Milano, 19 mar. (Adnkronos Salute) - E' 'l'antenato' del testamento biologico. I medici di Snamid (Società nazionale di aggiornamento per il medico di medicina generale) l'avevano messo a punto già cinque anni fa, per farlo compilare ai propri pazienti e conoscere le loro volontà di fine di vita. Un questionario affiancato persino dalla nomina di due delegati incaricati di far rispettare le disposizioni in caso di perdita di coscienza. Nome ufficiale: 'Carta di autodeterminazione'. Lo strumento è stato testato su 250 pazienti di un camice bianco di Como. I risultati? Un campione letteralmente spaccato in due sui temi della rianimazione e della nutrizione e idratazione artificiali.
Della 'Carta di autodeterminazione', e delle reazioni di chi l'ha compilata, si è discusso oggi a Milano durante la presentazione del XXII congresso Snamid in programma fino a domenica 22 marzo all'Hotel Marriott nel capoluogo lombardo. Per l'occasione i medici hanno annunciato l'intenzione di proseguire e allargare la sperimentazione, attualizzandola anche alla luce di un evento che ha inevitabilmente inciso sulle coscienze degli italiani: la morte di Eluana Englaro. Cinque anni fa, secondo l'indagine di Snamid condotta su un campione di 144 persone che hanno compilato la Carta e autorizzato il trattamento delle schede per motivi di studio, c'era un po' di confusione sulla visione dei pazienti rispetto ai temi di fine vita, premesso che quasi tutti (130) hanno espresso la volontà di sapere, di prendere coscienza della diagnosi di una malattia grave e inguaribile, e dei vantaggi e rischi delle terapie.
Il 70% ha dichiarato di non volere interventi che prolunghino l'agonia, o che mantengano in stato di incoscienza permanente o di demenza avanzata, senza possibilità di recupero. Un gruppo compatto che poi, approfondendo l'argomento, si spacca sui temi della rianimazione e della nutrizione e idratazione artificiali. Poco meno del 37% dice di volere la rianimazione e la somministrazione di acqua e nutrienti a tutti i costi se ritenuta possibile dal medico curante, poco più del 34% la rifiuterebbe. Indecisa la quota restante.
Le cure palliative mettono di nuovo d'accordo i pazienti: per il 72% sono ben accetti tutti gli interventi finalizzati ad alleviare le sofferenze, anche se rischiano di anticipare la morte. "Vista la delicatezza degli argomenti e il lato emozionale che inevitabilmente influisce sulle scelte di fine vita - conclude Maurizio Mancuso, il medico che si è occupato del sondaggio - ritengo che una normativa su questi temi non può essere rigida. Anzi, il parere medico deve contare, ha un ruolo fondamentale nel prendere la decisione giusta per quel particolare paziente".