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INTERVISTA

Il Tai Chi dei ticinesi è l'arte di Giuseppe Turturo

Da dieci anni è in tv ogni mattina per insegnare ai ticinesi "Filosofia e Benessere"
Il Tai Chi dei ticinesi è l'arte di Giuseppe Turturo
Tio/M.Meleleo
Il Tai Chi dei ticinesi è l'arte di Giuseppe Turturo
Da dieci anni è in tv ogni mattina per insegnare ai ticinesi "Filosofia e Benessere"
MASSAGNO. - Abbiamo incontrato Giuseppe Turturo, il maestro di Tai Chi che da anni accende la giornata della Rsi. Circa 700 anni orsono a un monaco shaolin capitò di assistere al combattimento tra una gru e un serpente. La gru era sol...

MASSAGNO. - Abbiamo incontrato Giuseppe Turturo, il maestro di Tai Chi che da anni accende la giornata della Rsi.
Circa 700 anni orsono a un monaco shaolin capitò di assistere al combattimento tra una gru e un serpente. La gru era solida e potente, ma il serpente non oppose resistenza, si fece invece accompagnare dai movimenti del pennuto, riuscì a sopravvivere. Il monaco, Chan Sanfeng, scoprì che ciò che è duro può essere controllato da ciò che è morbido, fluido. Quell’insegnamento si è tramandato fino alla Rsi, dove Giuseppe Turturo risveglia da una decina d’anni i ticinesi con “Filosofia e Benessere”.

«Vi è una grande montagna che è il tao, il principio essenziale della vita. Le arti marziali sono solo diverse vie per risalire questa montagna. Io insegno il metodo Yang, un metodo morbido che lavora tanto su aspetti terapeutici quanto su aspetti marziali.

Come ha iniziato?
"Mi hanno spinto i film di combattimento. Ma da quel momento ho iniziato ad avere sempre più sete di conoscenza, mi sono immerso  nell’arte marziale. Partito come un esaltato, sono approdato a una spiaggia serena. Alla fine la vita ti insegna che è inutile saltare di qua e di là senza fare nulla, servono delle buone radici".
 
Le è mai successo di usare la sua arte per strada?
"Una volta ho preso uno schiaffone. Un uomo alterato ha iniziato a discutere con me. Poi si è girato e mi ha tirato questo gran ceffone. Che io ho preso, ho preso molto a cuore. Sa? Paghi tante cose nel corso della vita. Amici ai quali presti 50 franchi o 100 franchi, poi non li rivedi più. Beh, ti son costati poco. Hai pagato poco qualcosa di reale, te li sei levati dalle scatole. E, a quel punto, sei in perfetta armonia con il tao".

E l’avventura con la Rsi?
"L’idea è nata parlando con un mio allievo produttore. All’inizio è stata dura. La prima puntata l’ho dovuta ripetere una decina di volte, mi bloccavo. A chi dovevo parlare? A un obiettivo della telecamera? Poi mi sono sciolto, pensando che là dietro c’erano altre persone. Inoltre, mi diletto in opere di muratura. Mi sono occupato io di posare il parquet nella sala dove abbiamo girato. Levigavo il parquet e lo impregnavo. Mancava pochissimo alla registrazione e io levigavo, impregnavo e lucidavo questo parquet".

Le hanno fatto anche una parodia su Rete 3, lo sa?
"L’ho appena scoperto, mi fa piacere perché è una sfera che continua a rotolare, è un costante continuo andare avanti, ben venga, non farò loro causa.
Ciò su cui gioca la parodia sono le metafore sugli animali. Tigri, dragoni, bruchi... Le metafore provengono dalla letteratura tradizionale cinese. Sono poesie che aiutano a coordinare i movimenti con la filosofia".

E, infine, come sfuggire ai ciarlatani?
"Bisogna informarsi, oggi basta andare su internet per sapere tutto. Poi sta alla propria mente scegliere la strada giusta che va su per la montagna".

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