ARZO - Grazie al suo libro d'esordio, dal titolo 'Regine di confine', la ticinese Erika Zippilli-Ceppi è riuscita ad aggiudicarsi il Premio Schiller 2008, vale a dire il più antico ed importante riconoscimento letterario della Svizzera. Riconoscimento che viene assegnato ogni anno a quattro autori elvetici (uno per ogni regione linguistica) per un'opera di poesia, prosa, teatro o saggistica.
Un debutto con i fiocchi, quindi, per la 61enne traduttrice di Arzo, paese che, oltre ai natali, ha regalato a Zippilli-Ceppi i sentimenti e i ricordi che oggi racconta nel suo 'Regine di confine'. Libro ambientato in un Ticino degli anni '60 e nel quale rivivono "frammenti di vita di dieci donne", come ci ha spiegato la stessa autrice. Donne che ha incontrato nei periodi della sua infanzia e della sua adolescenza e che nel frattempo sono tutte scomparse. Donne ritenute "modeste dal punto di vista sociale, ma non certo per personalità" e "regine 'senza corona ne scorta' (come si legge nell'introduzione del testo) che la grande Storia tiene ai margini". Donne le cui voci "stavano dentro di me sin da allora - riassume Zippilli-Ceppi - e che ad un certo punto hanno chiesto di riavere la parola".
Parola che la narratrice ha quindi deciso di dare loro e quello che ne è sortito è un libro che evidentemente ha colpito subito nel segno, riuscendo a guadagnarsi diverse critiche positive e soprattutto l'importante e ambito Premio Schiller.
Si aspettava di vincere questo prestigioso premio?
"Personalmente no, ma forse le mie regine, quelle di cui parlo nel libro, avevano qualche ambizione di cui non mi avevano parlato. E in quanto regine è possibile che abbiano utilizzato, dalla loro attuale dimensione ultraterrena, qualche potere occulto! Fuori dalla battuta, posso sinceramente dire che si è trattata di una sorpresa. Va da sé che chi pubblica un libro spera di avere successo e se dicesse il contrario mentirebbe sapendo di mentire! Altra cosa però è nutrire la speranza di ottenere un riconoscimento così prestigioso, con un libro di esordio e soprattutto in tempi così brevi".
Quando è stato pubblicato 'Regine di confine'?
"Nel settembre del 2007 dalle Edizioni Ulivo ed è subito stato accolto molto bene dal pubblico. Ha infatti registrato un sorprendente successo di vendite: le 500 copie pubblicate si sono esaurite nel giro di tre mesi. E questo soprattutto grazie al 'passaparola', in quanto il mio libro non è stato supportato da grandi operazioni di marketing. E ora si è provveduto alla ristampa e la seconda edizione di 'Regine di confine' si trova già in libreria".
‘Regine di confine’, come detto, è il suo primo libro. Ha intenzione di scriverne altri?
"Sì, si tratta effettivamente del mio esordio come scrittrice di narrativa, anche se negli ultimi decenni ho comunque scritto molto d'altro e altrove. Ad esempio ho scritto parecchio su tematiche che riguardano il mondo femminile, in quanto sono stata tra le fondatrici e redattrici del trimestrale 'Donnavanti', vale a dire il giornale dell'organizzazione per i diritti della donna in Ticino. Ad ogni modo, per tornare alla domanda, qualcuno si è un po' meravigliato del mio esordio 'tardivo', ma credo che non bisogna vincolare la creatività all'età anagrafica, in quanto la vita è fatta di tante 'prime volte' e ognuna di queste arriva in momenti differenti. Tuttavia non escludo la possibilità di riprovare a scrivere un libro, ma per ora credo sia giusto accompagnare i passi di questo 'neonato' almeno fino al primo anno di asilo".
Il suo è un libro ‘partorito’ in poco tempo oppure ha avuto una lunga ‘gestazione’?
"La sua domanda mi consente di smentire il luogo comune per cui un'opera scritta nasce di getto: dietro vi è sempre e comunque un grande lavoro. Magari c'è un'illuminazione iniziale, ma poi le idee devono venire organizzate. Ad ogni modo, affermando che le voci di queste donne sono rimaste silenziose dentro di me per quasi mezzo secolo, mi verrebbe da dire che per scrivere il libro ci ho messo la bellezza di 50 anni. In realtà le cose sono andate un po' diversamente e anche un po' più velocemente, nel senso che ad un certo punto queste regine si sono fatte insistenti ed impazienti. E ho dovuto perciò prestare loro ascolto e decidere di organizzare quegli schizzi che stavano sia nel cassetto del mio cuore che in quello reale. E darmi quindi dei tempi un po' più disciplinati per arrivare appunto a condividere con il pubblico le emozioni di cui parlavamo prima".
Di cosa si occupa attualmente nella vita?
"A livello professionale mi occupo di parole scritte da altri, nel senso che il mio lavoro è quello di traduttrice. E tradurre significa trasportare parole attraverso i confini linguistici e nel farlo io credo che sia comunque possibile essere creativi, pur rimanendo fedeli al testo originale. Sono inoltre convinta che questo mestiere sia stato per me una fertile frequentazione della parola scritta, che mi ha portata a porre molta attenzione al significato delle singole parole.
E cosa ha significato per lei scrivere un libro?
"Grazie a questa mia prima avventura letteraria ho capito molte cose. Prima di tutto ho capito quanto stretta sia la stanza della scrittura rispetto all'oralità, specie quella del dialetto (vale a dire quella nella quale sono nata io e le donne di cui parlo nel libro). E ancora di più lo è la stanza della scrittura femminile, che incontra una strettoia in più, in quanto deve utilizzare un linguaggio tradizionale che, come sappiamo, ha un codice maschile. Quindi noi donne dobbiamo, in un qualche modo, inventare delle strategie di adattamento. Io ho pure cercato di andare oltre, inventando delle scappatoie: una di queste è stata quella di sconfinare in quell'oralità di cui parlavo prima, inserendo qua e là il parlato dialettale".
Giovanni Orelli, su Azione, ha scritto: “I racconti, ‘Regine di confine’, sono per mio gusto una felice sorpresa. Ho un po’ paura che il lettore di oggi, sempre più attratto e distratto dai ‘grandi’ libri imposti dal mercato e dalla propaganda cada nell’errore di mettere da parte il libro perché di memorie paesane, di cose passate, un libro ‘nato vecchio’”. Cosa ne pensa di questa affermazione?
"Prima di tutto voglio sottolineare che se lui è stato 'felicemente sorpreso', pure io sono rimasta felicemente sorpresa di aver ricevuto questa grande attenzione da parte di Giovanni Orelli. Io credo comunque che in quello che lui afferma abbia più di una ragione, in quanto oggi il mercato tende davvero a pilotare i gusti del lettore. Va da sé, quindi, che un libro come il mio effettivamente corre il rischio di passare inosservato. Eppure, se in questo momento ne stiamo parlando, evidentemente è perché alle regine di confine è toccato un destino felicemente diverso!"
Cosa voleva trasmettere ai lettori con 'Regine di confine'?
"Più che veicolare messaggi, io volevo trasmettere delle emozioni. E il mio è stato un viaggio interno e a ritroso nel tempo e le emozioni mi sono arrivate in presa diretta dalla mia memoria infantile. È questo infatti il filtro al quale io mi sono affidata per scrivere questo libro. Il discorso sulle emozioni è comunque per me molto importante, perché penso che mettere le emozioni al centro significhi credere che il sentire sia un altro modo di pensare ed è quindi questo ciò che io ho voluto trasmettere".