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Notizia del 29/03/2008 - 19:45
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ZURIGO
Diliberto alla Volkshaus: 'Anche a Bellinzona torna in scena la lotta di classe'

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LUGANO - Salviamo l'Italia per poterci tornare: dignità, onestà, efficacia. E' questo lo slogan scelto dalla Sinistra Arcobaleno che, in occasione della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile, ha voluto portare la propria voce agli italiani residenti in Svizzera nel cuore del movimento operaio svizzero. La Volkshaus di Zurigo, la casa del Popolo in Stauffacherstraße, ha ospitato Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani che segue con interesse anche la situazione delle Officine FFS e, più in generale, la condizione dei lavoratori europei. Il segretario e deputato alla Camera dei Deputati a Roma ha scelto, lo scorso 7 marzo, di rinunciare al proprio seggio in parlamento per lasciare il posto di capolista a Ciro Argentino, operaio della Thyssen di Torino: "La mia scelta ha due aspetti - ha spiegato Diliberto da noi raggiunto telefonicamente - il primo è quello di dire: portiamo in parlamento un operaio in produzione. Fatto eccezionale questo e che dovrebbe far riflettere. E poi - spiega Diliberto - in questa mia scelta voglio lanciare un altro messaggio: la diversità comunista. Noi non siamo attaccati alle poltrone. Sfido chiunque altro tra i segretari di partito, tutti i partiti, a fare una scelta analoga. Se noi vogliamo recuperare la fiducia da parte dei nostri cittadini, fiducia nella sinistra innanzitutto, dobbiamo dare segnali di non attacamento ai propri interessi. Io lascio, torno a fare l'insegnante, il mio mestiere, ma allo stesso tempo continuo a fare il segretario di partito. Il messaggio è: si può fare politica anche fuori dalle istituzioni".

Un personaggio politico quindi dalla parte della gente e di quegli operai che affollano la Casa del Popolo: "Sono appena arrivato - dice Diliberto - e mi trovo in un circolo meraviglioso qui a Zurigo dove c'è praticamente tutta la sinistra unita, non soltanto italiana. C'è Izquierda Unida, il Partito Comunista svizzero, c'è un clima fantastico che mi fa tornare ai tempi in cui io vivevo all'estero". Il segretario si ferma a ricordare la sua gioventù: "Credo di essere l'ultimo segretario di partito che ha fatto il lavoratore all'estero molti anni fa, quando ero giovane, a Francoforte. E devo dire che il clima che si respirava era questo: un clima di grande fraternità".

Fraternità che forse sembra per molti soltanto un'utopia. La realtà è segnata da un periodo storico in cui l'individualismo e i grandi interessi economici si traducono in scelte politiche che spingono alla deregolamentazione dei mercati e alle liberalizzazioni. A questi fenomeni però, che rendono incerti e insicuri milioni di europei sul proprio futuro, i cittadini utilizzano quegli strumenti a loro disposizione per far valere la propria avversità nei confronti di una certa politica che manifesta evidente difficoltà a gestire i fenomeni della globalizzazione. In questi primi mesi del 2008 sono molti i segnali lanciati dai cittadini, a livello europeo, che dovrebbero far riflettere sulle difficoltà sociali che un ceto medio da sempre ambizioso alla scalata sociale, si ritrova invece ad arrancare, intimorito da una discesa verso l'indigenza. I segnali importanti e significativi arrivano dalla Germania, dove in Länder occidentali e tradizionalmente conservatori come l'Assia, la Bassa Sassonia e Amburgo, il partito di sinistra "Linke" (nato dalla fusione della WASG, Sinistra socialdemocratica di Oskar Lafontaine, e dal partito della ex DDR, il PDS) è riuscita a raccogliere il 7 % dei voti nelle ultime elezioni regionali. Un risultato non indifferente e che ha riaperto in Germania il dibattito sulla riappropriazione da parte dei cittadini delle aziende pubbliche privatizzate negli ultimi anni. Segnali importanti arrivano dalla Francia, dove nelle ultime elezioni comunali la sinistra sembra aver ripreso fiato dopo l'effetto Sarkozy. Altrettanti ne arrivano dalla Romania, dove gli operai della Renault hanno proclamato lo sciopero per migliori condizioni salariali. Non è da meno il nostro piccolo Ticino, dove gli operai delle FFS Cargo, stanno scioperando da oltre tre settimane per salvare una azienda che rappresenta lavoro e dignità. Situazioni molto diverse tra loro, per posizione geografica e sociale e storica, ma con un denominatore comune: il proprio No.

Un no che Diliberto interpreta come un "risveglio generalizzato". "Sta tornando prepotentemente in scena, ed uso un termine antico, la lotta di classe. I lavoratori cercano di far valere i propri diritti, tra questi quello fondamentale: il diritto al lavoro. Diritto minacciato da condizioni disumane come si assiste oggi nell'Europa dell'Est: salari bassissimi, forme di precarietà selvaggia, ritmi e tempi di lavoro che sono da Terzo Mondo. O addirittura come nel caso di Bellinzona, dove viene minacciato il lavoro e il suo valore "tout court". "Ovviamente - prosegue il Segretario comunista - se da un lato valuto positivamente questa lotta perché riporta gli operai ad essere di nuovo protagonisti, dall'altro la cosa mi preoccupa, perché significa che ci sono problemi".

Lavoratori quindi che si ritrovano in un contesto sempre più difficile: "Il tessuto sociale per colpa di queste politiche liberiste sta subendo dei contraccolpi complessivi. Le politiche liberiste sono una minaccia diretta alle condizioni di vita di lavoro di tantissime persone. E sto parlando di centinaia di migliaia di persone a livello europeo. Stiamo assistendo a risposte alla globalizzazione e alla concorrenza a livello planetario sbagliate. La risposta non può essere quella di abbassare i livelli minimi di salario e di peggiorare le condizioni di lavoro. Così saremo destinati alla sconfitta. La risposta migliore è quella di fare i prodotti migliori di quelli che arrivano dall'Oriente".

Idee che non possono prescindere dalla valorizzazione del lavoro e dalla dignità dei lavoratori.


Paolo D'Angelo

KEYSTONE AP GREGORIO BORGIA

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