Amici, orari assurdi, alcool e fondue: la pazza Svezia di due tifosissimi ticinesi

Flavio e Bonaventura hanno seguito le imprese della Nazionale, dividendosi tra birra, "carissima, mi è costata quanto il volo" e pensieri "che gioia mia moglie , a casa da sola con tre bambini…"
Flavio e Bonaventura hanno seguito le imprese della Nazionale, dividendosi tra birra, "carissima, mi è costata quanto il volo" e pensieri "che gioia mia moglie , a casa da sola con tre bambini…"
STOCCOLMA (Svezia) – Prendete un Mondiale spettacolare, una squadra sorprendente, un Paese meraviglioso, degli amici fidati, un po’ di sana follia, la passione per l’hockey e per la Svizzera, mescolate bene e otterrete un’avventura incredibile. Come quella vissuta da Flavio Miloni e Bonaventura Bassi, ticinesi a seguito della sorprendente Nazionale di Simpson.
Le partite? Una festa. Ma non siamo qui a parlare di quelle. Nei giorni scorsi l’abbiamo già fatto più volte. Sono le emozioni, le scelte azzardate, le stranezze, a essere in questo caso protagoniste.
“Siamo stati in Svezia due volte in altrettante settimane – è intervenuto Flavio – ma all’inizio era previsto solo un viaggio, quello per le prime tre partite del girone. Poi, tornati a casa, visto come stava andando la manifestazione, non abbiamo resistito”.
E vi siete attrezzati per il ritorno.
“Finita la gara con la Repubblica Ceca ci siamo mossi subito. In cinque minuti avevamo prenotato i biglietti aerei e quelli per semifinali e finale. Con grande gioia di mia moglie, a casa da sola per tre giorni con tre bambini”.
Viaggio e partite, più “vitto e alloggio”. La seconda gita scandinava vi sarà costata un occhio della testa.
“Per i biglietti aerei abbiamo speso un po’, è vero, nonostante l’andata fosse prestissimo, alle 6.50 da Malpensa. Immaginate la levataccia. Per quelli delle gare, invece, il prezzo non è stato altissimo. In quanto al dormire… ci hanno ospitato degli amici svedesi”.
Chissà che lotte per la finale.
“È una storia curiosissima. Queste persone le abbiamo conosciute nel 2010, in occasione delle Olimpiadi di Vancouver. Bonaventura era lì a lavorare e ha ospitato tutti. Poi, col tempo, ognuno è tornato al proprio Paese natio e per questi Mondiali abbiamo approfittato della loro ospitalità. Dopo il primo viaggio scandinavo, quasi per scherzo, abbiamo detto loro che ci saremmo rivisti per la finale e abbiamo mantenuto la promessa”.
“Sono stati simpaticissimi – ha aggiunto proprio Bonaventura – con loro abbiamo consumato la fondue prima della partita e cantato l’Inno svizzero. È stato divertente. Insomma, a parte qualche presa in giro, tipo farci trovare le magliette della Svezia sul letto la sera dopo la finale, con l’augurio per la buonanotte, tutto è stato fantastico”.
A parte gli amici, vi sarete dovuti sorbire la gioia dei padroni di casa.
“Dopo trenta minuti dalla fine della gara gli unici a festeggiare eravamo noi svizzeri – ha sottolineato Flavio - forse loro hanno fatto l’abitudine ai successi. Anche il giorno della parata in piazza, poi, su un bus chiuso, ho visto entusiasmo ma niente pazzie. Gli svedesi sono molto, molto tranquilli. E con questo ho detto tutto. Non come i russi”.
I russi?
“Ce n’erano parecchi. Probabilmente avevano già comprato i biglietti per le finali. E loro sì che hanno fatto baldoria. L’alcool lo gestiscono bene…”.
Insomma, niente feste?
“Questo proprio no – si è intromesso Bonaventura – le sere ci siamo divertiti parecchio. Di birra, che pure in Svezia non è economica, ne abbiamo consumata parecchia”.
Avete speso più di alcool che di biglietti.
“Qualcosa del genere, ma ne è valsa la pena. E poi ci sono stati momenti eccezionali, attimi irripetibili”.
Tipo?
“La semifinale vinta dominando con gli USA. È stata pazzesca e alla fine di essa ho avuto i brividi nel vedere i giocatori, la gran parte dell’Arena, cantare l’Inno”.
Un successo dà sempre grandissime emozioni. Una sconfitta invece…
“C’è stata delusione, questo è vero, ma non è durata molto. E poi passare qualche minuto coi giocatori ha cancellato tutto”.
Avete partecipato alle celebrazioni rossocrociate?
“Siamo andati direttamente all’albergo della Nazionale. Eravamo qualche centinaio di tifosi. E molti ticinesi. All’1.30 o qualcosa del genere sono arrivati Simpson e i ragazzi. Siamo entrati in insieme e abbiamo “approfittato” una scala per inscenare una parata. Per applaudirli”.
Uomini prima ancora che sportivi. Nessuna star insomma…
“E non è finita qui. Dopo essere saliti in camera sono tornati per stare con noi. C’è chi ha portato la birra, chi ha stretto mani, chi ha firmato autografi. Josi, la star del Mondiale, si sarà prestato per centinaia di foto. È stato fantastico. Io ho seguito anche la Svizzera di calcio, sono stato nello stesso albergo della truppa di Hitzfeld e vi posso assicurare che il “trattamento” verso noi tifosi non è stato lo stesso”.
Ti è capitata un'esperienza simile? Scrivi a feedback@20minuti.ch





