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LUGANO

"L'inglese viene prima, i russi poco dopo, la ticinese di sera, e..."

Fuori nevica? Qui in via Trevano 29 fa caldo. Nel calderone etnico di Molino Nuovo, le strade separate a volte si intrecciano
Foto Tio/Salvatore Medici
"L'inglese viene prima, i russi poco dopo, la ticinese di sera, e..."
Fuori nevica? Qui in via Trevano 29 fa caldo. Nel calderone etnico di Molino Nuovo, le strade separate a volte si intrecciano
LUGANO - Il dialogo è spontaneo, divertente, colorato come colorata è la stanza in cui siamo seduti, tutti intorno ad un tavolo, qualche libro sopra e alcuni fogli su cui scrivere. Ore 13:00,  Molino Nuovo, via Trevano 29, ...

LUGANO - Il dialogo è spontaneo, divertente, colorato come colorata è la stanza in cui siamo seduti, tutti intorno ad un tavolo, qualche libro sopra e alcuni fogli su cui scrivere. Ore 13:00,  Molino Nuovo, via Trevano 29, BISI o meglio, la succursale di Lugano della Biblioteca Interculturale della Svizzera Italiana, che ha la sua sede centrale a Bellinzona. Ma il melting pot, il calderone etnico" del Ticino si trova qui? Cerchiamo di capire. “A Molino Nuovo gli stranieri sono tanti. Ecco perché abbiamo scelto di aprire una sede qui. La nostra biblioteca è al servizio sia degli stranieri che dei ticinesi, offre libri in trenta lingue diverse, ma è qualcosa di più. Riempie un vuoto che c’è. Si dà la possibilità agli stranieri di leggere i libri nella loro lingua e di venire in un posto dove ritrovarsi, e incontrare culture diverse, quelle straniere, quella svizzera e ovviamente la ticinese. Il libro è un pretesto. Più che la quantità di libri, a noi interessa la qualità del luogo, la familiarità, la possibilità di socializzare, di conoscere. Oltre al libri ci sono i corsi,  gli appuntamenti. La speranza è che questo spazio diventi un esperimento dell’integrazione”.

Moyra Cayetano, argentina di seconda generazione, seduta a destra del tavolo è la responsabile, da sei mesi. Alla sua sinistra Vira Gulko, russa, qui da quattro mesi e con loro di fronte, Lucia Maglione, attiva alla BISI di Molino Nuovo, da poco. Sommate, conoscono almeno sei lingue diverse. Sono in grado di rispondere a tutti quelli che attraversano questo luogo, una grossa aula ricca di scaffali riciclati, sormontati da libri illustrati e caratteri cirillici che sbucano tra segni arabi e lettere latine. Un piccolo spazio, essenziale.

Si apre e ne accadono di tutti i colori - Ogni giorno si parte alle 14:00, “e ne succedono di tutti i colori - spiega Vira. Per esempio, appena apriamo, arriva un signore inglese che studia e legge libri di matematica e resta anche tre ore, poi ci sono i ragazzi del Cisa interessati ai libri sul cinema. Ne abbiamo tanti. Tra un lettore e l’altro, si alternano quelli che vengono per chiedere informazioni sui corsi: di arabo, musica, italiano per gli stranieri. Il viavai è interessante, sudamericani, africani, russi, portoghesi, serbi, svizzeri.  Non tutte le giornate sono uguali. Nello stabile c’è una scuola di danza con una docente russa e spesso i genitori in attesa dei loro piccoli attendono qui, leggendo un libro. Di sera viene a trovarci una signora ticinese che sta cercando lavoro. Guarda le offerte su internet, è molto allegra e le piace parlare. Abbiamo aggiunto anche un tavolino per i bambini, vengono alcune signore con i loro bimbi e leggono. Molti ci raccontano la loro vita, qualcuno viene addirittura con un suo libro, solo per leggere. Alle 18 lo spazio chiude, anche se restiamo almeno fino alle 20. Sarebbe bello avere un’apertura serale. Molte persone lavorano e non possono frequentarlo prima delle 18. Forse con il tempo…”.

Stranieri e ticinesi - Nel quartiere in cui ha sede la Lega dei Ticinesi, il melting pot c’è, ma è silenzioso, non evidente. Un microcosmo in cui persone vivono e lavorano a stretto contatto  l’uno con l’altra, ticinesi e tanti altri di nazionalità diverse, che spesso preferiscono non parlare e andare dritti per la loro strada.  “Gli stranieri frequentano di più la Biblioteca, ci sono libri nella loro lingua, poi  si sa, quando si vive altrove si è anche più curiosi, aperti, le antenne funzionano meglio, mentre per la gente del posto è tutto più normale, meno sorprendente.  Ma sia chiaro – continua Moyra – questo spazio è di tutti e non a caso abbiamo organizzato una serata con Silvano Montanaro, uno scrittore ticinese che ci ha raccontato di Molino Nuovo, ieri e oggi. Il nostro lavoro è per tutti. Vuole essere anche un luogo simbolico dell’integrazione, in cui queste strade diverse possano incontrarsi. Si dice che questo quartiere  sia un luogo di convivenza tra culture, ma non bisogna neanche idealizzare. La diffidenza del ticinese che abita qui da sempre, nei confronti dello straniero che ci vive da poco, esiste, e da sempre.  Una diffidenza che penso sia giustificata. I ticinesi si sentono a volte minacciati, gli stranieri sono la maggioranza, calcolando anche quelli di seconda generazione, ma è sempre stato così da quando sono nata”. E Vira aggiunge, “Sì, il primo approccio è sempre duro, bisogna rompere il ghiaccio, ma poi una volta superato lo scoglio, i rapporti sono ottimi.   A volte si sentono frasi del tipo, Il quartiere di chi è?, degli stranieri o nostro?, ma si va avanti, e questo spazio è un’occasione”.

Un luogo animato dal quartiere - E quello che conta per loro è che la Biblioteca e le sue attività nascono e si modificano grazie agli abitanti del quartiere. Molte le donazioni di libri della gente del posto. I corsi o alcune conferenze spesso vivono per iniziativa di persone del quartiere o della città in generale. “C’è stata una signora del consolato portoghese con cui abbiamo realizzato un convegno formativo per diversi giovani immigrati portoghesi. Oppure un cittadino croato è venuto qui e ha lasciato diversi libri in lingua. Non solo.  Una signora ticinese che stava traslocando, ha donato 15 scatoloni di libri di storia ticinese, di ottima qualità ed in buono stato.  Chi viene qui per accompagnare i figli alla scuola di ballo, spesso ci lascia qualche libro.  La presidente della scuola ne ha donati 100 in lingua russa.” Ma non solo libri, anche corsi. “Abbiamo indetto un corso per violino. Ci mancava il maestro e abbiamo messo un annuncio, hanno risposto 15 persone. Abbiamo alla fine scelto una ragazza che abita a pochi passi nel quartiere. Si tratta di una ragazza italo-brasiliana che ha studiato negli Stati Uniti e che si trova qui per un master al Conservatorio. Ha suonato anche in Vaticano”.

Sono quasi le 14:00 e bisogna aprire. Moyra non ha ancora mangiato, per concederci questa chiacchierata. Fuori nevica, dentro fa caldo, ma noi dobbiamo andare.  Vira mette a posto qualche libro con Lucia. Il centro si apre e con esso,  tante suggestioni lontane…

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