Foto Facebook Satyarup Siddhanta
Una delle foto incriminate: ritrae Satyarup Siddhanta, ma secondo l'agenzia i due sono i coniugi Rathod.
NEPAL
06.07.2016 - 06:000

False foto dalla vetta dell'Everest, due indiani nei guai

Uno scalatore accusa la coppia: «Mi hanno rubato le foto e hanno photoshoppato le loro facce». Rischiano 10 anni di messa al bando

KATHMANDU - Una rovente polemica sta tenendo banco in Nepal e in India, ed ha finito per coinvolgere anche il governo dello Stato himalayano. Una coppia di scalatori indiani, che ha affermato di aver raggiunto la vetta dell'Everest, il monte più alto del mondo, è stata accusata da un connazionale di aver rubato le foto da lui scattate in cima alla montagna e di aver poi usato un programma di fotoritocco per incollare i loro visi.

Dinesh e Tarakeshwari Rathod, entrambi ufficiali di polizia a Pune, il 5 giugno hanno tenuto una conferenza stampa nel corso della quale hanno affermato di aver raggiunto la sommità dell'Everest il 23 maggio. Il loro racconto è stato supportato da un'agenzia di Kathmandu: gli sherpa al loro servizio avrebbero aiutati i coniugi a compiere l'impresa. Le fotografie incriminate sono state spedite al Dipartimento del Turismo nepalese e sono state indispensabili per ottenere il certificato della scalata.

Il racconto dei due è stato però messo in dubbio una volta che le immagini della presunta scalata sono apparse su Internet. Diversi esperti hanno avanzato riserve sull'autenticità degli scatti, ma la bomba è esplosa quando un altro scalatore indiano, Satyarup Siddhanta, ha scritto su Facebook che le foto usate dai Rathod riguardavano in realtà la sua scalata. «È così incredibile! Hanno preso le mie immagini e hanno photoshoppato la loro immagine sulla vetta... E hanno ottenuto i certificati... Dove sta finendo l'alpinismo?».

Siddhanta ha pubblicato le foto, e le similitudini con quelle dei Rathod non lasciano molto spazio al dubbio: c'è stata sicuramente una manipolazione. In altre immagini (questa volta reali) i due poliziotti appaiono con un abbigliamento completamente differente a quello delle persone sulla cima dell'Everest e gli esperti assicurano che non c'è modo che uno scalatore si cambi in cima all'Everest: fa troppo freddo e il vento è troppo forte. In un altro caso il marito ha pubblicato su Facebook una fotografia che l'avrebbe mostrato impegnato nell'ascesa, ma i media hanno agevolmente dimostrato che si trattava invece di un'immagine pubblicata su un noto sito di alpinismo. Altri scalatori che hanno incontrato i Rathod il 10 maggio al campo base hanno dichiarato che erano molto in ritardo con l'iter di acllimatazione, e che era impossibile per chiunque raggiungere la vetta di lì a meno di due settimane, «a meno di essere dei superuomini».

Siddhanta punta il dito anche contro l'agenzia, che non ha avuto scrupoli a usare una delle sue immagini e ad aggiungere la didascalia, spacciandola per uno scatto dei Rathod. Le accuse nei confronti dei due si sono moltiplicate, e anche le autorità sono state costrette a intervenire. Il Dipartimento del Turismo, che in un primo momento aveva avallato la versione dei coniugi, ha fatto marcia indietro e ha chiesto al Ministero del Turismo di mettere al bando i due per 10 anni, oltre ad annullare i diplomi ottenuti con l'inganno.

Siddhanta ha sintetizzato ciò che sta dietro a questa surreale vicenda, molto mediatizzata sia prima che dopo la scoperta dell'imbroglio: «Grosse agenzie sono coinvolte... Ci sono di mezzo molti soldi...» I Rathod non sarebbero nuovi a imprese del genere: un'alpinista dichiara che i due avrebbero falsificato il report di una scalata in Australia. «Lo posso affermare al 100%, in quanto facevo parte della stessa spedizione».

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