Keystone
COREA DEL NORD
03.09.2017 - 20:020

«Questa bomba all'idrogeno è un progresso fenomenale»

Per Albert Stahel, esperto e docente all'Università di Zurigo, l'obiettivo di Kim Jong-un resta però l'intimidazione

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PYONGYANG /ZURIGO - La Corea del Nord ha reso noto di aver eseguito il suo sesto test con un'arma atomica. Questa volta, però, si è trattato di una bomba all'idrogeno di una potenza che finora Pyongyang non aveva ancora raggiunto. Albert A. Stahel, direttore dell'Istituto di studi strategici di Wädenswil e professore all'Università di Zurigo, ha analizzato la più recente provocazione di Kim Jong-un per 20 Minuten.

Signor Stahel, gli esperti considerano l'ultimo test nucleare nordcoreano un progresso tecnico impressionante. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno parlato di una «nuova dimensione» della provocazione. Per il presidente americano Donald Trump, Pyongyang «è diventata una grave minaccia e un imbarazzo per la Cina». Come valuta, lei, questo test? 

Una bomba all’idrogeno di questa potenza, che si stima fino a 120 chilotoni, rappresenta già senz’altro un progresso fenomenale ed è ben diversa dalle bombe a fissione testate finora dalla Corea del Nord (che andavano fino a 10 chilotoni).

Costituisce un nuovo pericolo?

Non è più pericolosa. La strategia nucleare di Kim Jong-un è quella dell’intimidazione. Vuole assolutamente far sì che la Corea del Nord si affermi come una potenza nucleare capace di intimorire le altre potenze nucleari, quali Stati Uniti, Cina e Russia. Reputo quindi quest’ultimo test come un tassello non così sorprendente della politica dell’intimidazione nordcoreana. È il modo di procedere di Kim Jong-un e, prima di lui, di suo padre e di suo nonno.

Sono passati soltanto pochi giorni da quando la Corea del Nord ha testato un missile a medio raggio. Kim sta aumentando la cadenza dei test?

Apparentemente i nordcoreani hanno un programma nucleare di cui sappiamo troppo poco. Con il missile a medio raggio Kim ha mostrato dove possono arrivare le sue armi. E con la bomba a idrogeno, che potrebbe essere inserita nei suoi missili balistici, dimostra di voler far parte della stessa lega delle altre potenze nucleari. In questo modo ha dunque raggiunto l’obiettivo della sua intimidazione nucleare. Il destinatario è tra l’altro sempre lo stesso, da decenni: il presidente degli Stati Uniti, attualmente Donald Trump.

Oltre all’intimidazione, cosa vuole ottenere Kim Jong-un?

Con gli Stati Uniti c’è ancora in ballo un trattato di pace sulla fine della guerra coreana. Il leader nordcoreano vuole inoltre un accesso all’economia mondiale. Se riuscirà a ottenere queste cose, dipende molto da Washington.

Quali opzioni hanno Cina, Corea del Sud e Stati Uniti?

Solo una: negoziare. Concludendo un accordo con i nordcoreani, in grado di portare alla firma di un trattato di pace, riconoscere il regime e dare loro accesso all’economia mondiale. Non c'è altro da fare. Un confronto militare attraverso una guerra nucleare è molto pericoloso e contro la Corea del Nord porterebbe sicuramente alla completa distruzione della penisola, specialmente a Seoul. Nelle relazioni internazionali ci sono sempre state crisi e continueranno a esserci. Negoziare è il modo per affrontarle con diplomazia.

Vede tali colloqui come probabili?

Se a Washington si torna a ragionare, allora sì. I problemi strategici vanno risolti con logica da esperti. E Trump ne ha due:  il segretario di Stato Rex Tillerson e il segretario della Difesa James Mattis. La speranza è che lo portino al tavolo delle trattative. Le ultime reazioni del presidente americano non sono state altro che aria calda.

Anche la Svizzera condanna il test nucleare - Anche la Svizzera prende posizione in modo critico riguardo agli ultimi sviluppi nella penisola coreana: il Dipartimento federale degli affari esteri ha espresso condanna.

«La Svizzera condanna il nuovo test nucleare che la Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) ha annunciato di aver effettuato il 3 settembre 2017. Questo test viola le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, costituisce un pericolo per la pace e la sicurezza nella regione e si oppone agli sforzi della comunità internazionale nel settore della non proliferazione delle armi nucleari», scrive il DFAE in una presa di posizione inviata all'ats.

Berna «è convinta che una soluzione ai problemi nucleari e di sicurezza nella penisola coreana può essere trovata solo attraverso un processo negoziato e diplomatico. È anche pronta a rispondere a qualsiasi richiesta che possa contribuire agli sforzi per promuovere la stabilità e di pace nella penisola coreana».

ats

Commenti
 
bobà 4 mesi fa su tio
perché certi paesi possono avere l'atomica (p.es. Pakistan, India, Israele) e certi altri no (Iran, Corea del Nord) mah!
Nicklugano 4 mesi fa su tio
Dovrebbero però costruire i loro missili intercontinentali a guida umana... cosi il tappetto microcefalo potrebbe dimostrare la sua abilità di pilota.
tazmaniac 4 mesi fa su tio
Bene. Un altro invasato che darà una mano all'economia statunitense. Avanti così. Poi, mi raccomando, diamo la colpa agli USA se prima o poi questi "fenomeni" verranno attaccati e invasi.
Danny50 4 mesi fa su tio
La Svizzera stia zitta. Non si puó essere neutrale e prendere campo per una o l'altra parte. Inoltre il suo dire conta meno del due di picco.
SSG 4 mesi fa su tio
@Danny50 La Svizzera non si è schierata da una parte o dall'altra, semplicemente è a disposizione come mediatore per riportare stabilità e pace. Cosa per altro già svolta più volte nel passato e con successo. Questo conferma che il suo dire, al contrario del tuo, a livello internazionale ha il suo peso.
sassiluca 4 mesi fa su tio
Saltiamo poi in aria tutti ??????
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