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Notizia del 25/04/2007 - 07:23
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TICINO
In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese

Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese.
Il commissario Bruno Ongaro: "Una ventina i gigolo in Ticino".


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LUGANO -  La “Lugano bene”, ma  diciamo pure tutto il Ticino,  è stata colpita nel cuore. E a farlo è stato un ragazzo ticinese. Un giovane  avvenente, che ad un certo punto della sua vita ha deciso di percorrere una parabola tutta discendente, che dal bel mondo di feste, caviale e champagne, si è trovato, suo malgrado, a rivestire i panni di un perfetto gigolo, fino a percorrere le ultime discese fatte di droga, ricatti e minacce. Una vicenda raccontata nel libro appena uscito nelle librerie dal titolo “Un gigolo in doppiopetto”. L’autrice è  Manuela Mazzi, giovane scrittrice con già tre libri all’attivo, e che è diventata la depositaria – nonché  diretta testimone - del racconto di Max (il nome è ovviamente fittizio). Un racconto che porta alla luce storie  di un microcosmo tutto ticinese sconosciuto alla maggior parte della gente. Un mondo nascosto fatto di sesso a pagamento, di agenzie che reclutano ragazzi e ragazze, accompagnatori e amanti,  dove sfilano noti avvocati, medici e pure qualche politico ticinese.

Tutto è iniziato con un collega di lavoro che lo ha introdotto nell'ambiente dei super ricchi luganesi. Qui Max ha conosciuto la donna a capo di un agenzia di gigolo e modelle. Si è infatuato di lei, e in breve tempo si è trovato a rivestire i panni dell’amante, e dell’oggetto sessuale di altre donne.

Il protagonista del racconto è riuscito – non senza parecchie difficoltà – ad uscire fuori da questo circolo vizioso. Oggi però deve fare i conti con minacce e telefonate anonime che arrivano da quei fantasmi del passato che si è ormai lasciato alle spalle. Si è ricostruito una nuova vita. Non ne vuole più sapere di sesso a pagamento, e vuole vivere nel più assoluto anonimato. Abbiamo incontrato l’autrice del libro, Manuela Mazzi, e ci siamo fatti raccontare quello che solo lei sa.

Lo hai detto chiaramente all’inizio del libro. È un “reportage narrativo”. Cosa è stato camuffato per rispettare la privacy  e cosa invece hai mantenuto reale?
“Sono stati camuffati i nomi e l'identità dei protagonisti. È stata romanzato il viaggio introspettivo del protagonista, ma i fatti  che Max ha vissuto sono tutti veri e reali.  Gli incontri sono avvenuti così come sono stati descritti. Ho cambiato la sua professione: non è vero che lavora in Governo, come ho raccontato nel libro, ma è attivo tuttavia in ambito statale. È reale ad esempio il coinvolgimento dell'alta borghesia ticinese,  di medici,  avvocati e pure politici, nonché alti esponenti della ‘Milano bene’ e pure una personalità importante della polizia di un altro cantone svizzero. Il protagonista mi ha elencati alcuni nomi, che ovviamente non ho riferito nel libro, altri me li ha fatti intuire”.

Perché hai voluto raccontare in un libro questa storia?
“Non riuscivo a credere che nel nostro tranquillo Ticino potessero accadere queste cose. Non riuscivo ad immaginare che si potessero svolgere questi festini a base di sesso e droga in fantomatiche ville con piscine e con il coinvolgimento anche di nomi illustri del nostro cantone.  Mi sembrava tutto surreale e impossibile. Eppure tutto accadeva a pochi metri dalle  nostre case. Attorno a vicende di questo tipo c’è una sorta di omertà. Ho scritto il libro anche per abbattere queste barriere”.

All'inizio il protagonista è orgoglioso della sua professione di sesso e soldi. Ad un certo punto però inizia a considerare tutto ciò come qualcosa di sporco. Cosa succede esattamente in lui?
"La consapevolezza di sentirsi usato. Max usa quattro termini per evidenziare il suo percorso: piacere, dovere, disgusto,  paura. È significativa questa sequenza. È partito con il piacere, poi, ad un certo punto è subentrato il dovere, e questa situazione è andata sempre peggiorando fino ad arrivare a provare disgusto e paura”.

Perchè non ha avuto il coraggio di uscirne subito?
"Per paura. Una volta che  entri in quel giro - mi ha raccontato - è difficile venirne fuori. Veniva continuamente  ricattato. La donna che lo aveva legato a sé  gli diceva che avrebbe rivelato tutto ai suoi datori di lavoro, che lo avrebbe fatto licenziare, che avrebbe perduto il suo tenore di vita".

