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Ma se McCartney è morto, questo chi è?

Foto Keystone
Ma se McCartney è morto, questo chi è?
LUGANO – Per i più giovani è un nome noto ma poco evocativo, mentre per tutti gli altri apre un mondo magico e colorato: quello dei Beatles. Paul McCartney, baronetto e membro superstite (insieme a Ringo Starr) della pi&ug...

LUGANO – Per i più giovani è un nome noto ma poco evocativo, mentre per tutti gli altri apre un mondo magico e colorato: quello dei Beatles. Paul McCartney, baronetto e membro superstite (insieme a Ringo Starr) della più celebre band dagli anni Sessanta ad oggi, è un simbolo vivente del rock. Ma se ci fosse un altro al posto suo? E’ la tesi della più nota leggenda metropolitana del mondo: McCartney sarebbe morto nel 1966, e sostituito da un sosia. Quanto c’è di vero? Lo abbiamo chiesto a Glauco Cartocci, grande esperto di Beatles e autore di PID – Il Caso del Doppio Beatle, giunto alla quinta edizione.

Cartocci, ma è vero che McCartney è morto?
Il mistero c'è ed è intricatissimo, ma le soluzioni potrebbero essere molte, diverse. Certo, c'è anche la possibilità della morte di McCartney, che non mi sento di escludere, nonostante sia difficile - per il senso comune - credere a una sua sostituzione.

La leggenda ha assunto dimensioni colossali, ma quali sono i punti chiave?
Esistono quattro tipologie di indizi: messaggi inseriti dai Beatles nelle canzoni, nelle copertine, contraddizioni e stranezze dei Beatles e del loro entourage riguardo alla vicenda e le recenti indagini craniometriche, calligrafiche, perizie vocali, eccetera.  Non sempre gli "indizi" più famosi, come la passeggiata sulle strisce di Abbey Road, sono i più significativi, anzi. Alle volte si trovano cose stupefacenti in "piste" secondarie, davvero poco battute dai media e su Internet. Quello che alla fine conta è la grandissima mole di indizi accumulati su un "qualcosa" che sarebbe accaduto a Paul nel novembre 1966. Molti sono anche sciocchezze, errori di interpretazione, o forzature, ma ne restano parecchi davvero intriganti e inspiegabili. Non c'è una "pistola fumante", lo dico con chiarezza, ma la sinergia fra i vari indizi è tale da non poter negare che ci sia sotto qualcosa.

Il suo libro "PID - IL Caso del Doppio Beatle" (Robin ed.) è giunto alla quinta edizione: qual è la sua tesi?
Il bello del libro (e la sua unicità) è che non è un libro a tesi. Il mio scopo fu, fin da subito, organizzare la materia in una sorta di "trattato" scientifico, metodico, in cui il lettore potesse trovare elementi. Dico elementi, non risposte. La novità della 5° edizione è la presenza dei 10 scenari "ipotetici": il lettore può scegliere quello che più lo convince, o aggiungerne uno suo, personale, Perché no? Non so quale ipotesi sia la più attendibile, so che quella che in fondo preferirei è intitolata "Via dalla Pazza Folla": Paul si ritira perché si è stufato, e addestra il successore.

Se McCartney è morto, chi fa i concerti oggi?
Una "quasi certezza" è che Paul (e forse anche gli altri 3) facessero uso di sosia fin dal 1964. Nel caso Paul sia morto (o si sia ritirato a vita privata per motivi suoi) l'attuale performer sarebbe un sosia, somigliante e poi aiutato dalla chirurgia plastica. Avrebbe avuto tutto il tempo, e soprattutto i mezzi, per assimilare tecniche vocali e strumentali del suo predecessore, specialmente negli anni dal 1967 al 1970 in cui McCartney non si esibì mai dal vivo Comunque non lo considererei mai un impostore, ma un legittimo "Paul Secondo". Il mio libro inizia infatti con la dedica "Ho sempre amato Paul McCartney, e se erano due, beh li amo tutti e due".

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