Lacrime nei bar per Peter Jaks

Le testimonianze di due grandi amiche dell'ex giocatore: Zora Nastic del bar Granata a Bellinzona e Valeria Polari del bar Croce d'Oro a Lugano
BELLINZONA – “Non riesco a credere che da qui in poi non verrà più a sedersi al mio bar. Insieme abbiamo trascorso momenti piacevoli, gli volevo bene”. Zora Nastic, gerente del bar Granata di Bellinzona, vedeva Peter Jaks tutte le sante mattine. La notizia della morte per suicidio dell’ex campione di hockey su ghiaccio l’ha sconvolta. “Stamattina ho visto diverse persone piangere per lui. Altri trattenevano a stento le lacrime. In città non si parla d’altro”.
Ipotesi e speculazioni - Intanto si moltiplicano le supposizioni. Ognuno spara la ‘sua’. C’è chi parla di debiti, chi di scommesse, chi di un divorzio mai digerito. Chi addirittura di una seconda storia d’amore finita male. Altri si soffermano sulle possibili difficoltà vissute nel passare dallo status di star a quello di persona ‘normale’. Difficile capire dove stia la verità. Il quadro che ne è emerge in ogni caso è quello di una persona rinchiusa nella sua solitudine. “Lui non parlava mai delle sue cose private – dice Zora Nastic –. Era un simpaticone, aveva la battuta sempre pronta. Si discuteva di sport, del Bellinzona calcio, era un grande tifoso dei granata. Lui li chiamava ‘i nostri fenomeni’. Una cosa mi colpiva: leggeva tutti i giornali con grande concentrazione. Dai quotidiani ticinesi, al Blick, alla Gazzetta. Di tempo per parlare con gli altri avventori gliene restava poco, perché poi doveva partire”.
Indizi - A sorprendere amici e conoscenti è soprattutto il fatto che ad avere compiuto un gesto tanto estremo e disperato sia stato un uomo che sul ghiaccio era diventato un simbolo della forza di volontà e del ‘non mollare mai’. Eppure oggi, a molti, la sua fuga appare addirittura premeditata, calcolata. A partire da quel telefonino lasciato a casa, dalla porta dell’appartamento in via Monte Crenone a Bellinzona abbandonata senza nemmeno essere chiusa a chiave. Peter Jaks è morto travolto da un treno, nella piccola stazione di Santo Spirito, a Bari, a mille chilometri da casa sua. Una fine orribile che qualcuno ha accostato a quella di Matthias Schepp, il padre delle due gemelline scomparse. Anche lui, al termine di un folle girovagare, si lanciò sotto un treno. A Cerignola, proprio in Puglia.
Anima fragile - Valeria Polari, responsabile del bar Croce d’Oro, storico ritrovo dei tifosi dell’Ambrì a Lugano è affranta e non trova alcuna spiegazione di fronte a quanto è accaduto. “Sembrava un uomo forte, sicuro di sé stesso. Invece sotto sotto era fragile, aveva bisogno di aiuto. È stato lasciato solo e questo mi fa stare male”. Valeria in un’intervista video esclusiva si definisce una grande amica di Peter Jaks. “Conosco anche le sue bimbe. Il mio pensiero va ai suoi famigliari, deve essere terribile quanto stanno vivendo".




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