ROMA - Gli studenti immigrati in diversi paesi dell'Ocse mostrano un "ritardo" scolastico di oltre due anni rispetto ai loro coetanei autoctoni. Lo rivela uno studio dell'Ocse che esamina la situazione di 17 Paesi o territori nei quali si registra una grande presenza di immigrazione: Germania, Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Stati Uniti, Francia, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e altri tre paesi partecipanti al programma Pisa (per l'accertamento delle conoscenze matematiche e scientifiche dei ragazzi di 15 anni) ma non membri dell'Ocse: Federazione Russa, Hong Kong e Macao.
Affinché i giovani immigrati possano entrare senza troppe difficoltà nel mercato del lavoro, devono essere dotati di solide competenze di base e avere la capacità e, soprattutto, la motivazione per continuare a studiare lungo il corso della loro vita. Non fare niente per favorire ciò non è un'opzione: visto il tasso di disoccupazione che in molti Paesi è da due a tre volte superiore tra gli immigrati rispetto alla popolazione nazionale, può essere infinitamente più costoso non far niente che correre ai ripari.
In Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Stati Uniti e Norvegia tra i bambini immigrati della seconda generazione che hanno fatto tutti i loro studi nel paese di accoglienza, più di un terzo ottiene performance inferiori al livello di attitudine di base al quale gli scolari cominciano ad essere in grado di utilizzare seriamente la matematica. In tutti gli altri paesi dell'Ocse, tranne Australia e Canada, almeno il 20% degli alunni figli della seconda generazione d'immigrati ottiene punteggi inferiori persino a questo livello.
A fronte di queste deludenti "prove", i piccoli immigrati mostrano, tuttavia, una voglia di apprendere la matematica uguale, a volte persino superiore, a quella dei loro compagni autoctoni e, in generale, un atteggiamento decisamente positivo nei confronti della scuola. Ciò mostra - secondo lo studio dell'Ocse - il valore del loro potenziale.
La lingua e l'origine geografica, seppure importanti rispetto ai risultati scolastici, non sono comunque sufficienti a spiegare le differenze di performance tra i vari Paesi. Secondo lo studio dell'Ocse, incide molto la politica scolastica in vigore: in genere - conclude l'indagine - i Paesi nei quali si è riusciti a ridurre il gap di apprendimento tra studenti (del posto e immigrati) hanno in comune il fatto di essersi dotati di solidi programmi di sostegno per l'apprendimento della lingua in età prescolare e di aver definito con chiarezza obiettivi, norme e sistemi di valutazione.