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17/02/2017 - 11:02

Condannato l'usuraio del gesso. Unia: «Basta difendere i padroni, pene troppo lievi»

Il sindacato, a seguito della sentenza sul caso della ditta Muvartes, punta il dito contro il mondo politico, associazioni e istituzioni: «Non nascondiamo la realtà»

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LUGANO - Usura, coazione, falsità in documenti, e impiego di stranieri sprovvisti di permesso. Sono questi i crimini ipotizzati da Unia, a fine ottobre 2016, nei confronti di Andrea Ravelli, proprietario della ditta Muvartes SA, attiva nel campo del gesso. La gravità del caso aveva portato il sindacato e i lavoratori coinvolti a depositare un procedimento penale presso il Ministero pubblico.

Ravanelli era accusato di produrre delle buste paga con un numero dimezzato di ore mentre i suoi operai lavoravano a tempo pieno. Con questo sistema, l’imprenditore trentino pagava la sua forza lavoro con salari italiani, ossia attorno ai 10 euro l’ora.

Il metodo truffaldino - Per assicurare la viabilità del suo sistema di sfruttamento, Ravanelli ricorreva a un continuo ricambio di operai: due o tre mesi e poi le squadre venivano cambiate.

È grazie alla disponibilità di 5 operai, che hanno deciso di rompere questa catena, che è partita la denuncia. La collaborazione con il Ministero pubblico ha permesso un’azione rapida che si è tradotta con il recupero delle spettanze salariali dei cinque operai, per un totale di 107’000 franchi.

Denuncia per dimostrare la «degenerazione del mercato ticinese» - La denuncia al Ministero pubblico, tuttavia, non mirava unicamente a recuperare i salari rubati. «L’obiettivo andava oltre - spiega il sindacato -, ed era confermare i crimini penali ipotizzati per dimostrare la profonda degenerazione che sta minando il mercato del lavoro ticinese».

Per Unia i colpevoli sono non soltanto i lavoratori, ma «quelle forze politiche, quelle associazioni e istituzioni che si sforzano di nascondere i pericolosi segnali di una crisi sociale che si fa sempre più acuta in Ticino».

La sentenza - In questo senso, il decreto di accusa era atteso «con impazienza» dal sindacato. Ed è arrivato lo scorso 1° febbraio. In esso vengono confermate integralmente le ipotesi di reato penale avanzate.

Secondo il procuratore generale l’imprenditore Andrea Ravanelli si è reso colpevole di usura ripetuta, coazione ripetuta, falsità in documenti, e frode fiscale. Il Decreto d’accusa ha fissato la condanna a 6 mesi di pena detentiva sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 5 anni.

La critica del sindacato - «Pena leggera?», si chiede il sindacato. Sicuramente la stessa è stata attenuata dal fatto che l’imprenditore, una volta incastrato, ha acconsentito il pagamento immediato di quanto tolto ai suoi operai. Ma per Unia la condanna è «il riflesso di un sistema legislativo e giuridico, quello elvetico, che non solo considera marginali i crimini, gli abusi commessi contro i diritti dei lavoratori ma che è costruito per difendere, sempre e comunque, i padroni». «Questi - prosegue il sindacato - rischiano sempre e comunque poco. E, soprattutto, permette loro di essere immediatamente operativi».

Andrea Ravanelli, infatti, non sembrerebbe avere intenzione di abbandonare il mercato ticinese. E, sempre secondo Unia, la nuova era della Muvartes SA «non nasce sotto i migliori auspici». «Il nuovo amministratore unico della società - spiega il sindacato - è Daniele D’Onofrio, persona attiva nel settore dell’edilizia e affini ticinese. Ebbene, il D’Onofrio ha partecipato alla gestione di 10 società, 9 delle quali cancellate o fallite». Il tutto mentre, attualmente, la Muvartes SA risulta essere priva di un domicilio legale in Ticino.

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