopero generale convocato da un sindacato indipendentista per esigere la liberazione dei 10 "detenuti politici" - 8 membri del Govern destituito e due leader indipendentisti - in carcere a Madrid.

Strade, autostrade e linee ferroviarie sono state tagliate dai manifestanti, da Barcellona a Girona, dai Pirenei alla Costa Brava. Ci sono state decine di chilometri di auto in coda. Il confine con la Francia è stato bloccato. E sono rimasti fermi per l'invasione delle rotaie nelle stazioni di Barcellona e Girona i treni dell'alta velocità verso Madrid e la Francia. Lo sciopero, cui non hanno aderito le due grandi centrali spagnole Ccoo e Ugt, non è stato molto seguito in scuole e università, meno nell'industria e nei servizi.

Decine di migliaia di persone sono però scese in piazza in tutte le città catalane, da Barcellona a Girona, da Lleida a Tarragona, per chiedere la liberazione dei 'due Jordi', del vicepresidente Oriol Junqueras e dei sette ministri arrestati dalla giudice spagnola Carmen Lamela, e in segno di solidarietà con il President Carles Puigdemont e i quattro ministri 'in esilio' con lui a Bruxelles. E per sostenere la presidente del Parlament Carme Forcadell che domani al Tribunale Supremo di Madrid rischia a sua volta di finire in carcere con 5 membri dell'Ufficio di Presidenza. Tutti sono accusati di 'ribellione'.

Oggi l'Audiencia Nacional di Madrid ha intanto confermato il carcere preventivo per i 'due Jordi', Sanchez e Cuixart, incriminati per 'sedizione' per le manifestazioni pacifiche del 20-21 settembre a Barcellona. Ma per la prima volta un giudice si è dissociato e ha definito "sproporzionato" il loro arresto.

La Corte Costituzionale, come previsto, ha invece annullato su richiesta del governo spagnolo la dichiarazione di indipendenza catalana del 27 ottobre. E in un'intervista alla Bbc il ministro degli esteri Alfonso Dastis ha ipotizzato un referendum nazionale per modificare la Costituzione e venire incontro ad alcune delle richieste catalane.

Intanto la Corte europea dei diritti umani ha confermato oggi di avere ricevuto i primi ricorsi contro lo Stato spagnolo firmati da Puigdemont e Forcadell, per i veti della consulta spagnola al Parlament. Altri ricorsi sono in preparazione contro l'arresto di mezzo Govern, i "maltrattamenti" ai ministri, le violenze contro i civili ai seggi il 1 ottobre, le "irregolarità" nelle procedure.

Fra i partiti catalani continuano intanto le grandi manovre per le cruciali elezioni del 21 dicembre che dovranno chiarire se la Catalogna è con Puigdemont o con Madrid. Nonostante l'appello del President destituito, i tre grandi partiti indipendentisti (PdeCat, Erc e Cup) non si sono messi d'accordo su una lista unica allo scadere dei termini per l'iscrizione delle coalizioni.

Puigdemont sarà probabilmente il capolista del suo PdeCat, Oriol Junqueras in prigione a Madrid guiderà la lista di Erc. Il President farà campagna dal Belgio. La procedura di estradizione a Bruxelles - nell'ambito della quale la prima udienza è convocata per il 17 novembre - dovrebbe durare almeno due mesi. Il premier Charles Michel il cui governo è spaccato fra nazionalisti fiamminghi e liberali francofoni ha detto oggi che il President è "un cittadino europeo che deve rispondere delle proprie azioni, con i suoi diritti e i suoi doveri, senza privilegi".
 
 

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