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BELLINZONA

30/04/2012 - 07:41

"La mia vita dopo lo schianto in elicottero"

La storia di Maurizio Nicoli, 34 anni, sopravvissuto a un dramma in volo. Oggi è un asso del monosci bob a livello internazionale





BELLINZONA - Da un terribile schianto in elicottero al sogno delle Olimpiadi il passo può anche essere breve. Era il 1997 quando un elicottero da lavoro precipitò nei boschi della val Trodo, sopra Quartino. A bordo c’erano otto operai ticinesi, due morirono nell’incidente, gli altri sopravvissero per miracolo. Uno, di nome Maurizio Nicoli, nato a Faido e cresciuto nel Bellinzonese, rimase in carrozzina, con una paralisi alle gambe. Oggi il ragazzo ha 34 anni ed è un asso del monosci bob, una singolare disciplina invernale in cui l’atleta gareggia sedendosi su un unico sci. “Da una cosa bruttissima – racconta Maurizio – ne è derivata una bellissima, è incredibile quello che la vita mi ha riservato”.

Maurizio, tu punti dichiaratamente alle Paraolimpiadi del 2014, in Russia. Raccontaci come è partita questa avventura…
"È stato proprio l’handicap a farmi scoprire questo sport, avevo appena terminato la riabilitazione al centro di Nottwil, sei lunghi mesi di sofferenza. Siccome sono sempre stato un tipo che amava lo sport, volevo mettermi in gioco e fare comunque movimento, qualcuno mi propose il monosci bob e scoccò la scintilla. Prima che però cominciassi a fare delle gare è passato parecchio tempo. Solo quattro anni fa ho iniziato a praticarlo più intensamente".

E così inizi a mietere successi uno dopo l’altro, approdando anche alle gare di coppa d’Europa e, ultimamente, coppa del mondo.
"Sì, lo sport è la mia ragione di vita, ho scoperto la mia missione. È un po’ come se questa fosse la mia seconda vita, ormai ci sono abituato alla carrozzina. Non mi manca nulla in particolare della mia vita precedente, forse solo il fatto di non potere accedere a certi luoghi visto che a me piace parecchio viaggiare".

Oggi vivi a Wetzikon, nel canton Zurigo, come mai?
"Mi ero trasferito lì per amore, avevo una ragazza del posto che avevo conosciuto durante la riabilitazione e con cui ho tra l’altro convissuto per tre anni. Poi alla fine ci siamo lasciati, ma l’atmosfera del canton Zurigo mi piaceva così tanto che ho deciso di non tornare più ad abitare in Ticino. Nel quartiere dove abito sono una specie di personaggio, mi vedono sempre in giro, attivissimo, con la mia carrozzina, la gente mi apprezza e mi rispetta come persona".

Sono passati 15 anni da quell’incidente, hai notizie degli altri sopravvissuti?
"So solo che sono l’unico a essere rimasto in sedia a rotelle, almeno questo stando a quanto mi hanno raccontato. Non ho più avuto occasione di sentire nessuno. All’epoca io lavoravo per una ditta forestale, inizialmente i miei colleghi mi sono stati vicini, poi ovviamente le nostre strade si sono divise".

Cosa fai d’estate, quando lo sci è fermo?
"Continuo ad allenarmi a secco, come qualsiasi altro sciatore professionista, faccio un sacco di chilometri con l’handbike ad esempio, la bicicletta che si guida con le mani, inoltre vado in palestra e faccio esercizi tutti i giorni".

Quando pensi alla tua storia, ti viene rabbia?
"No e lo dico sinceramente. Da persona normodotata difficilmente avrei potuto raggiungere simili traguardi nella vita, l’handicap e di conseguenza il monosci bob mi hanno dato nuove opportunità, mi hanno permesso di fare esperienze arricchenti e uniche nel loro genere".

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