GIUBIASCO - "Controllare quanto arriva dall'estero per lavorare in Ticino non è per nulla una cattiva idea. Abbiamo l'impressione che arrivi di tutto". Parole di Edo Bobbià, direttore della Società degli impresari costruttori che esprime tutta la sua preoccupazione per presunte irregolarità nei subappalti al cantiere del termovalorizzatore di Giubiasco. Un appalto che vale oltre 152,5 milioni di franchi.
Il caso - Dopo la polemica sulle facciate il cui appalto è stato aggiudicato da una ditta lucernese preferita alle ticinesi poiché meno cara, arriva ora un caso scottante, che ha raggiunto il Palazzo delle Orsoline. Il Consiglio di Stato, nel 2004, firmò il contratto con il "consorzio Termoutilizzatore" formato dalle ditte Von Roll, Martin, Atel e Kam scelto dall'Azienda cantonale dei rifiuti in cui si vietava la pratica del subappalto del subappalto. Da quanto emergerebbe, invece, delle ditte svizzere tedesche e tedesche avrebbero subappaltato i lavori ad altre imprese che impiegherebbero manodopera straniera a 6-8 euro all'ora. Oltre a ciò, ci sarebbe un'altra violazione, questa volta confermata dall'Acr (Azienda cantonale rifiuti) che, attraverso un comunicato, informa che il consorzio termoutilizzatore non ha presentato le cifre richiestegli a febbraio dall'Associazione interprofessionale di controllo e dalle Commissioni paritetiche circa i salari previsti per gli operai esteri impiegati sul cantiere e la conferma dell'avvenuto versamento.
Le pressioni al Consorzio - Il caso ormai è istituzionale e sale la pressione di Sindacati, Acr, Gestione del Gran Consiglio e commissioni parietiche nei confronti del consorzio ("Consorzio Termoutilizzatore) e ora esigono chiarezza.
La interrogazione di Quadri - Puntuale è giunta in Consiglio di Stato l'interrogazione di Lorenzo Quadri che chiede al Governo di far luce sulle ditte subappalti che, come scritto, impiegherebbero manodopera a 6 euro all'ora. Quadri chiede al Consiglio di Stato se non sarebbe stato il caso di imporre dei limiti alla importazione di manodopera estera, come previsto anche negli Accordi bilaterali, proprio per "dare un segnale importante e necessario alla popolazione ticinese e alle imprese locali".