Alla fine però ce l'ha fatta.
"È stato intelligente. Ha colpito nel segno e ha abbassato  la qualità delle sue prestazioni. Non essendo più un ottimo amante, il mercato lo ha chiesto sempre meno, fino ad escluderlo".

Soldi e donne. Un binomio che farebbe gola a qualsiasi ragazzo. Che consiglio daresti a loro?
"Può sembrare banale, ma davvero non è tutto oro quel che luccica. In questi ambienti circola tanta droga, e molti ragazzi hanno fatto una brutta fine, con  situazioni degradanti. Qualcuno di loro è arrivato perfino a dover girare filmini pornografici. Per i giovani può sembrare magari un mondo bellissimo, ma con questo libro ho cercato di far capire che non è così".

In base a quello che lui ti ha raccontato quanto è presente il fenomeno dei gigolo in Ticino?
"È un fenomeno che gira attorno alle agenzie. Ma quello che sfugge di più sono quelli privati, quelli che hanno i siti su Internet. Tantissimi sono in Lombardia e vengono a lavorare anche in Ticino”.

Di tutta questa storia qual è la cosa che più ti ha colpito?
“Il grosso giro di soldi attorno a queste attività. Non riuscivo a credere che ci fossero delle donne che per uscire con un ragazzo e avere un rapporto sessuale con lui arrivassero a sborsare migliaia di franchi. Durante il suo racconto non riuscivo a concepire come un ragazzo bello e benestante, con un lavoro anche ben remunerato, avesse ceduto alla tentazione del lusso, dei soldi, del sesso arrivando a prostituirsi e fare uso di droghe. Ho sempre concepito la prostituzione come l'ultima spiaggia disperata per coloro che non avevano più mezzi per sopravvivere, e invece nel caso di Max, lui aveva già tutto. Perchè arrivare a tanto?".

I passaggi del libro

"Arrivai così alla conclusione che non mi dovevo sentire una prostituta, e men che meno una preda da caccia , bensì sorta di geisha al maschile. Non mi limitavo a fare sesso, dovevo essere una persona capace di regegre le più diverse conversazioni, dovevo essere all'altezza di qualsiasi ambiente e apparire alla pari in qualsiasi compagnia. Insomma, non mi sentivo una puttana di lusso. Inoltre, non solo non toccava a me pagare, ma a sborsare erano addirittura le mie accompagnatrici. (...) O meglio, sembrava che fossi io a rivestiore il ruolo del dominatore, sottomettendo le mie compagne al punto di costringerle a pagare per avermi".

"Ogni tanto ripenso all'introito mensile di quel periodo: mille franchi per un incontro approfondito, almeno tre volte al mese, più un paio di extra dall'attività di semplice accompagnatore, che saltuariamente continuavo a fare. In altre parole riuscivo a recuperare alemno 4000 franchi al mese - esente da tasse - oltre al mio salario ufficiale. E questo è solo l'inizio, perchè in seguito arrivai perfino a guadagnare 12.000 franchi che, aggiunti allo stipendio, mi facevano sfiorare quasi i ventimila franchi mensili".

"Nella tanto decantata isola felice, chiamata Svizzera, le cose non funzionano diversamente da tanti altri posti. Anche se qui l'omertà tiene sotto controllo la situazione avvolgendola in un sottile velo di seta nera. (...) dietro la facciata di una villa lussuosa, nei centri cittadini, ci sono realtà che ruotano intorno all'universo della malavita. (...) Creature visiose in cerca di nuove emozioni, legate al mercato del sesso o al gioco d'azzardo, come gli strozzini che aspettano al varco la loro vittima, gli spacciatori che si arricchiscono sulle pene dei disperati. E, pur sapendo benissimo quello che accade, la giustizia spesso è sommersa dal lavoro a tal punto da non riuscire a fare nulla. Anzi, non è raro che le prostitute abusive si concedano gratuitamente al solito agente il quale in cambio non le denuncia. L'ho visto con i miei occhi! Non ci credevo quando me lo raccontavano e invece un bel giorno, mentre stavo parlando con una collega, a un tratto la vidi agitarsi e scappar via. Ma prima di andarsene riuscì a dirmi con una faccia per nulla felice: "Quello che è appena entrato è un pezzo grosso della Pola di un altro cantone".

Senza accorgermene, iniziai a conoscere altre nuove amiche al di sopra dei cinquanta - mogli di avvocati, medici, architetti, politici. Ticinesi e provenienti dalla Lombardia. le incontravo una volta al mese e a volte anche settimanalmente. Il mio incarico era sempre più definito: dovevo farle sentire ancora donne, asecondandole in tutti i loro desideri sessuali e rendere l'amplesso sempre diverso e mai uguale a quello praticato con il loro marito".




Cantone


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