WASHINGTON - Gli Usa sono "più vicini che mai a una deflazione stile-Giappone", e questo "in parte" anche a causa della politica monetaria della Fed, il cui impegno a mantenere i tassi bassi per un periodo prolungato non è privo di rischi. L'analisi è di James Bullard, presidente della Fed di St. Louis, e arriva a poche ore dall'attesa seconda lettura del pil americano, che dovrebbe essere rivisto al ribasso rispetto al +2,7% precedente.
"L'economia globale continua a recuperare e a riprendersi dalla profonda recessione del 2008 e del 2009. Durante la ripresa, gli Stati Uniti sono suscettibili a shock negativi che potrebbero ridurre le aspettative di inflazione. È probabile che la ripresa continui fino all'autunno, con l'inflazione che inizierà a salire e quindi nessun problema. Ma se ci fosse uno shock negativo dobbiamo essere pronti, avere un piano", spiega Bullard.
La Fed è cosciente dell'incertezza della ripresa e ha ammesso nelle scorse settimane che la crisi europea del debito avrebbe potuto avere conseguenze sulla crescita degli Usa, rallentandola ulteriormente. E i segnali in questo senso si succedono: nel Beige Book, il rapporto che farà da base alle prossime decisioni di politica monetaria della Fed, si constata un rallentamento dell'attività economica in diverse aree del Paese. A questo si aggiunge un quadro occupazionale che resta difficile, con 14,6 milioni di americani disoccupati, e un mercato immobiliare sotto pressione, con vendite di case nuove ed esistenti in calo. Le condizioni di credito restano strette, con le banche che tengono i rubinetti chiusi soprattutto per le piccole e medie imprese, ovvero - come le definisce Obama - "l'ossatura della nostra economia. La ripresa dipende dalle pmi, che creano due posti di lavoro su tre".